Ovunque tu sia (I will Find You) è la nuova serie thriller Netflix tratta dall’opera di Harlan Coben, disponibile dal 18 Giugno sulla piattaforma. Divisa in 8 puntate che si prestano al più classico del binge watching da weekend, ha il pregio di riuscire a tenere incollati gli spettatori con una narrazione scorrevole e mai noiosa.
Una trama che non invecchia mai

La trama è un grande classico: Sam Worthington interpreta David, un padre ingiustamente accusato di avere ucciso il proprio figlio che in carcere sta scontando la condanna. Quando scopre, però, che il piccolo Matthew potrebbe ancora essere vivo David evade di prigione e ha un’unica missione: ritrovare il figlio e scoprire chi lo ha incastrato.
La formula del dover sciogliere un intrigo ideato per incolpare un innocente, come detto, non è certo nuova in ambito cinematografico, e anche questa volta conferma la sua efficacia. Il riferimento più immediato, pur se con delle ovvie differenze e non allo stesso livello, è quello con “Il Fuggitivo”. Chi non ricorda il noto film con Harrison Ford impegnato in una fuga contro il tempo per scagionarsi prima di essere catturato dalla polizia capitanata da Tommy Lee Jones?
La dinamica, anche nella relazione con le forze dell’ordine, presenta infatti delle similitudini: Max Williams e Sarah Greer sono i due brillanti poliziotti dell’FBI sempre mezzo passo indietro a David e ai suoi aiutanti ( e nemici), ma anche un passo avanti a tutto il resto dei loro colleghi nel guardare oltre quello che inizialmente sembra. Mai davvero nemici nonostante rappresentino per buona parte degli episodi il principale intralcio tra David e la ricerca della verità.
Dall’altra parte, poi, ci sono i personaggi che ruotano intorno all’universo di David. C’è Rachel, ex cognata e principale aiutante di David. Il ricchissimo Hayden Payne, ex di Rachel disposto a tutto per stare con lei (interpretato da un carismatico Milo Ventimiglia) e la sua gelida madre Gertrude. C’è l’ex moglie di David, Cheryl e il suo nuovo marito. Ci sono l’amico d’infanzia Adam, con suo padre, direttore del carcere in cui David è rinchiuso, amico di vecchia data del padre di David, poliziotto in pensione. Tutti tasselli di un puzzle che prende forma via via che scorrono le puntate.
Ritmo e colpi di scena

Il punto di forza della serie è certamente il ritmo. Quella di David è una corsa che non annoia e scorre senza appesantire. Chiusa una puntata, la tentazione è di continuare a vedere sino alla fine. Gli sceneggiatori sono stati abili a gestire le tempistiche delle varie rivelazioni distribuendole nei vari episodi e nel giocare con lo spettatore portando l’attenzione, via via, ogni volta su un personaggio differente salvo poi fare prendere alla storia un andamento totalmente nuovo. Un tutti colpevoli, sino a prova contraria, insomma, che funziona e colpo di scena dopo colpo di scena porta verso il finale senza stancare. Anche grazie, appunto, all’abilità del cast.
Troppo per essere vero

Veniamo ai tasti dolenti: Ovunque tu sia riprende cliché e formule, come detto, già viste. La storia funziona, ma non rivoluziona. E’ consigliata se cercate qualcosa da vedere per intrattenervi, senza che vi aspettiate qualcosa che stravolga i canoni del genere o vi faccia rimanere a bocca aperta. La sceneggiatura ha, poi, un problema comune a molti film del genere: troppo spesso persone e rivelazioni arrivano al posto giusto, al momento giusto, in circostanze così fortunate da far dire “impossibile” anche al più inguaribile degli ottimisti. Molti, però, direbbero che anche questo fa parte del bello di questo genere.
La recensione in breve
Ovunque tu sia è una serie thriller che intrattiene grazie a un ritmo costante, a rivelazioni ben distribuite e a una trama che invita a sospettare di tutti. Pur richiamando formule già viste - in particolare quelle de Il fuggitivo - riesce a rendere le sue otto puntate scorrevoli e adatte al binge watching. Non rivoluziona il genere e alcune coincidenze risultano poco credibili, ma è una scelta efficace per chi cerca suspense senza aspettarsi grandi novità.
PRO
- Ovunque tu sia è una serie thriller che intrattiene grazie a un ritmo costante, a rivelazioni ben distribuite e a una trama che invita a sospettare di tutti. Pur richiamando formule già viste - in particolare quelle de Il fuggitivo - riesce a rendere le sue otto puntate scorrevoli e adatte al binge watching. Non rivoluziona il genere e alcune coincidenze risultano poco credibili, ma è una scelta efficace per chi cerca suspense senza aspettarsi grandi novità.
- Colpi di scena distribuiti bene nel corso della storia
- Mistero costruito per far dubitare continuamente di personaggi diversi
- Narrazione chiara, scorrevole e mai troppo pesante
- Buona gestione della dinamica tra David e gli agenti dell’FBI
- Cast efficace, con Sam Worthington al centro della storia e Milo Ventimiglia particolarmente carismatico
CONTRO
- Una premessa molto classica, già vista in numerosi thriller
- Non aggiunge elementi davvero nuovi al genere
- Il confronto con Il fuggitivo resta inevitabile, ma la serie non raggiunge lo stesso livello
- Alcuni sviluppi dipendono da coincidenze e incontri troppo fortunati per risultare del tutto credibili
- I cliché del thriller possono risultare prevedibili per chi conosce bene il genere
- Voto CinemaSerieTv
