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Home » Serie TV » Recensioni serie TV » Young Sherlock: l’origine del detective secondo Guy Ritchie

Young Sherlock: l’origine del detective secondo Guy Ritchie

La recensione di Young Sherlock, la serie Prime Video che racconta le origini del detective con un taglio più avventuroso che investigativo.
Sofia BiaginiDi Sofia Biagini4 Marzo 2026
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Una scena di Young Sherlock.
Una scena di Young Sherlock. Fonte: Prime Video
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La serie: Young Sherlock, 2026. Creata da: Guy Ritchie. Cast: Hero Fiennes Tiffin, Zine Tseng, Colin Firth, Joseph Fiennes, Natascha McElhone, Dónal Finn, Max Irons. Genere: Mistero, azione. Durata: 8 episodi/60 minuti circa. Dove l’abbiamo vista: su Prime Video.

Trama: A diciannove anni Sherlock Holmes arriva a Oxford e si ritrova coinvolto in un complotto internazionale insieme a un giovane James Moriarty.

A chi è consigliato? A chi ama le serie d’avventura in costume e le reinterpretazioni moderne dei personaggi classici. Meno indicata per chi cerca un giallo investigativo puro.


Disponibile su Prime Video, Young Sherlock prova a raccontare le origini del celebre detective creato da Arthur Conan Doyle, immaginandolo a soli diciannove anni, molto prima dell’iconica pipa, del cappello deerstalker e delle indagini a Baker Street.

Diretta e prodotta da Guy Ritchie e ispirata ai romanzi di Andrew Lane, la serie prende una strada abbastanza chiara fin dall’inizio: più azione e avventura che deduzione. Il risultato è uno show movimentato e visivamente ricco, ma non sempre convincente quando prova a raccontare davvero la nascita del più grande investigatore della letteratura. Ci sono momenti divertenti e le prime puntate mantengono un buon ritmo, ma col passare degli episodi emerge anche una certa confusione tra spettacolo e sviluppo dei personaggi.

Le origini di Sherlock

Una scena di Young Sherlock.
Una scena di Young Sherlock. Fonte: Prime Video

La storia si apre nel 1871. Sherlock Holmes ha diciannove anni ed è tutt’altro che il genio che tutti noi conosciamo; al contrario è impulsivo, ribelle e finisce persino in prigione per qualche piccolo crimine. A tirarlo fuori dai guai è il fratello maggiore Mycroft, che gli trova un lavoro a Oxford. Qui Sherlock entra in contatto con un ambiente molto diverso dal proprio, ritrovandosi quasi subito coinvolto in un caso misterioso: la scomparsa di un antico manoscritto appartenente a una principessa cinese.

Quando Sherlock e lo studente James Moriarty vengono accusati dell’accaduto, i due decidono di indagare per dimostrare la propria innocenza. Ma quello che sembra un semplice furto si trasforma rapidamente in qualcosa di molto più grande, tra complotti politici, segreti di famiglia e organizzazioni misteriose…

Un rapporto destinato a cambiare tutto

Una scena di Young Sherlock.
Una scena di Young Sherlock. Fonte: Prime Video

Uno degli elementi più interessanti della serie è sicuramente il rapporto tra Sherlock e Moriarty. Qui, infatti, non sono ancora nemici, ma due giovani brillanti che collaborano per risolvere un caso. La loro dinamica funziona soprattutto grazie alla presenza di Dónal Finn, che interpreta Moriarty con grande carisma, rubando spesso la scena al protagonista.

Hero Fiennes Tiffin, nei panni di Sherlock, restituisce invece un personaggio più acerbo e irrequieto. L’idea di mostrare un detective ancora in formazione è interessante, ma la serie insiste spesso più sulle risse e sulle fughe che sulle capacità deduttive che dovrebbero definire il personaggio.

Lo stile di Guy Ritchie

Una scena di Young Sherlock.
Una scena di Young Sherlock. Fonte: Prime Video

Young Sherlock porta chiaramente la firma di Guy Ritchie: il ritmo è veloce, il montaggio dinamico e non mancano inseguimenti, travestimenti e scene d’azione. La ricostruzione di Oxford e dell’Europa ottocentesca è curata e la serie ha una produzione visivamente ricca. Tuttavia, questa energia visiva non sempre si traduce in una narrazione davvero coinvolgente. In diversi momenti, infatti, sembra che lo show preferisca puntare sul movimento e sull’ironia piuttosto che sulla costruzione del mistero. Questo rende alcuni episodi divertenti, ma meno incisivi di quanto sarebbero potuti essere.

Una serie spettacolare ma non incisiva

Una scena di Young Sherlock.
Una scena di Young Sherlock. Fonte: Prime Video

Young Sherlock resta una serie piacevole da seguire, soprattutto nelle prime puntate, quando il mistero e l’avventura tengono alto il ritmo. Con il passare degli episodi, però, emerge una certa ripetitività e la sensazione che il personaggio di Sherlock resti un po’ in secondo piano rispetto allo spettacolo che gli ruota attorno. Non siamo quindi di fronte alla reinterpretazione più brillante del detective, ma rimane un intrattenimento leggero che può divertire chi cerca un mix tra mistero, azione e avventura in costume.

La recensione in breve

6.5 Dinamica

Young Sherlock prova a raccontare la nascita del celebre detective con un taglio più avventuroso che investigativo. La serie è ricca di energia e visivamente curata, ma spesso privilegia inseguimenti e combattimenti alle deduzioni. Il rapporto tra Sherlock e Moriarty resta l’aspetto più interessante, mentre la storia fatica a trovare un vero equilibrio tra mistero e spettacolo.

Pro
  1. Buona dinamica tra Sherlock e Moriarty
  2. Ambientazione curata
  3. Ritmo veloce
Contro
  1. Indagini poco centrali
  2. Protagonista meno carismatico del previsto
  3. Tendenza all’eccesso di azione
  • Voto CinemaSerieTV 6.5
  • Voto utenti (0 voti) 0
Sofia Biagini
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Bolognese classe 1988, Sofia Biagini è redattrice e Social Media Manager nonché responsabile editoriale del sito IlMeglioDiTutto.it. Con quasi 8 anni di esperienza nel campo della redazione di articoli in ottica SEO e nella gestione dei principali Social Media per conto di agenzie di comunicazione, startup e testate online, dal 2019 il suo interesse si è rivolto verso la settima arte: ha collaborato per 3 anni con Movieplayer.it e, in seguito, è entrata a far parte del network che comprende anche CinemaSerieTV.it. Sofia Biagini è anche illustratrice e fondatrice del progetto Disegni Cinici e, nel 2022, ha pubblicato un libro edito DeAgostini dal titolo “Se son rose appassiranno”.

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