La serie La ragazza e l’ufficiale è tratta da una storia vera, infatti la storia si basa sul nonno di Nermin Bezmen, la scrittrice dietro la saga di Kurt Seyt, che è in realtà la nipote di Seyt. Racconta la storia d’amore tra Kurt Seyit, nonno dell’autrice, figlio maggiore di una famiglia turca di Crimea e uno dei migliori ufficiali dello Zar, e Sura, rampolla di una famiglia aristocratica russa, che si innamorano perdutamente e dovranno combattere contro le loro famiglie per proteggere il loro amore. La serie è divisa in due stagioni.
Parlando del sofferto amore tra Kurt Seyit, ufficiale di rango dell’esercito sovietico in Crimea, e Sura, figlia di una nobile famiglia russa, Bezmen ha spiegato il suo rapporto con la mitica figura del nonno: “Non l’ho mai conosciuto, ma è sempre stato il mio eroe, il mio principe azzurro, e a un certo punto ho deciso che avrei dovuto raccontare la storia della mia famiglia, raccogliendo le confidenze di mia nonna Murka, una bravissima affabulatrice. Avevo pensato di iniziare raccontando proprio il loro amore, ma quando ho “incontrato” Sura, e ho capito che era stata lei il grande vero amore di mio nonno, ho capito che la mia prima eroina sarebbe stata lei; aveva così tanto in comune con mio nonno, e al contrario di mia nonna Murka alla sua età, era molto sicura di sé.”
L’autrice ripensa anche al modo rocambolesco in cui è venuta a conoscenza della storia di Sura: “Trovare tracce di lei è stata la parte più difficile delle mie ricerche. Tutti quelli che potevano sapere qualcosa di lei, erano morti o irrintracciabili. Poi mi misi in contatto con Jack Deleon, che aveva scritto un libro sugli emigrati russi a Istanbul; e lui mi presentò questa anziana baronessa russa, quasi coetanea di Sura. Non le dissi tutta la verità… mi presentai dicendo che stavo scrivendo un libro su una amica di mia nonna, All’improvviso la signora mi prese per mano, mi portò nella stanza attigua, e mi mostrò una foto appesa al muro. Un brivido gelido mi corse per tutta la schiena, non riuscivo a trattenere le lacrime: addirittura, presi a singhiozzare. Sura mi sorrideva, dal lusso di una cornice antica, e subito mi resi conto che la descrizione che ne avevo fatto nelle pagine del romanzo, a partire dai racconti di mia nonna, corrispondeva perfettamente alla realtà di quello che lei era stata.”

Il rapporto tra Kurt e Sura, come mostrato nella serie, si sviluppa all’interno del contesto storico legato al crollo dell’Impero sovietico, dopo la Rivoluzione russa d’ottobre, in un quadro geopolitico ulteriormente condizionato dallo scoppio della Grande Guerra: “Mio nonno contrabbandava armi per l’esercito nazionalista turco, e questo lo ha tenuto lontano da Sura per qualche tempo; ha dovuto fuggire via da lei. Che io sappia, però, fra loro non c’è mai stato alcun discorso riguardo a un possibile matrimonio. All’epoca, vista la situazione politica incerta, nessuno pensava realmente a sposarsi”. Eppure, a guerra terminata, Kurt avrebbe poi sposato Murka, la nonna dell’autrice: “Lo fece in parte forse per assecondare i desideri del padre, ma molto più semplicemente, mio nonno era uno che spesso prendeva decisioni affrettate. Si sentiva solo, triste ed isolato, dopo la guerra, e a un certo punto ha deciso di dare alla sua vita una direzione completamente nuova“.
Ma i contatti con Sura non si esaurirono dopo il matrimonio: “Mio nonno e Sura si scrissero per qualche tempo, dopo il matrimonio di lui, e mia nonna mi ha anche detto che per qualche anno, dopo il matrimonio, Kurt ha continuato a pensare a Sura, a volte ci pensava tanto, che diventava melanconico, ma nonostante questo, ha amato molto anche mia nonna”. Dopo il distacco da Kurt, anche Sura passò dei momenti difficili, ma alla fine riuscì a trovare la felicità: “Se la passò male per un po’, ebbe qualche delusione, ma alla fine si sposò felicemente con un americano. Nonostante i normali alti e bassi di una relazione, lui la amava molto, e questa è la sola cosa importante.”

A Kurt, invece, non venne garantito un finale altrettanto positivo. Nel 1945, infatti, il protagonista de La ragazza e l’ufficiale si tolse la vita. Ecco cosa successe: “Durante un viaggio di lavoro in Anatolia, il treno su cui Kurt viaggiava rimase bloccato per giorni in mezzo a una tempesta di neve, e lui diede il suo cappello, il suo soprabito e la sua sciarpa a una signora con due bambini. Una volta tornato a casa, cominciò a stare male, ma trascurò i sintomi e poco tempo dopo, sviluppò una tubercolosi; non era più in grado di lavorare, a causa dei dolori lancinanti, e così mia nonna si fece assumere in uno stabilimento dove si producevano calze da donna; solo così poterono pagarsi le spese mediche. Ma quando il nonno cominciò a sputare sangue, e i dottori gli comunicarono che non aveva più molto da vivere, non pensò neanche per un momento di attendere pacifico la morte nel suo letto, costretto ad osservare il peso della sua tragica esistenza, gravare ancora per mesi sulle spalle della nonna. Pianificò il suo suicidio in maniera precisa; togliendosi la vità, liberò sua moglie dalla tortura quotidiana che la sua malattia infliggeva alla moglie. Mio nonno amava le sfide, e infatti ha sfidato anche la morte; è andato da lei prima che lei venisse a prenderlo“. La sua storia però continua a vivere ne La ragazza e l’ufficiale.
