Non è stata una semplice “letterina” quella di Luciana Littizzetto a Che tempo che fa: nell’ultima puntata del programma su Nove la comica ha scelto un registro decisamente più tagliente del solito per commentare la vicenda di Crans Montana, legata alla richiesta iniziale delle autorità svizzere di far pagare alle famiglie italiane le spese ospedaliere dei ragazzi rimasti feriti nell’incendio. Partendo da un confronto ironico tra la Svizzera e l’Italia , il monologo si è poi rapidamente trasformato in una critica più netta. Una posizione arrivata proprio mentre da Berna è giunto un ripensamento ufficiale sulla richiesta di rimborso delle cure. Di seguito il testo della lettera di Lucianina.

“Cara Svizzera, terra di montagne pettinate e di laghi stirati a mano, terra di Guglielmo Tell, dove anche i coltellini, essendo svizzeri, oltre che tagliare, tritano, stappano, limano, spelano e cacciavitano. Cara Svizzera, piccola nazione che pur essendo in mezzo all’Europa la schifi, paese neutrale come il lucido da scarpe che si dà sui mocassini, paese perfetto dove le galline fanno le uova già dentro i contenitori da sei, le trote rispettano i limiti di velocità e persino le mucche sono talmente svizzere che non hanno bisogno né di cani né di pastori, fanno da sole. Unica trasgressione? Ti prendi a schiaffi sul sedere mentre canti lo Iodel”
“Tu, prima della classe, noi casinisti dell’ultimo banco, te la sei sempre tirata, eh, dai, ammettilo. Guarda che le montagne le abbiamo anche noi, i laghi pure e persino il cioccolato ci viene bene, ti ricordi? Svizzero, no, Novi! Cos’altro fai, il formaggio coi buchi? Capirai, noi buchiamo i taralli e non rompiamo i maroni a nessuno, ma tu soprattutto sei precisa, un orologio, la precisione svizzera, ciò che è giusto è giusto rispetto delle regole, poi però qualche giorno fa hai preso una cantonata – d’altronde sei divisa in cantoni, ci sta – hai chiesto soldi per le cure e i ricoveri dei ragazzi ustionati a Crans Montana, ci hai spiegato, cara Svizzera, che il tuo sistema sanitario non ragiona come il nostro e che questa è la tua legge e in Svizzera la legge va rispettata sempre, quindi bisogna pagare, giusto? Ma la legge dice anche che la sicurezza delle discoteche va controllata e voi svizzeri non l’avete fatto, la legge dice che va verificata la capienza dei locali e voi non l’avete fatto, la legge dice che le discoteche vanno costruite con materiali ignifugi e i vostri non lo erano e infine la legge dice anche che l’uscita di sicurezza deve essere agibile e non sbarrata per non fare entrare gli abusivi e come facciamo allora? La legge è legge solo quando fa comodo a te, essere i primi della classe significa esserlo sempre, non solo quando c’è da prendersi elogi ma anche quando tocca assumersi delle responsabilità”
“Qui non si parla di uno sciatore maldestro che dà una craniata a un abete e poi scopre che all’ospedale svizzero il cerotto costa un botto, qui parliamo di giovani travolti da un incendio in un locale che stava lì da te sotto il tuo cielo ordinatissimo, dentro il tuo sistema di controlli che immaginavamo svizzero: rigoroso, minuzioso, ossessivo. Ci aspettavamo da te un gesto di pudore, pudore istituzionale perfino di imbarazzo e invece no, spuntano le fatture, il dramma da te non fa in tempo a finire che entra in contabilità. Cara svizzera, ti abbiamo sempre guardata come si guarda la cugina impeccabile, quella che non sbaglia mai un congiuntivo, che non parcheggia mai in doppia fila, noi rumorosi, teatrali, approssimativi, tu precisa, discreta, irreprensibile, ma ci siamo sbagliati, perché in queste tragedie immani che si vede la vera qualità di un paese.”
“Cara Svizzera, nessuno ti chiede di rinunciare alla tua natura, tieniti pure i tuoi cucù, i tuoi caveau, i tuoi chalet con le tendine inamidate, ma almeno davanti a una strage, risparmiaci il modulo da compilare e il bollettino da saldare, anche perché se a chiedere un risarcimento dovessero essere le famiglie di quei ragazzi ustionati o che non sono più tornati a casa, non basterebbero tutti i (omissis) di soldi che hai e che conservi nelle tue banche. A sto giro il tuo compito, cara Svizzera, è di non essere neutrale, almeno per una volta, ma di essere di parte, dalla parte di quei ragazzi e delle loro famiglie, perché ci sono momenti in cui un paese, più che l’efficienza, deve avere la decenza.”
Come riporta Milano Today, nelle ultime ore la Svizzera ha fatto marcia indietro sulla richiesta di far pagare alle famiglie italiane le spese mediche sostenute per i ragazzi rimasti feriti nell’incendio del Le Constellation. Il presidente svizzero Guy Parmelin ha infatti annunciato che le cure ricevute negli ospedali elvetici saranno coperte dall’aiuto alle vittime e dalle assicurazioni, senza alcun addebito diretto ai familiari, che non riceveranno più le fatture. La decisione è arrivata dopo un confronto con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a margine del vertice della Comunità politica europea, mentre in precedenza la richiesta di rimborso aveva già sollevato un caso politico tra Italia e Svizzera.
A proposito, sapete cosa ha detto Roberto Saviano sull’incendio a Crans Montana? Ha parlato di soldi non tracciati e di una vicenda che è iniziata molto prima di quella tragica notte di Capodanno.
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