Oggi sono stati svelati gli ospiti della prima puntata di Belve Crime che andrà in onda martedì 5 maggio 2026 sui Rai 2, in prima serata. Si tratta di Katarina Miroslawa, Roberto Savi e Rina Bussone, protagonisti di tre storie di cronaca nera che hanno segnato tre epoche diverse: gli anni ’80 e ’90 e e il 2019. La vera novità però è che Francesca Fagnani sarà affiancata da Elisa De Marco – conosciuta su Youtube come Elisa True Crime – che introdurrà le storie dei singoli personaggi prima delle interviste.
Katarina Miroslawa, la dark lady più affascinante della cronaca nera anni ’80
Negli anni ’80, tra le luci dei locali notturni e l’inchiostro della cronaca nera, Katarina Miroslawa – affascinante, misteriosa, di origine polacca – diventa una figura centrale di un caso che scuote l’Italia. Quando l’imprenditore Carlo Mazza viene ucciso il 9 febbraio 1986, i sospetti si concentrano subito su di lei e sul marito Witold Kielbasinski. Ma i loro alibi in Germania complicano tutto, trascinando nelle indagini anche altri nomi e trasformando la vicenda in un intricato mosaico di relazioni e piste incrociate.
I processi si susseguono tra assoluzioni e condanne, fino alla fuga dei protagonisti e ai successivi arresti all’estero. Prima di essere catturato, Witold confessa: parla di gelosia, si accusa e prova a scagionare la moglie. Nessuno gli crede. Miroslawa sconta 13 anni di carcere, ma continua a proclamarsi innocente. Oggi vive in Austria, lontana da quel passato, e racconta una verità diversa: “Ho sbagliato. Quando con Witold siamo rientrati ad Amburgo dopo il lungo tour, il nostro rapporto era già finito. Ci univa solo nostro figlio. Un giorno gli dissi che sarei andata in vacanza con Carlo alle Mauritius, e lì sbagliai. Lui sapeva della nostra relazione e in un momento di rabbia mi aveva anche detto che se fosse andata avanti avrebbe ucciso me e lui, ma non avevo dato molto peso a quelle parole”
Rina Bussone, la donna che ha accusato l’assassino di “Diabolik”
Rina Bussone è la ex compagna di Raul Esteban Calderon (il cui vero nome è Gustavo Alejandero Musumeci) l’argentino condannato per l’omicidio di Fabrizio Piscicelli, detto Diabolik, il 7 agosto 2019 nel Parco degli Acquedotti a Roma.
Come scrive Usarci, Bussone – che è stata una rapinatrice – raccontò in videocollegamento con l’aula bunker di Rebibbia ai giudici della Terza Corte di Assise di Roma che Calderon le aveva detto di essere stato pagato 100mila euro in contanti e 4mila euro al mese per l’omicidio di Diabolik.
“Ho saputo dell’omicidio Diabolik dalla tv. Ho subito pensato che era stato Calderon. Non più di un anno prima, era venuto da noi Leandro Bennato mentre Calderon era ai domiciliari e quando era andato via Raul mi aveva detto che Bennato voleva uccidere Diabolik e che voleva che fosse lui a farlo. Gli dissi che non ero d’accordo, che noi facevamo le rapine. Poi Calderon è tornato in carcere e non se ne è fatto nulla ma quando ho sentito la notizia dell’omicidio ho subito collegato”.
“Mi aveva detto anche che aveva commesso un altro omicidio, prima che ci conoscessimo nel 2013, sempre per Leandro Bennato” – aveva aggiunto Rina, per poi spiegare che lei e Calderon vivevano un rapporto “malato” e ha spiegato le ragioni che l’hanno spinta a collaborare con la giustizia. “Io avevo deciso dal carcere che avrei cambiato vita, avrei preferito assistere a tutto questo da spettatrice. (…) Io sono sempre stata una donna omertosa non lo sono stata questa volta perché mi sono state rubate due pistole e sono state usate per commettere un omicidio”
Roberto Savi, il capo della banda della Uno Bianca
Roberto Savi è stato il volto e la mente della banda della Uno Bianca, un gruppo criminale che tra il 1987 e il 1994 ha seminato paura in tutta Italia con oltre cento colpi tra rapine, assalti e omicidi. Agivano con metodo, rapidità e una precisione quasi militare, scegliendo obiettivi diversi e senza apparenti collegamenti. Proprio questa imprevedibilità, unita alla conoscenza delle tecniche investigative, ha permesso loro di sfuggire a lungo alle forze dell’ordine.
La svolta arriva nel novembre 1994 grazie all’intuizione di due investigatori, che insospettiti da un movimento anomalo seguono una pista fino alla casa di Fabio Savi, fratello di Roberto. Da lì emerge un quadro sempre più chiaro: armi compatibili con diversi delitti, collegamenti diretti con la strage del Pilastro e, soprattutto, la corrispondenza tra identikit e volto di Roberto Savi. L’arresto del capo segna il crollo dell’intera banda: nel giro di poco vengono fermati anche i complici, ponendo fine a una delle stagioni criminali più inquietanti della storia italiana recente.
La prima edizione di Belve Crime, Francesca Fagnani ha intervistato Eva Mikula, ex compagna di Fabio Savi, che raccontò la sua storia provando a far chiarezza sul suo ruolo all’interno del gruppo.
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