La serie: Dept. Q, 2025. Creata da: Scott Frank. Cast: Matthew Goode, Kelly Macdonald, Chloe Pirrie, Alexej Manvelov, Leah Byrne, Mark Bonnar, Jamie Sives, Shirley Henderson, Kate Dickie . Genere: Crime, thriller. Durata: 50 min circa/9 episodi. Dove l’abbiamo visto: su Netflix
Trama: Un detective tormentato, relegato in un seminterrato con pochi mezzi, indaga su un cold case dimenticato. La sua ricerca lo porta a scoperchiare segreti pericolosi e a confrontarsi con il proprio passato.
A chi è consigliato? Consigliata agli amanti del crime psicologico e dei personaggi imperfetti.
Con Dept. Q, Netflix porta sullo schermo una nuova serie crime che promette di conquistare gli appassionati del genere. Basata sui romanzi di Jussi Adler-Olsen e adattata da Scott Frank, già noto per La regina degli scacchi, la serie ci immerge in un’Edimburgo cupa e affascinante. Al centro della narrazione troviamo il detective Carl Morck (Matthew Goode), un investigatore brillante ma tormentato, assegnato a un’unità di casi irrisolti. Accanto a lui, una squadra di personaggi altrettanto complessi, tra cui la cadetta Rose (Leah Byrne) e l’ex poliziotto siriano Akram (Alexej Manvelov).
Misteri irrisolti e demoni interiori

La serie si apre con un tragico incidente: durante un controllo di routine, Morck e il suo partner Hardy (Jamie Sives) vengono coinvolti in una sparatoria che lascia il primo ferito e il secondo paralizzato. Al suo ritorno, Morck viene relegato a guidare il Dipartimento Q, un’unità dedicata ai casi irrisolti, situata in un seminterrato polveroso. Il primo caso riguarda la scomparsa di Merritt Lingard (Chloe Pirrie), una procuratrice scomparsa misteriosamente quattro anni prima; ma, man mano che l’indagine procede, emergono collegamenti inquietanti tra il caso e i traumi personali di Morck…
Una serie che scava sotto la superficie

Dept. Q si distingue per la sua capacità di scavare nei recessi più profondi dell’animo umano. La serie non si limita a presentare un’indagine poliziesca, ma esplora le fragilità, i traumi e i tentativi di redenzione dei suoi personaggi. Carl Morck, interpretato magistralmente da Matthew Goode, non è solo un detective brillante, ma un uomo segnato da eventi passati che influenzano ogni sua decisione. Inoltre, la narrazione si arricchisce di sfumature grazie a una scrittura attenta che mette in luce le contraddizioni e le complessità dell’essere umano. Ogni episodio diventa così un viaggio introspettivo, dove il mistero si intreccia con un lato psicologico, offrendo allo spettatore un’esperienza molto più coinvolgente.
L’arte del dettaglio

La regia di Scott Frank conferisce a Dept. Q un’estetica raffinata e curata nei minimi particolari. Le inquadrature, la fotografia e la colonna sonora si fondono armoniosamente per creare un’atmosfera avvolgente e suggestiva mentre Edimburgo, con le sue strade acciottolate e i cieli plumbei, diventa un personaggio a se stante, contribuendo a delineare il tono cupo e misterioso della serie. Infine, la scelta di ambientare le indagini in luoghi spesso dimenticati o trascurati riflette simbolicamente la missione del Dipartimento Q: riportare alla luce ciò che è stato sepolto.
La forza delle relazioni

Uno degli aspetti più riusciti di Dept. Q è la costruzione delle dinamiche tra i personaggi: il rapporto tra Carl Morck e i suoi colleghi, infatti (in particolare con Akram e Rose) evolve in modo credibile e toccante. Questi legami, nati da un’iniziale diffidenza, si trasformano in una collaborazione profonda, dove ognuno apporta le proprie competenze e affronta le proprie vulnerabilità. In questo modo, la serie mostra come la fiducia e la comprensione reciproca possano nascere anche nei contesti più difficili, offrendo un messaggio di speranza e resilienza.
La recensione in breve
Dept. Q è un crime che non si accontenta di risolvere un mistero: indaga l’anima dei suoi protagonisti con precisione chirurgica. La scrittura è matura, la regia raffinata e le interpretazioni sono intense, in particolare quella di Matthew Goode. L’alternanza di ambientazioni cupe e dialoghi taglienti crea un’atmosfera profondamente immersiva. La narrazione richiede attenzione e pazienza, ma sa ricompensare.
Pro
- Atmosfera cupa e affascinante
- Cast perfettamente in parte
- Personaggi complessi e profondamente umani
Contro
- Troppe sottotrame secondarie
- Ritmo a tratti troppo diluito
- Voto CinemaSerieTV
