Il film: Those About to Die, 2024. Regia: Roland Emmerich, Marco Kreuzpaintner. Cast: Anthony Hopkins, Dimitri Leonidas, Jojo Macari, Gabriella Pession, Iwan Rheon, Sara Martins, Moe Hashim, Tom Hughes, Daniel Stisen. Durata: minuti circa/10 episodi. Dove l’abbiamo visto: Su Prime Video, in lingua originale.
Trama: Roma, 79 a.C., la più ricca città del mondo all’apice della sua grandezza. A mantenerla arrivano in città migliaia di schiavi e la popolazione sempre più annoiata, irrequieta e violenta viene intrattenuta con corse sulle bighe, gladiatori e scommesse.
A chi è consigliato? A chi vuole immergersi in un racconto strabordante che mette gli eccessi e l’opulenza dell’Impero Romano in primo piano (in attesa de Il Gladiatore II).
Il successo incontenibile de Il trono di spade ha ispirato una marea di epopee a grande budget, da Vikings a Gli Anelli del Potere, ma pochi di questi show sono stati in grado di eguagliare la sua combinazione di azione impressionante e dramma shakespeariano. L’ultima serie tv a provarci è Those About to Die, da oggi su Prime Video, che punta chiaramente a un’atmosfera da antica Roma che incontra Westeros. Sembra però che abbia imparato tutte le lezioni sbagliate dalla serie fantasy, puntando molto sulla violenza e sulla nudità e offrendo un mero spettacolo visivo al posto di vere emozioni umane.
Creata da Robert Rodat e basata sull’omonimo libro di Daniel P. Mannix – che ha anche ispirato la sceneggiatura de Il Gladiatore di Ridley Scott – questa epopea di spade e di scandali sembra un calice traboccante di vino. Come vedremo nella nostra recensione di Those About to Die, la sua trama torrenziale e disorientante, che mischia intrighi, storie d’amore e tradimenti, non riesce mai a raggiungere una profondità emotiva nell’analisi della violenza, della sottomissione e dell’ambizione.
L’alba di un nuovo impero

Si comincia negli anni del crepuscolo dell’imperatore Vespasiano (Anthony Hopkins), che, percependo l’avvicinarsi della fine della sua vita e del suo regno, riflette su quale dei due figli nominare suo erede: il comandante militare Tito (Tom Hughes), da poco tornato trionfalmente dal rastrellamento di Gerusalemme, o il politico serpeggiante Domiziano (Jojo Macari). Mentre Vespasiano valuta la sua successione, dei giudei schiavizzati costruiscono quello che si rivelerà il lascito più duraturo dell’imperatore: l’Anfiteatro Flavio, meglio noto come Colosseo, la cui costruzione fu ordinata da Vespasiano per elevare Roma e restituirla al suo popolo. Per il momento, mentre l’anfiteatro si innalza verso il cielo, la classe dirigente della capitale ha il controllo dell’intrattenimento pubblico attraverso il Circo Massimo, uno stadio in cui folle enormi e zelanti fanno il tifo e scommettono su aurighi e combattenti. L’Impero è in preda alla guerra civile e alla ribellione in Giudea, le sue scorte di grano scarseggiano e la fame di cibo del popolo si trasforma in un appetito di rivolta. I governanti di Roma si rivolgono all’intrattenimento per pacificare i loro cittadini, finendo per arruolare Tenax (Iwan Rheon), il raro uomo che si è fatto da solo e che è riuscito a farsi strada nell’élite della città, per orchestrare spettacoli nell’arena per il pubblico.
Una manciata di patrizi possiede le quattro squadre di carri di Roma, tra cui Antonia (Gabriella Pession) e suo marito Marsus (Rupert Penry-Jones), che usano i loro profitti e il loro potere politico con smaccata brutalità. Emerge così il ruolo del Circo Massimo come via di fuga per la popolazione indigente e fonte di opportunità sociali. Qui, gli outsider possono emergere grazie alla loro abilità, come Andria (Eneko Sagardoy), Fonsoa (Pepe Barroso) ed Elia (Gonçalo Almeida), simpatici fratelli venuti dalla Spagna per vendere i loro formidabili cavalli. Il trio finisce nelle scuderie di Scorpus (Dimitri Leonidas), un playboy strafottente che si riferisce a se stesso in terza persona, un’abitudine resa più affascinante dal carisma di Leonidas. Scorpus ha affrontato molte difficoltà per essere accettato a Roma e, quando una serie di eventi fa crollare la sua fortuna, scopriamo che, come molti intorno a lui, ha creato un personaggio orgoglioso per nascondere una profonda vulnerabilità.
Le scene d’azione sono davvero coinvolgenti, con corse di carri e battaglie di gladiatori da far tremare i polsi. Ma quando l’azione si esaurisce, ci restano pezzi presi in prestito da altre serie televisive e film migliori. La storia di Vespasiano che sceglie tra i suoi figli è già stata fatta a lungo, da Re Lear a Succession. Suo figlio Domiziano è una debole copia del Commodo del Gladiatore e la manipolatrice Antonia (Gabriella Pession) è un clone di Cersei Lannister. Catturare la magia che ha reso Game of Thrones un grande successo non è un compito facile, ma Those About to Die deve fare molto di più per intrattenere le masse.
Those About to Die: troppa carne al fuoco

Those About to Die tenta di tessere un complesso racconto politico con personaggi provenienti da tutti i ceti sociali, ma l’inciampo è dietro l’angolo: il primo episodio, della durata di 55 minuti, introduce una ventina di personaggi, rendendo difficile ricordare tutti i loro nomi entro la fine. Come già accennato, Tenax è il personaggio più centrale di questo sistema solare troppo pieno, ed è attraverso i suoi intrighi come proprietario del Circo Massimo che vediamo come il sottobosco del gioco d’azzardo di Roma abbia le dita negli affari di tutti, fino alla famiglia imperiale. Senza elencare tutte le storyline che la serie ci costringe a seguire, la sensazione generale è che ogni personaggio voglia il potere, la libertà o il potere che deriva dalla libertà e, a seconda del personaggio, potrebbe essere disposto a uccidere per ottenerlo.
Cos’è una vita per il trono?

Nel frattempo, Cala (Sara Martins), un’abile poliglotta, si adopera per liberare i suoi figli dalla schiavitù, compreso il figlio Kwame (Moe Hashim), arruolato per combattere come gladiatore. Col tempo, Kwame stringe un legame struggente con un guerriero di nome Viggo (Jóhannes Haukur Jóhannesson), e gli uomini piangono la separazione dalle loro famiglie, confessano le loro speranze e le loro paure e si preparano a una morte valorosa, il tutto mentre i patrizi vivono una vita all’insegna dell’opulenza, bruciando somme di denaro inimmaginabili.
I contrasti di Those About to Die – tra membra incorporee e corpi aggrovigliati in un’orgia, tra un gladiatore che assapora quello che potrebbe essere il suo ultimo bicchiere di vino e l’élite che tracanna alcolici senza preoccuparsi del mondo – danno forma vivida alla crudeltà al cuore dell’impero. Persino Tito, che condanna la dispendiosa carneficina dell’arena, riesce a malapena a contenere la sua eccitazione quando un perdente ribalta un duello. Mentre batte sul braccio del suo seggio in attesa del sangue e della redenzione, ci si può chiedere: Cos’è una vita per il trono? In Those About to Die, si tratta di carne gettata sulla pira per far ruggire la folla famelica, perifrasi letterale e metaforica che riassume da sè il senso di questa produzione. Al di là di qualche riflessione indovinata sul potere, se cercate lo spettacolo della violenza dell’antica Roma, riguardate Il Gladiatore per prepararvi al sequel. Se, invece, siete interessati agli intrighi politici che Those About to Die vuole offrire, House of the Dragon ha ancora tre episodi da trasmettere questa stagione.
La recensione in breve
Those About to Die è un calderone di dramma e violenza: tenta di rispecchiare la formula di successo di alcune celebri serie HBO senza mai trovare davvero una sua identità.
Pro
- Il lavoro su scenografie e costumi
- Qualche riflessione indovinata sui temi del potere e dell'ambizione
Contro
- Tutto straborda: personaggi, storyline, sequenze
- Sembra una tentata imitazione di prodotti seriali a grande budget
- Voto CinemaSerieTv
