Il Garante della Privacy è nel pieno di una crisi istituzionale senza precedenti. Oggi 20 novembre 2025, Angelo Fanizza, segretario generale dell’Autorità nominato lo scorso marzo, ha rassegnato le proprie dimissioni dopo una giornata convulsa che ha esposto l’ente a uno dei momenti più imbarazzanti della sua storia.
La decisione arriva al termine di un’assemblea straordinaria dei lavoratori tenutasi in sala Rodotà, durante la quale è emerso un fatto clamoroso: Fanizza aveva ordinato al dirigente della sicurezza informatica Cosimo Comella di acquisire tutte le email dei dipendenti, con un controllo della corrispondenza che risalirebbe addirittura al 2001.
L’indagine interna era stata avviata dopo le inchieste della trasmissione Report, condotta da Sigfrido Ranucci, che nelle ultime settimane ha dedicato tre puntate all’attività del Collegio del Garante. L’obiettivo dichiarato era individuare eventuali “talpe” che avrebbero rivelato informazioni riservate ai giornalisti. Una caccia che si è trasformata in un boomerang per l’istituzione stessa.
Secondo fonti sindacali, già il 19 novembre si era tenuta una prima assemblea del personale dell’Autorità, che conta circa 200 dipendenti, per discutere proprio del mandato conferito a Fanizza dal Collegio guidato dal presidente Pasquale Stanzione. In quella occasione, chiamata a votare sulla richiesta di dimissioni dell’intero Collegio, l’assemblea si sarebbe spaccata.
La svolta è arrivata il 20 novembre, quando i lavoratori hanno ottenuto un confronto diretto con i membri del Garante. Durante il botta e risposta, è emersa la circostanza che ha fatto esplodere la protesta: la richiesta di accesso a decenni di corrispondenza elettronica dei dipendenti è apparsa talmente inaccettabile da provocare una sollevazione generale.
L’assemblea, convocata nuovamente, ha votato all’unanimità per chiedere le dimissioni dell’intero Collegio, composto oltre che da Stanzione anche da Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza. A sostenere pubblicamente la richiesta di dimissioni sono intervenuti anche esponenti politici come Dario Carotenuto del Movimento 5 Stelle ed Elisabetta Piccolotti di Alleanza Verdi Sinistra, oltre allo stesso Sigfrido Ranucci.
In serata, l’Autorità ha diramato un comunicato annunciando le dimissioni di Fanizza, con il Collegio che lo ha ringraziato per il lavoro svolto. Ma è arrivata anche una nota di precisazione in cui il Collegio ha affermato la propria “totale estraneità” alla richiesta di dati dei dipendenti firmata dall’ex segretario generale.
Il Garante ha ricordato che, secondo il suo costante orientamento giurisprudenziale, l’accesso da parte del datore di lavoro ai dati personali dei dipendenti relativi all’utilizzo dei sistemi informatici può costituire violazione della privacy. Un principio che rende ancora più paradossale quanto accaduto all’interno dell’ente preposto proprio alla tutela di questi diritti.

La vicenda si inserisce in un clima già incandescente intorno all’istituzione. Nelle ultime settimane, il Garante è finito al centro delle polemiche per diverse questioni sollevate da Report e dal Fatto Quotidiano: dai costi dell’ente ai sospetti di conflitto d’interessi in alcune decisioni, fino alle presunte aderenze di alcuni membri del Collegio con Fratelli d’Italia.
Tra i casi finiti sotto accusa, quello dell’attacco informatico subito dalla Asl 1 Abruzzo il 3 maggio 2023, nel quale furono trafugati dati sensibili di pazienti. Durante l’istruttoria, la Asl aveva conferito un incarico di consulenza da 56mila euro allo studio E-Lex, fondato da Guido Scorza prima del suo ingresso nel Collegio. L’istruttoria si è conclusa con un semplice ammonimento per “violazione minore”, mentre in casi simili erano state comminate sanzioni più pesanti.
Altra vicenda controversa è stata la multa di 150mila euro inflitta a Report per aver diffuso la registrazione di una conversazione privata tra l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini. La trasmissione ha documentato come, prima della decisione, Agostino Ghiglia avesse visitato la sede di Fratelli d’Italia a Roma, sollevando il sospetto che la politica avesse condizionato la sanzione.
Nonostante le pressioni, durante un’intervista al Tg1 dell’11 novembre, Stanzione aveva chiarito che il Collegio non avrebbe presentato dimissioni, sottolineando l’indipendenza dell’autorità. Il mandato settennale, iniziato a luglio 2020, scadrebbe naturalmente nel 2027.
Tuttavia, ignorare la richiesta unanime del personale che fa funzionare quotidianamente l’Autorità rappresenta una sfida ben diversa rispetto alle critiche della politica o della stampa. La crisi interna mette in discussione non solo la credibilità del Collegio, ma l’intero funzionamento della macchina posta a protezione della privacy in Italia.
La pianta organica dell’ente conta 200 persone, tutte ora coinvolte in una situazione che ha evidenziato un clima di profonda sfiducia verso la guida dell’istituzione. Il fatto che proprio il Garante della Privacy sia finito nell’occhio del ciclone per una presunta violazione della privacy dei propri dipendenti rappresenta un cortocircuito istituzionale che rischia di compromettere l’autorevolezza di un’autorità indipendente fondamentale per la tutela dei diritti dei cittadini.
Con le dimissioni di Fanizza si chiude solo il primo capitolo di una vicenda che continua a tenere banco e che pone interrogativi sul futuro dell’Autorità e sulla tenuta del suo Collegio di fronte a una crisi di fiducia interna ed esterna senza precedenti.
