Adattare oggi La mia brillante carriera significa confrontarsi con un testo che, nonostante sia stato pubblicato nel 1901, conserva una sorprendente modernità. Il romanzo di Miles Franklin raccontava già allora una giovane donna insofferente all’idea che il matrimonio dovesse rappresentare il suo unico destino, desiderosa invece di scrivere e costruirsi una vita indipendente. Netflix riparte da quella stessa idea di ribellione e la trasforma in una miniserie di sei episodi più vivace, romantica e apertamente sensuale.
Il risultato è una serie vivace, romantica e volutamente pop, che mescola il period drama a una sensibilità decisamente contemporanea. A darle personalità è soprattutto Philippa Northeast, capace di rendere Sybylla impulsiva, ironica e determinata senza trasformarla in una protagonista troppo costruita. Non tutto, però, trova lo stesso equilibrio: tra romance, temi sociali e continue strizzate d’occhio al pubblico di oggi, la serie tende a mettere molta carne al fuoco e non sempre riesce ad approfondire ciò che introduce.
Sybylla non ha alcuna intenzione di diventare la moglie di qualcuno

Sybylla Melvyn vive con la famiglia nella povera proprietà di Possum Gully. Il padre beve, i soldi sono pochi e il futuro che le viene prospettato non sembra offrire molte alternative. Lei, però, vuole scrivere. L’occasione per cambiare aria arriva quando la nonna materna la invita a Caddagat, l’elegante tenuta di famiglia. L’idea degli adulti è piuttosto semplice: inserirla nella buona società e trovare finalmente qualcuno disposto a sposarla. Sybylla interpreta invece quel trasferimento come l’opportunità di conoscere un mondo che fino a quel momento ha potuto soltanto immaginare.
È proprio questo scarto a rendere il personaggio interessante. Non rifiuta il privilegio di Caddagat e nemmeno il desiderio, il corteggiamento o l’attrazione. Rifiuta semplicemente che qualcun altro decida quale debba essere la conclusione della sua storia. Philippa Northeast restituisce bene questa contraddizione. La sua Sybylla può essere arrogante, ingenua, divertente e insopportabile senza perdere mai il proprio fascino.
Una protagonista che tiene in piedi la serie

La scelta migliore di questa nuova versione è senza dubbio Philippa Northeast. L’attrice evita di trasformare Sybylla in una protagonista definita soltanto dalla sua ribellione, almeno quando la sceneggiatura glielo permette. Ha un modo irrequieto di stare in scena che rende credibile la sua insofferenza verso il mondo di Caddagat e, allo stesso tempo, fa emergere quanto quella ragazza sia incuriosita da tutto ciò che sta scoprendo.
Sybylla vuole essere libera, ma non sempre sa cosa farsene di quella libertà. Vuole diventare una scrittrice, ma deve ancora capire cosa significhi davvero esserlo. Vuole respingere le aspettative sentimentali che gli altri hanno su di lei, ma questo non significa che sia immune al desiderio. È in queste contraddizioni che la serie trova la sua parte più viva. Quando invece cerca di trasformarla semplicemente nell’eroina emancipata che anticipa il nostro presente, il personaggio perde inevitabilmente qualche sfumatura.
Una serie in costume che non vuole sembrare d’epoca

Bastano pochi minuti per capire che La mia brillante carriera non è interessata a una ricostruzione storica rigorosa. La colonna sonora utilizza musica contemporanea, il linguaggio dei personaggi è volutamente più libero e l’intera messa in scena cerca un contatto diretto con lo spettatore di oggi. È una scelta ormai frequente nelle produzioni in costume, da Bridgerton a Dickinson, e qui viene applicata senza particolare timidezza.
A volte funziona. La musica contribuisce all’irruenza della protagonista e impedisce alla serie di assumere quel tono reverenziale che avrebbe rischiato di soffocare un personaggio come Sybylla. In altri momenti invece l’effetto è troppo evidente: la sensazione è che la serie voglia continuamente ricordarci che non stiamo guardando un classico polveroso, quasi temesse che una maggiore aderenza all’epoca potesse allontanare il pubblico. E così ciò che dovrebbe sembrare spontaneo finisce in qualche occasione per apparire troppo studiato a tavolino.
Un femminismo diretto, a volte fin troppo esplicito

La libertà femminile è uno dei temi centrali di La mia brillante carriera. Sybylla vive in una società che sembra aver già deciso quale debba essere il suo futuro: trovare un buon marito e rispettare le aspettative della famiglia. Lei, invece, vuole scrivere, conoscere il mondo e soprattutto essere libera di scegliere la propria strada.
La serie racconta bene questo contrasto, anche attraverso le altre figure femminili, ma a volte tende a sottolinearlo troppo. Alcuni dialoghi rendono il messaggio fin troppo esplicito, quando le difficoltà incontrate da Sybylla e dalle altre donne sarebbero già sufficienti a mostrare quanto fosse complicato sottrarsi ai ruoli imposti dalla società.
Cosa ne pensiamo in sintesi
Philippa Northeast dà energia e personalità a una Sybylla irresistibilmente ribelle, ma la serie insiste troppo nel voler rendere contemporanea una storia che lo era già. Il risultato diverte e coinvolge, anche se perde qualche sfumatura nel passaggio al period drama in pieno stile Netflix.
Pro
- Philippa Northeast è perfetta nel ruolo di Sybylla
- La serie ha ritmo e un tono molto accessibile
- Il rapporto tra ambizione personale e aspettative sociali conserva tutta la sua forza
Contro
- La modernizzazione è spesso troppo evidente
- Alcune sottotrame vengono introdotte senza essere davvero approfondite
- Voto CinemaSerieTV
