Aida Yespica ha scelto il programma Le Iene per condividere uno dei capitoli più dolorosi della sua esistenza. La showgirl e modella venezuelana, 43 anni, ha rivelato davanti alle telecamere di essere stata vittima di abuso sessuale all’età di sette anni da parte di uno zio. Un trauma che ha segnato profondamente la sua vita e che, per circa 30 anni, era rimasto sepolto nei meandri della memoria.
“Sono stata abusata da piccola, avevo 7 anni e ho rimosso quel momento, quel brutto momento”, ha raccontato Aida con evidente commozione. Il meccanismo della rimozione traumatica ha protetto per decenni la bambina che era stata, fino a quando un evento inaspettato ha fatto riemergere tutto.
La svolta è arrivata nel 2017, quando un’amica le ha confidato di essere stata a sua volta vittima di violenza da parte del padre. “In quel momento mi sono fermata e mi sono messa a piangere”, ha spiegato la showgirl. Quel racconto ha fatto da “interruttore”, facendo crollare le barriere che la mente aveva eretto per proteggerla dal dolore.
Nel suo caso, l’abusante era uno zio, e suo padre non ha mai saputo nulla. “Papà purtroppo è andato via. Mia madre mi ha abbandonato quando avevo 2 anni. Se mio padre l’avesse saputo, l’avrebbe ammazzato”, ha dichiarato Aida, aggiungendo un ulteriore livello di complessità a una storia familiare già segnata dall’abbandono materno precoce.
Le conseguenze di quell’abuso hanno condizionato profondamente la vita affettiva e personale della modella. “Mi è cambiato tutto. Per avere un’intimità con una persona dovevo sempre ricorrere all’alcol”, ha confessato. L’alcol è diventato per anni una stampella necessaria per affrontare la vicinanza fisica, un modo per anestetizzare il dolore e le paure radicate in quell’esperienza infantile devastante.
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“La bellezza a volte è stata un vantaggio, ma molti se ne sono approfittati. Mi rifugiavo nell’alcol”, ha aggiunto Yespica, rivelando come anche il suo aspetto fisico, che l’ha resa celebre nel mondo dello spettacolo, sia stato un’arma a doppio taglio nella sua vita personale.
Esiste però un’eccezione significativa in questo percorso: Matteo Ferrari, calciatore e padre di suo figlio Aron, nato nel 2008. “Mi sono lasciata andare veramente, senza alcol, solo con il padre di mio figlio”, ha raccontato. La relazione, terminata nel 2009, ha rappresentato comunque un cambio di registro, per la Yespica.
Oggi, a distanza di otto anni dalla riemersione del trauma, la showgirl continua il suo percorso terapeutico. “Ci sto ancora lavorando perché è una ferita aperta”, ha ammesso tra le lacrime. “Purtroppo è difficile convivere con questo peso. Sto facendo terapia. Passo dopo passo, ma io mi chiedo: fino a quando?”
Il trauma si ripercuote ancora oggi nelle sue relazioni: “Mi dispiace perché purtroppo per uno pagano tutti”, ha detto, riferendosi a come l’esperienza passata influenzi ancora i suoi rapporti attuali con gli uomini.
Nonostante la fatica quotidiana, Aida Yespica guarda al futuro con speranza e un desiderio chiaro. “Ce la sto mettendo tutta per stare bene, voglio mettercela tutta perché voglio creare una famiglia, vorrei avere una bambina”, ha dichiarato. Il sogno di ricostruire un nucleo familiare stabile e di diventare nuovamente madre rappresenta per lei un obiettivo di rinascita personale.
Alla domanda su cosa direbbe alla se stessa bambina, Aida ha risposto con parole toccanti: “Mi stringerei. E direi: stai tranquilla, ti proteggerò, non è colpa tua”. Una frase che racchiude tutto il percorso di guarigione: riconoscere l’innocenza di quella bambina di sette anni e liberarla da qualsiasi senso di colpa.
In passato, la showgirl aveva già rivelato di aver sofferto di depressione post partum dopo la nascita del figlio Aron, un’ulteriore sfida che si è aggiunta al peso del trauma infantile mai elaborato fino al 2017.
La testimonianza di Aida Yespica a Le Iene rappresenta un atto di coraggio significativo, che porta alla luce una realtà ancora troppo spesso taciuta e contribuisce a rompere il silenzio intorno agli abusi infantili e alle loro conseguenze a lungo termine sulla vita delle vittime.
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