Paolo Campolo, l’uomo che nella notte di Capodanno ha salvato numerose vite durante il devastante incendio del locale Le Constellation a Crans-Montana, ha rotto il silenzio a Verissimo con un racconto che solleva pesanti interrogativi sulla gestione dei soccorsi. La tragedia, che ha causato 41 vittime e 115 feriti in gran parte giovani, continua a far emergere dettagli inquietanti.
“Voglio parlare a nome di tutti quelli che oggi non possono farlo”, ha esordito Campolo davanti alle telecamere del programma condotto da Silvia Toffanin. L’intervento è iniziato con la telefonata che ha cambiato tutto:
“Stavamo festeggiando quando ci ha chiamati la figlia della mia compagna, che aveva raggiunto il suo fidanzato nel locale. Era in lacrime e ci ha detto che c’era stato un boato”.
Una volta giunto sul posto, la scena che si è presentata davanti a Paolo Campolo è stata apocalittica. “La prima cosa che ho visto sono state le vittime che erano già fuori. Non ho visto fiamme, quel fuoco si è spento in pochi minuti forse per mancanza di ossigeno”, ha raccontato. L’ingresso nel locale è stato ancora più drammatico:
“Siamo entrati dentro e abbiamo trovato subito persone per terra che abbiamo anche calpestato. Abbiamo iniziato a tirarle fuori. C’era un fumo spessissimo”
Un momento particolarmente intenso del racconto riguarda l’apertura della porta d’emergenza.
“Mi sono trovato dietro una persona, un uomo e gli ho chiesto di aiutarmi. Siamo riusciti ad aprire la porta e lì dietro c’erano altri ragazzi, ma soprattutto ragazze, tra cui la famosa cameriera Cyane, che era ancora viva. Le ho anche parlato”
Campolo non esclude che l’uomo con cui ha aperto la porta fosse Jacques Moretti, il proprietario del locale: “Non saprei riconoscerlo, ma dal profilo potrebbe essere lui considerato l’abbigliamento”.
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La forza che ha spinto Paolo Campolo a rischiare la propria vita viene da una coincidenza mancata che lo tormenta ancora.
“Nei giorni prima avevo insistito che mia figlia Clara, di 16 anni, andasse a Le Constellation. Lei non c’era voluta andare per fortuna. Ma nella mia mente lì dentro poteva esserci mia figlia e infatti ho trovato ragazze che potevano essere mia figlia”
Come riporta Adnkronos, Campolo ha assicurato di essersi ripreso fisicamente ma che le cicatrici psicologiche rimangono profonde: “Oggi sto bene, la mia famiglia sta bene. Io sto seguendo un percorso post traumatico”. Anche il figlio ha partecipato attivamente ai soccorsi: “Lui è intervenuto con me, lui è della Protezione Civile, ed è stato molto utile. Voglio ringraziare lui, e tutti i soccorritori che erano lì ad aiutare”.
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Le accuse più pesanti riguardano però la gestione dei soccorsi di quella maledetta notte. “Molti ragazzi sono rimasti per due ore a terra, fuori dal locale, con il gelo e con pochissimo ossigeno. Senza coperte, senza barelle e senza un riparo”, ha denunciato con fermezza. Il quadro descritto è drammatico:
“Io e altre persone abbiamo tirato fuori gente ancora viva, so che c’è gente che è morta fuori. Posso dire che questi ragazzi – feriti, ustionati, disidratati – sono rimasti fuori per più di due ore per terra senza coperte, senza barelle, a diversi gradi sotto zero. Non c’era abbastanza ossigeno. È venuto a mancare moltissimo materiale”.
Pur denunciando le carenze organizzative, Campolo ha voluto difendere i vigili del fuoco intervenuti:
“I pompieri sono arrivati subito, ma erano dei volontari che si sono trovati assolutamente impreparati a quella catastrofe, sono stati degli eroi perché non avrebbero potuto fare di più. Non erano professionisti, erano totalmente impreparati da questo tipo di tragedia”.
Il pensiero di Paolo Campolo è rivolto soprattutto alle famiglie distrutte dal dolore: “Dobbiamo appoggiare i genitori che hanno perso i figli, non solo ora ma anche in futuro”. La cittadina svizzera dove vive è cambiata per sempre: “Crans-Montana è buia, non è la stessa. Ci vorrà tempo”.
L’intervento si è concluso con un appello alla verità e alla giustizia: “Abbiamo voglia di scoprire la verità, credo nella giustizia e spero che le indagini avanzino. Ho speranza che troveremo la verità”.
Riguardo la strage in Svizzera, nelle scorse settimane Roberta Bruzzone ha espresso parole durissime nei confronti di Jessica Moretti, co-titolare del locale che sarebbe andata via con l’incasso della serata. Flavio Briatore, da imprenditore, ha spiegato invece perché il locale non avrebbe dovuto avere la licenza.
