Nel corso di un teso confronto televisivo a Belve Crime con Francesca Fagnani, in onda stasera su Rai 2, lo scrittore Daniele Ughetto Piampaschet ha respinto con forza ogni accusa relativa all’omicidio di Anthonia Egbuna, la giovane prostituta nigeriana il cui corpo fu rinvenuto nel Po, a San Mauro Torinese, nel 2012. L’uomo, condannato in appello a 25 anni e mezzo di reclusione dopo un’iniziale assoluzione, ha approfittato dell’intervista per contestare punto su punto la ricostruzione della Procura di Torino, che lo descrive come un uomo accecato dalla gelosia e autore di un delitto che lui aveva descritto nei suoi racconti.
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Piampaschet, senza quasi mai guardare Fagnani negli occhi, ha ribadito la natura aleatoria del suo legame con la vittima, sostenendo che il loro primo incontro in una piazzola di Carignano fosse avvenuto in modo del tutto casuale, e negando fermamente di esserne mai stato un cliente.
“Nel gennaio del 2011 l’ho incontrata una volta, casualmente, lungo la strada, in una piazzola vicino a un boschetto a Carignano. Casualmente nel senso che Antonia lavorava lì, faceva la prostituta lì. Quindi casualmente, nel senso che Antonia aveva delle frequentazioni con delle prostitute, era una strada che frequentava: ma che io fossi un suo cliente, no.”
Di fronte alle incalzanti domande della giornalista sul repentino cambio di abitudini riscontrato dagli inquirenti subito dopo la scomparsa di Anthonia, con riferimento all’interruzione dei contatti fra i due, lo scrittore in erba ha reagito con sarcasmo, accusando la magistratura e i media di voler forzare su di lui il profilo di un “perverso” ossessionato dal desiderio di strappare la ragazza alla strada e al suo protettore, di cui, secondo l’accusa, Piampaschet sarebbe stato addirittura geloso
“Lei vuole farmi dire che avevo un profilo da perverso, che giravo con quelle donne e poi l’ho uccisa perché ero disperato dal fatto che lei si fosse innamorata di un protettore? Che vuole che le dica? Che l’ho uccisa? E che poi sono stato così stupido da scriverci un racconto. Ma con chi pensa di avere a che fare?”
Il riferimento di Piampaschet va qui appunto ai suoi manoscritti, in particolare “La rosa e il leone” e “La morte della sirena”, considerati dalla Procura come una sorta di confessione anticipata o postuma, data la somiglianza tra le trame e i dettagli del delitto reale. Secondo Piampaschet, la tesi del delitto passionale è invece una costruzione narrativa priva di fondamento, lontana dalla verità; egli, infatti, sarebbe stato incastrato da un sistema che non ha voluto indagare sulla criminalità organizzata e sui riti voodoo che stringono in una morsa le prostitute nigeriane, una pratica criminosa di cui si parla anche sul sito della Polizia di Stato.
La vicenda processuale di Piampaschet affonda le radici nella tragica fine di Anthonia Egbuna, una ragazza nigeriana di 20 anni scomparsa il 28 novembre 2011 e ritrovata cadavere nel Po tre mesi dopo, uccisa con venti coltellate. Ughetto finì nel mirino degli inquirenti anche per tracce di DNA della vittima rinvenute nella sua auto.
Nonostante una prima assoluzione in Corte d’Assise, in appello il verdetto è stato ribaltato, portando a una condanna a 25 anni e mezzo di reclusione per l’uomo; il delitto, secondo quest’ipotesi sarebbe scaturito dal rifiuto della ragazza di lasciare la prostituzione per legarsi a lui. Piampaschet, dal 2026 in regime di semilibertà continua a dichiararsi innocente.
Qui vi sveliamo chi sono gli ospiti della puntata di Belve Crime in onda stasera.
