La mappa dei desideri porta su Netflix uno dei romanzi più amati di Alice Kellen e costruisce la sua storia attorno a una perdita difficile da superare. Al centro c’è Greta, rimasta bloccata dopo la morte della sorella Lucy e costretta a rimettersi in cammino attraverso una serie di prove che la ragazza le ha lasciato.
La miniserie parte quindi da un dolore familiare prima ancora che da una storia d’amore. Ed è proprio quando si concentra sul lutto, sul rapporto tra le due sorelle e sulla fatica di ricominciare che trova i suoi momenti migliori. Il romance con Will accompagna il percorso di Greta, ma segue strade molto più prevedibili.
Un’eredità che costringe Greta a ricominciare

Greta (Alícia Falcó) vive ancora nell’ombra della sorella Lucy (Georgina Amorós), morta dopo una lunga malattia. Prima di andarsene, Lucy le lascia una sorta di percorso fatto di messaggi e piccole prove da superare. Ad accompagnarla c’è Will (Pablo Álvarez), un ragazzo che aveva conosciuto Lucy e che ha il compito di assicurarsi che Greta porti a termine quel viaggio. Ogni tappa diventa così un modo per affrontare il dolore da un punto di vista diverso. Non si tratta soltanto di elaborare un lutto, ma di imparare ad accettare una vita che continua anche quando si avrebbe solo voglia di restare fermi. La serie costruisce bene questa parte del racconto, senza avere fretta di arrivare alla storia d’amore.
Il rapporto tra le sorelle è la parte più riuscita

Il cuore della miniserie, infatti, non è il romance, bensì il legame tra Greta e Lucy. Anche dopo la sua morte, Lucy continua a occupare uno spazio importante nella vita della protagonista. La sua presenza non serve soltanto a commuovere, ma diventa il modo attraverso cui Greta impara lentamente a guardare avanti senza sentirsi in colpa. Di conseguenza, le scene tra Alícia Falcó e Georgina Amorós sono quelle che lasciano maggiormente il segno durante la visione: le due attrici rendono credibile il rapporto tra le sorelle e danno alla storia un peso emotivo che va oltre il melodramma.
La storia d’amore segue un copione già visto

Quando, invece, il rapporto tra Greta e Will diventa il centro della narrazione, la serie perde parte della sua originalità. La loro relazione segue quasi tutte le tappe tipiche del romance contemporaneo: l’incontro difficile, la diffidenza iniziale, l’attrazione crescente, i segreti che emergono dal passato e gli inevitabili ostacoli da superare. La chimica tra i due protagonisti funziona, ma raramente sorprende. Anche il personaggio di Will, che inizialmente sembra nascondere qualcosa di più complesso, finisce per rientrare nel modello del ragazzo tormentato che il pubblico di questo genere conosce molto bene.
La storia beneficia del formato in sei episodi

Uno degli aspetti migliori della serie è la scelta del formato. Con sei episodi a disposizione, La mappa dei desideri può prendersi il tempo necessario per raccontare Greta, la sua famiglia e il percorso lasciato da Lucy. Molti momenti funzionano proprio perché non vengono risolti nel giro di pochi minuti, come sarebbe probabilmente accaduto in un film. Anche i personaggi secondari contribuiscono a dare maggiore credibilità al racconto, pur senza avere archi narrativi particolarmente complessi.
Cosa ne pensiamo in sintesi
La mappa dei desideri trova la sua forza nel rapporto tra due sorelle e nel racconto del dolore. Quando lascia spazio al romance diventa più prevedibile, ma conserva una sensibilità che accompagna lo spettatore fino al finale.
Pro
- Ottime interpretazioni di Alícia Falcó e Georgina Amorós
- Il tema del lutto è affrontato con sensibilità
- Il formato da miniserie valorizza i personaggi
Contro
- La storia d'amore segue schemi già visti
- In certi momenti insiste eccessivamente sul melodramma
- Voto CinemaSerieTV
