In vista del ritorno di Fratelli di Crozza il 2 ottobre 2026 sul Nove, Maurizio Crozza ha indossato i panni dell’ex conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, per mettere in scena un’irriverente riflessione sulle recenti vicende e sulle frequentazioni del giornalista. Il comico genovese ha finto di interrogarsi in prima persona su come l’icona dell’informazione d’inchiesta parlerebbe di se stesso
Al centro dello sketch satirico c’è proprio il contrasto tra il ruolo pubblico di reporter d’assalto e le sue relazioni “particolari”
“Se io, Ranucci, fossi ancora il conduttore di Report, come mi occuperei del caso Ranucci? Non è inquietante che Ranucci, il più grande giornalista d’inchiesta d’Italia, l’ultimo baluardo della libertà d’informazione, fosse amico fraterno di un terrificante faccendiere pregiudicato?”
Nel prosieguo della gag, l’ipotesi di chiedere conto al diretto interessato si scontra con il rifiuto del finto Ranucci di auto-intervistarsi (“Abbiamo provato a telefonare a Ranucci per chiederglielo, ma io non rispondo”). Tuttavia, la riservatezza cade non appena lo smartphone riprende a squillare
“Scusate, questa volta rispondo perché è Al Capone, un amico fraterno. Dimmi, Al!”
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Tra battute sui suoi possibili orizzonti futuri dell’ormai ex conduttore di Report – dalla discesa in politica alla Presidenza della Repubblica, fino addirittura a una comparsata nei film della Marvel -, la satira di Crozza punta i riflettori proprio sul cortocircuito comico causato da contatti e telefonate a dir poco “inusuali”.
