“Può accadere di nuovo“. Corrado Augias ha accompagnato il debutto in chiaro di M – Il figlio del secolo, la serie sull’ascesa di Benito Mussolini, con un avvertimento sulla fragilità della democrazia e sui rischi che, secondo il giornalista, non appartengono soltanto al passato. Prima della messa in onda su La7, lunedì 19 ottobre, anche Lilli Gruber aveva richiamato l’attenzione sull’attualità della storia raccontata nella produzione con Luca Marinelli. Due interventi che hanno trasformato la presentazione della serie in un’occasione per riflettere sui meccanismi che permisero l’affermazione del fascismo e sulla possibilità che dinamiche simili possano ripresentarsi.
Il primo riferimento è arrivato durante la chiusura di Otto e mezzo. Salutando il pubblico e annunciando la programmazione della serata, Lilli Gruber ha ricordato l’appuntamento con la serie diretta da Joe Wright, definendola molto bella e interessante. Poi ha aggiunto una domanda: “Molto attuale?“. Un interrogativo che ha anticipato il contenuto dell’introduzione affidata a Corrado Augias, chiamato dalla rete a contestualizzare gli eventi storici raccontati nella fiction.
Il giornalista ha spiegato che la democrazia non deve essere considerata un sistema al riparo da qualsiasi pericolo, perché può indebolirsi anche attraverso trasformazioni lente, difficili da riconoscere mentre avvengono. Secondo Augias, le crisi economiche, la povertà e la paura possono alimentare un sentimento collettivo di smarrimento, spingendo una parte della popolazione a cercare sicurezza nella figura di un leader autoritario. È proprio questo, nella sua lettura, uno dei processi che favorirono l’ascesa di Mussolini. Da qui l’avvertimento: “Può accadere di nuovo“. Augias ha quindi invitato gli spettatori a interrogarsi sulla consapevolezza dei rischi che le società democratiche possono attraversare anche nel presente.

Il suo intervento si è concentrato soprattutto sul modo in cui una democrazia può perdere progressivamente le proprie caratteristiche, senza che il cambiamento avvenga necessariamente attraverso un evento improvviso. Un processo che, secondo Augias, rende fondamentale prestare attenzione ai segnali di indebolimento delle istituzioni e alla progressiva limitazione delle libertà. Il giornalista ha ribadito anche un principio che considera essenziale: “La libertà va difesa ogni giorno“, ricordando come il diritto di dissentire sia uno degli elementi fondamentali di una società democratica.
Il discorso si lega direttamente alla storia raccontata da M – Il figlio del secolo (di cui trovate la nostra recensione), adattamento televisivo dell’omonimo romanzo di Antonio Scurati, vincitore del Premio Strega nel 2019. La serie segue Benito Mussolini dalla fondazione dei Fasci italiani di combattimento nel 1919 fino al discorso pronunciato alla Camera il 3 gennaio 1925, attraversando gli anni decisivi della nascita e del consolidamento del regime fascista. Luca Marinelli interpreta il futuro dittatore in una narrazione che alterna dramma storico, elementi grotteschi e momenti in cui il protagonista si rivolge direttamente agli spettatori, rompendo la quarta parete.
Prodotta da Sky Studios e The Apartment con Pathé, la serie aveva debuttato su Sky Atlantic e NOW nel gennaio 2025, suscitando un ampio dibattito per il modo in cui rappresenta Mussolini e il fascismo. L’arrivo su La7 permette ora di raggiungere anche il pubblico della televisione in chiaro. La rete ha scelto di affidare a Corrado Augias l’introduzione delle quattro serate previste, durante le quali saranno trasmessi gli otto episodi della produzione. Il debutto del 19 ottobre, con i primi due episodi, ha raccolto circa 790mila spettatori e il 4,8% di share, secondo i dati Auditel riportati da Davide Maggio.
La scelta di accompagnare la serie con una riflessione storica e politica sottolinea l’intenzione di La7 di proporre M – Il figlio del secolo non soltanto come un racconto televisivo, ma anche come un’occasione di approfondimento. Ed è proprio su questo aspetto che si è soffermato Augias: il fascismo appartiene alla storia italiana, ma comprendere le condizioni che ne favorirono l’ascesa, secondo il giornalista, può aiutare a riconoscere eventuali pericoli per la democrazia contemporanea.
