Matteo Materazzi è stato ospite di Verissimo nella puntata di domenica 25 ottobre 2026, dove ha raccontato a Silvia Toffanin come sta affrontando la Sla, la malattia che gli è stata diagnosticata nel settembre 2024. L’ex calciatore e procuratore sportivo è appena rientrato da un soggiorno di un mese e mezzo negli Stati Uniti, dove ha avuto accesso a una terapia sperimentale personalizzata. Al suo fianco c’era la moglie Maura Soldati, con cui condivide una storia lunga trent’anni. Durante l’intervista, la coppia ha parlato delle difficoltà quotidiane, della speranza legata al nuovo trattamento e del desiderio di rendere queste cure accessibili anche in Italia.
Nel salotto di Canale 5, Matteo Materazzi ha descritto l’impatto della malattia sulla propria vita, senza nascondere la durezza di quello che sta vivendo. “Ho una malattia infame, sono stato un mese e mezzo negli Stati Uniti per una cura sperimentale contro la Sla”, ha raccontato, spiegando di essere riuscito a intraprendere questo percorso anche grazie alla vicinanza di persone che non immaginava potessero aiutarlo.
Il suo obiettivo, ha chiarito, va oltre la propria condizione personale: “La cura non serve a me, serve ai nostri figli. E’ una malattia genetica, oggi è mia ma domani potrebbe essere dei miei figli. Vorrei che ci fosse un’arma per combattere questa malattia”.
Materazzi è consapevole di quanto la Sla possa modificare rapidamente le capacità fisiche. “Ogni giorno ti toglie qualcosa. Oggi ho la voce, tra un mese magari non l’avrò più“, ha detto, invitando a guardare alla sua esperienza senza considerarlo diverso da chiunque altro si trovi ad affrontare una patologia grave.
A 50 anni si considera fortunato per la famiglia che è riuscito a costruire e per gli anni trascorsi in buona salute. La sofferenza più grande, ha spiegato, è vedere i bambini ricoverati in ospedale alle prese con malattie simili. Per sé cerca invece di conservare la voglia di fare e di andare avanti: “Si può soffrire ma bisogna andare avanti con il sorriso”.
La malattia, ha aggiunto, gli ha cambiato profondamente il modo di vivere, ma non gli ha tolto la lucidità e il desiderio di restare attivo, per quanto le sue condizioni glielo consentano. “Nei limiti del possibile cerco di lavorare, mi do da fare: mi piace vivere”, ha raccontato.
Uno dei passaggi centrali dell’intervista ha riguardato il trattamento a cui Materazzi si è sottoposto negli Stati Uniti. Raggiungere questo traguardo ha richiesto un lungo percorso: secondo quanto raccontato dalla moglie, è trascorso circa un anno prima che fosse possibile accedere al trial clinico.
Dopo il trattamento, la coppia ha osservato un possibile rallentamento della progressione della malattia. Maura ha voluto precisare che non è il caso di alimentare aspettative eccessive: “Non vogliamo dare false speranze a nessuno”.
Si tratta di una terapia personalizzata, alla quale Matteo sarebbe stato tra i primi pazienti al mondo ad accedere. L’obiettivo della famiglia è adesso contribuire ad aprire una strada affinché il trattamento possa essere disponibile anche in Italia, senza obbligare altri malati a sostenere un viaggio tanto impegnativo.
Il percorso ha comportato anche difficoltà economiche e logistiche. Per una persona che necessita di assistenza respiratoria, infatti, viaggiare in aereo può richiedere un trasporto sanitario dedicato, con costi molto elevati.
“Con un respiratore non puoi prendere un volo normale. Un volo ambulanza costa 350mila euro”
Materazzi ha raccontato di aver messo a disposizione anche la propria notorietà per cercare di dare visibilità a questa possibilità terapeutica e aiutare altre persone che si trovano nella sua stessa situazione.

Durante la trasmissione, Maura Soldati ha ripercorso le tappe che hanno portato alla diagnosi. I primi segnali erano comparsi mesi prima, quando Matteo aveva iniziato a zoppicare senza che fosse possibile individuare subito la causa.
“La diagnosi è arrivata 2 anni fa, a settembre. Ma già da marzo zoppicava e non si capiva da cosa dipendesse. Poi è arrivata la mazzata. La Sla si scopre andando per esclusione, non c’è un esame che diagnostichi la malattia. Ci abbiamo messo un po’, alla fine abbiamo saputo che si trattava di Sla”
La diagnosi ha cambiato gli equilibri della famiglia, costringendo tutti a confrontarsi con una realtà difficile da accettare. Matteo e Maura hanno scelto di parlarne anche con i figli, sebbene affrontare la malattia di un genitore sia particolarmente doloroso per i più piccoli.
La moglie ha raccontato che il figlio maggiore fatica ad accettare la situazione, perché ha sempre visto il padre come una figura forte. Il più piccolo, invece, sembra affrontarla con un atteggiamento più pragmatico, pur restando la sofferenza.
Accanto alla battaglia contro la Sla c’è anche la storia personale di Matteo e Maura, insieme da circa trent’anni. La coppia ha attraversato momenti difficili e, come ha raccontato l’ex calciatore, si era anche separata prima di ritrovare un equilibrio.
“Ci eravamo separati quando mi sono ammalato. Io ero anche in un periodo di depressione, lei ha avuto la forza di farmi tornare”, ha detto Materazzi, riconoscendo il ruolo fondamentale della moglie nel suo percorso.
Maura ha spiegato che la malattia li ha portati a riscoprire il legame che li unisce: “Con Matteo siamo insieme da 30 anni, è la mia famiglia. Abbiamo riscoperto di amarci molto, nel male ci sono anche situazioni positive”.
Nel corso dell’intervista, Matteo ha parlato anche del legame con il fratello Marco, ex difensore dell’Inter e campione del mondo con la Nazionale italiana nel 2006. Entrambi hanno vissuto da piccoli la perdita della madre, un’esperienza che ha lasciato un segno profondo nelle loro vite.
“Le nostre vite sono state spesso parallele, non si sono mai incrociate molto, ma sapevo che lui c’era. Perdere una mamma da piccolo ti lascia il segno e insieme a lui ce l’abbiamo fatta. Per tutta la vita saremo sempre legati”, ha raccontato Matteo.
