La serie: Sirens, 2025. Ideatrice: Molly Smith Metzler. Regia: Nicole Kassell. Cast: Julianne Moore, Meghann Fahy, Milly Alcock, Kevin Bacon, Glenn Howerton, Felix Solis, Bill Camp. Genere: Dramma, satira, commedia nera. Durata: 5 episodi da circa 50 minuti. Dove l’abbiamo vista: su Netflix.
Trama: Dopo anni di lontananza, Devon si presenta sulla soglia della lussuosa villa in cui la sorella Simone lavora come assistente per Michaela Kell, un’enigmatica socialité dedita al benessere e al controllo assoluto. Ma dietro la perfezione della villa si nascondono tensioni familiari, misteri irrisolti e una dinamica di potere femminile che sfiora il delirio.
A chi è consigliata?: A chi ha amato The White Lotus e a chi è in cerca di una satira visivamente sontuosa sulle relazioni tra donne, il privilegio e la manipolazione emotiva.
Cosa succede quando una donna di mezza età con il culto del controllo e del benessere prende il comando di una villa su un’isola da sogno? E cosa accade quando due sorelle, una affondata nella vita reale e l’altra ipnotizzata dal privilegio, si ritrovano ai due poli della stessa domanda: si può sfuggire a se stessi?
Sirens, miniserie creata da Molly Smith Metzler (già dietro l’acclamata Maid), risponde con un dramma satirico travestito da soap opera di lusso, incorniciato in cinque episodi che alternano umorismo surreale, tensioni familiari e derive grottesche. E lo fa con un cast che brilla: Julianne Moore nei panni della glaciale Michaela Kell, Meghann Fahy in quelli della sorella “difettosa” Devon, e Milly Alcock come Simone, assistente soggiogata dal potere e dalla bellezza della sua padrona.
Una favola tossica tra piume rare e smoothies perfetti

Michaela non è solo una socialité con una villa da copertina: è una dea pagana del wellness, ossessiva, manipolatrice, devota alla cura delle aquile e delle apparenze. Ogni dettaglio – dal colore degli abiti dei suoi dipendenti fino al tipo di frutta nel frullato – è un atto di controllo totale. In questo microcosmo plastificato si è rifugiata Simone, apparentemente risorta da una vita familiare spezzata, ma in realtà assorbita nel culto di una nuova madre.
Quando Devon – sboccata, impulsiva, disastrosa – arriva sull’isola, la serie si trasforma in una partita a scacchi tra donne, dove il passato torna a galla e le alleanze si ridefiniscono. Il pretesto è la cura del padre affetto da demenza, ma ben presto si capisce che il vero centro è un altro: chi comanda in questa favola moderna? E a quale prezzo?
Satira, mistero e sorellanza nel paradiso artificiale

La serie si muove su più livelli: satira sociale e di classe, tensione erotica tra padrona e serva, misteri non del tutto risolti (come la morte della precedente moglie del marito di Michaela, interpretato da Kevin Bacon). Alcune scene, come quella delle Michaelettes che rappano WAP in macchina, sembrano partorite da una mente allucinata ma restituiscono bene la cifra grottesca della narrazione.
È evidente l’eredità visiva e tematica di The White Lotus: l’unità di luogo, la critica alla ricchezza, la presenza di un personaggio disturbante che minaccia l’equilibrio apparente. Tuttavia Sirens abbraccia ancor più esplicitamente la commedia, sfiorando spesso la farsa e lasciando alcuni sottotesti (come il trauma familiare o la lotta di classe) più suggeriti che affrontati davvero.
Un trio al centro: Fahy sorprende, Moore si diverte, Alcock resta in ombra

Meghann Fahy è la rivelazione della serie. Porta con sé un’umanità ruvida e sincera, ed è l’unica a trovare un equilibrio credibile tra tragedia e ironia. Il suo personaggio è un uragano fuori controllo che riesce però a suscitare empatia. Julianne Moore si diverte a incarnare la villain sotto mentite spoglie, in una performance volutamente sopra le righe che le permette di giocare con ogni sfumatura del personaggio. Milly Alcock, invece, sembra schiacciata tra due fuochi: troppo fredda per emozionare, troppo sfuggente per restare impressa.
Le dinamiche tra le tre funzionano a intermittenza, ma è nei conflitti tra sorelle, nelle ferite mai chiuse e nelle frasi non dette, che Sirens trova la sua vera anima.
La forma è splendente. Ma il fondo?

Visivamente, Sirens è curatissima: fotografia pastello, interni geometrici, ambienti da rivista di design, musica originale inquietante firmata da Michael Abels (Scappa – Get Out, Us). I cinque episodi scorrono fluidi, ma lasciano spesso la sensazione di un contenuto che promette molto e mantiene poco.
La metafora delle sirene – le donne magnetiche che attirano verso la rovina – è presente, ma mai davvero articolata. I nodi narrativi si risolvono con una semplicità deludente. La serie evoca grandi temi (la sorellanza, il patriarcato, l’identità), ma raramente osa davvero approfondirli.
Un canto ipnotico, ma stonato sul finale

Sirens è una serie elegante, ambigua, piacevolmente disturbante, che si lascia guardare tutta d’un fiato. Ma sotto il velo di ironia, colore e performance di lusso, si nasconde una scrittura fragile, che a tratti pare più interessata all’effetto che al senso.
Il risultato è una serie che incanta come una sirena, ma rischia di lasciare lo spettatore incagliato sugli scogli. Da vedere, sì, ma senza aspettarsi la profondità che il suo fascino sembra inizialmente promettere.
La recensione in breve
Con Sirens, Molly Smith Metzler costruisce una favola acida sul privilegio e sul potere femminile, dove l’eleganza della confezione non sempre corrisponde alla sostanza. La serie incanta per atmosfere e interpretazioni, ma inciampa in una scrittura troppo superficiale per i temi che vorrebbe affrontare. Più stile che sostanza, Sirens resta un’esperienza visiva affascinante ma inconcludente.
Pro
- Un cast di livello, con Meghann Fahy sorprendente e Julianne Moore istrionica e spietata
- Regia e fotografia raffinate, atmosfera visiva curatissima
- Interessanti dinamiche femminili e spunti di satira sociale
Contro
- Scrittura fragile, che suggerisce più di quanto sviluppi
- Alcune sottotrame (come il mistero o la simbologia mitologica) rimangono irrisolte o poco esplorate
- Milly Alcock poco incisiva, personaggio sacrificato
- Finale troppo semplice per le aspettative costruite
- Voto CinemaSerieTv
