La serie: Stranger Things 5, 2025. Creata da: Matt Duffer e Ross Duffer. Cast: Winona Ryder, David Harbour, Finn Wolfhard, Millie Bobby Brown, Gaten Matarazzo, Caleb McLaughlin, Noah Schnapp, Sadie Sink, Natalia Dyer, Charlie Heaton, Joe Keery, Maya Hawke, Priah Ferguson, Brett Gelman, Cara Buono, and Jamie Campbell Bower. Genere: : Fantascienza, thriller, horror. Durata: 1 ora circa/8 episodi. Dove l’abbiamo visto: su Netflix.
Trama: Nell’autunno del 1987, Hawkins è sotto quarantena e il Sottosopra avanza come una minaccia sempre più concreta. Il gruppo, ormai cresciuto ma ancora unito, deve ritrovare Vecna e affrontare l’ultima battaglia che cambierà ogni cosa.
A chi è consigliato? A chi ha seguito la serie dall’inizio e cerca un finale intenso e maturo. E a chi ama le storie che mischiano amicizia, paura e un pizzico di nostalgia senza perdere profondità.
Dopo anni di attesa, rinvii e una crescita esponenziale del cast dentro e fuori dallo schermo, Stranger Things arriva finalmente al suo quinto capitolo, quello conclusivo. Oggi, 27 novembre 2025 alle ore 2:00 (ora italiana), Netflix ha pubblicato i primi quattro episodi della quinta stagione, il Volume 1, inaugurando l’ultima corsa degli eroi di Hawkins verso un finale che promette di chiudere col botto un ciclo iniziato nel 2016.
Il Volume 2 (composto dagli episodi 5, 6 e 7) arriverà il 26 dicembre alle 2:00, mentre la notte di Capodanno sarà il momento del gran finale, in un evento mondiale che segnerà la fine definitiva della serie. Il cast torna al completo: da Millie Bobby Brown a Finn Wolfhard, da Sadie Sink a Noah Schnapp, fino a David Harbour, Winona Ryder e Maya Hawke. Il tono è più cupo, la posta in gioco più alta, ma la nostalgia resta la bussola principale dei fratelli Duffer.
Hawkins dopo la catastrofe

La quinta stagione riparte esattamente dal punto in cui ci eravamo fermati: Hawkins è una città ferita, nella versione ufficiale colpita da un devastante terremoto, ma in realtà profondamente lacerata dalle fratture aperte da Vecna (Jamie Campbell Bower). La stagione si apre nell’autunno del 1987, diciotto mesi dopo gli eventi della quarta stagione, quando il villain aveva quasi completato il passaggio del Sottosopra nel mondo reale.
La cittadina è ora sotto quarantena militare, i Byers vivono temporaneamente dai Wheeler, Max (Sadie Sink) è ancora in coma, e il gruppo – Mike (Finn Wolfhard), Will (Noah Schnapp), Dustin (Gaten Matarazzo), Lucas (Caleb McLaughlin), Robin (Maya Hawke), Nancy (Natalia Dyer) e Jonathan (Charlie Heaton) – dietro l’apparenza di una vita “normale”, è organizzato e vigile, sempre pronto ad entrare in azione. Nel frattempo, il Sottosopra è più presente che mai nella narrazione: Hopper (David Harbour) conduce pattugliamenti regolari all’interno di una dimensione oscura che non è mai stata così vasta, tangibile e opprimente, mentre Undici (Millie Bobby Brown), costretta all’ennesima clandestinità per sfuggire ai militari che vogliono catturarla, si sottopone a durissimi allenamenti quotidiani, determinata a chiudere i conti con Vecna una volta per tutte.
Ma nonostante tutti questi cambiamenti, rimane una (confortante) sensazione di déjà-vu: i personaggi si dividono in squadre, comunicano via radio utilizzando toni da “resistenza” e codici cifrati e si muovono tra tunnel e nascondigli, ovviamente sempre a ritmo delle immancabili sonorità anni ‘80.
Il Sottosopra come palcoscenico

In questa quinta stagione, il Sottosopra smette di essere soltanto un’ombra sullo sfondo e diventa il vero palcoscenico del racconto. È un luogo immenso, vivo, che sembra quasi respirare: una distesa di oscurità che si espande come se volesse inghiottire ogni cosa. Le sue regole sfuggono alla logica, il tempo sembra deformarsi e ogni angolo rivela una minaccia che non ha bisogno di mostrarsi per essere tangibile.
Mentre Hawkins prova a resistere, il Sottosopra avanza come una presenza costante e ineluttabile, insinuandosi nelle vite dei protagonisti e rendendo ogni scelta più urgente. Non è più solo il teatro dell’orrore, ma un mondo parallelo che reclama spazio, che impone la propria volontà e che accompagna i personaggi verso un confronto finale da cui nessuno potrà sottrarsi.
Il cuore della serie batte ancora

Dove il Volume 1 convince davvero è nella gestione del suo lato emotivo. Il personaggio che più guadagna rispetto al passato è senza dubbio Will Byers: dopo essere stato per anni il simbolo del trauma, qui diventa finalmente un personaggio pienamente al centro del racconto. La sua identità, il suo rapporto con il Sottosopra e i suoi sentimenti trovano uno spazio più chiaro e onesto. Molto riuscito anche il legame con Robin: non è costruito su grandi discorsi, ma su piccoli scambi che conferiscono senso al percorso di entrambi.
Restano forti anche il dolore di Lucas davanti alla condizione di Max, il lutto irrisolto di Dustin per Eddie e la determinazione di Nancy nel cercare di raccogliere i pezzi e provare a dare un ordine al caos. Sono questi fili emotivi, inseriti tra una trappola, una fuga nel Sottosopra e un piano improvvisato, a ricordare perché Stranger Things non è solo un catalogo di citazioni anni ’80.
Il tempo sugli attori, il tempo sui personaggi

Il tema del tempo è impossibile da ignorare. Tra la prima stagione e questo Volume 1 non sono passati solo quattro anni nella finzione, ma quasi dieci nella realtà. Gli attori oggi sono ventenni e, in molti casi, lo si vede chiaramente. La serie però sceglie consapevolmente di non trasformare troppo i personaggi: rimangono legati alle loro dinamiche di sempre, come se non si volesse incrinare l’immagine che il pubblico ha costruito di loro.
Questo crea un effetto curioso: la maturità degli attori e la relativa “giovinezza” dei personaggi coesistono in un equilibrio un po’ artificiale, ma non del tutto stonato. Invece di fare una stagione tutta incentrata sul diventare adulti, i Duffer preferiscono raccontare un ultimo grande atto eroico, come se i ragazzi avessero congelato ogni domanda sul futuro per affrontare l’ultima battaglia.
Effetto nostalgia

Il Volume 1 è chiaramente pensato come primo atto del gran finale, e su questo fronte fa bene il suo lavoro.
Rimette in scena tutti i personaggi principali, introduce le nuove pedine (umane e non), alza l’asticella del pericolo e allo stesso tempo torna a molti elementi che hanno definito la serie: i codici, le radio, le bici, il gruppo che si divide e si ritrova, gli adulti che arrivano sempre un passo dopo. La nostalgia c’è, e non solo per gli anni ’80, ma anche per le stagioni precedenti della serie stessa. A tratti si ha la sensazione che Stranger Things stia citando Stranger Things, ma in un finale è quasi inevitabile.
La cosa importante è che, nonostante qualche ripetizione e alcune semplificazioni, il Volume 1 regge, diverte, emoziona quando serve e lascia sinceramente la voglia di vedere come tutto questo verrà concluso. Se il resto della stagione sarà all’altezza, non possiamo che essere soddisfatti di questo primo blocco di episodi: non perfetto, ma solido, spettacolare e ancora capace di farci affezionare ai suoi personaggi, anche adesso che sono cresciuti insieme a noi.
La recensione in breve
La quinta stagione di Stranger Things riparte con una consapevolezza nuova: raccontare la fine senza tradire ciò che ha reso iconica la serie. Il ritmo è più teso, il Sottosopra è una presenza costante e la posta in gioco pesa su ogni scena. I personaggi, pur cresciuti, mantengono quella fragilità che li ha sempre resi credibili e il gruppo si muove come un ingranaggio perfettamente oliato. Gli episodi del Volume 1 costruiscono un ponte solido verso il finale, alternando emozione, tensione e qualche lampo di leggerezza. È un ritorno che convince e che prepara a un epilogo che, se manterrà questa intensità, potrebbe chiudere la serie nel modo più giusto.
Pro
- Tensione narrativa subito alta, senza tempi morti inutili.
- Personaggi valorizzati con cura, anche nelle dinamiche corali.
- Regia potente che amplifica atmosfera e spettacolarità.
Contro
- L’età del cast talvolta crea una lieve distanza narrativa.
- Voto CinemaSerieTV
