Le recenti dichiarazioni di Enrico Mentana al Festival della Tv di Dogliani hanno acceso un dibattito sul posizionamento editoriale di La7. Il direttore del TgLa7, intervistato sul palco da Mia Ceran, ha analizzato in maniera critica l’identità della rete per cui lavora da 16 anni, parlando di una trasformazione marcata e di scelte editoriali precise che hanno portato vantaggi agli ascolti ma anche una netta caratterizzazione politica.
“La7 è diventata la tv anti-Meloni, è evidente a tutti. È la nuova Rai3, ha un’identità forte” ha affermato Mentana durante il suo intervento, tenutosi l’ultimo giorno della quindicesima edizione del Festival. descrivendo una situazione che definisce “la più marcata” mai vissuta dall’emittente. Il giornalista ha sottolineato come tutti i programmi serali abbiano la stessa impostazione, gli stessi ospiti, lo stesso orientamento, fornendo dati concreti per corroborare la sua analisi.

Mentana argomenta che nell’ultimo anno solare Elly Schlein sarebbe stata invitata almeno un centinaio di volte nei programmi di La7, mentre Guido Crosetto solo due volte. Un divario che il direttore utilizza per spiegare il concetto di “tv anti-Meloni”. In parallelo, anche Giuseppe Conte avrebbe ricevuto circa cento inviti, contro le quaranta presenze di Italo Bocchino, tanto da far dire a Mentana con ironia: “Mi verrebbe da dire: vieni avanti Bocchino”.
Secondo il giornalista, questa linea editoriale asseconda “quello che il telespettatore di La7 vuole vedere e sentire”, ma crea una situazione dove “Un elettore del centrodestra non può guardare i programmi di La7 sentendosi a casa”.
“Non vedo più trasmissioni in cui tutti gli ospiti si sentono a casa: qui uno si sente a casa, l’altro in trasferta; uno in poltrona e l’altro sui carboni ardenti. Da nessuna altra parte è tutto così netto e marcato. Mi pare evidente evidente che si è voluto fare di La7 una nuova Rai 3, senza però che esistano una nuova Rai 2 e una nuova Rai 1”.
Il direttore del TgLa7 ha riconosciuto il merito di questa strategia a chi guida l’emittente: “”Chi guida La7 è stato bravissimo. È stato bravissimo Urbano Cairo ed è stato bravissimo Andrea Salerno. Ciò che si vede, però, è che questa scelta ha portato vantaggi agli ascolti””. Una linea editoriale vincente dal punto di vista commerciale, dunque, ma che secondo Mentana rischia di creare il bisogno di un’altra rete con uno schieramento opposto.
Non è mancata una critica più o meno velata al presidente di Cairo Communication. Quando Mia Ceran ha ricordato che proprio Cairo, a Dogliani, aveva dichiarato di aver “addolcito” La7 rispetto ai tempi di Santoro e Gad Lerner, sostituendoli con Augias e Cazzullo, Mentana ha replicato con una precisazione storica: “È vero che quando è arrivato lui c’erano Lerner e Santoro, ma io ricordo che c’erano anche Facci e Porro. E lui stesso portò Paragone e Sottile”.
Secondo il direttore, la “selezione della specie del conduttore de La7, per ragioni editoriali precise, ha portato la rete ad essere la nuova Rai3”.
Mentana ha comunque rivendicato con forza l’autonomia del suo telegiornale: “Cairo mi ha sempre dato massima libertà. Non mi ha mai detto cosa dovessi fare o non fare. In 16 anni l’ho visto una volta sola nei miei studi, quando è morto Silvio Berlusconi, per portare la sua testimonianza”. E sulla sua linea editoriale ha aggiunto: “Io non do pagelle, se Giorgia Meloni ha ragione, ce l’ha e basta. La mia missione è raccontare la realtà nel modo più rigoroso possibile”.
Come riporta Repubblica, il giornalista ha anche espresso una preoccupazione più ampia sul giornalismo contemporaneo: secondo lui si è ridotto lo spazio per un confronto equilibrato tra posizioni politiche diverse perché “Si asseconda lo spirito dei social network, una logica binaria terrificante: o è bianco o è nero, o hai torto o hai ragione, o sei un nemico o hai sempre ragione”. Una dinamica che rischia di trasformare il giornalismo “In una forma di tifoseria”.
Guardando al futuro, Mentana ha lanciato un monito: “Il rischio è che se dovesse vincere il centrosinistra, La7 diventi una tv di governo”. Un’eventualità che secondo il direttore rappresenterebbe un problema speculare rispetto all’attuale posizionamento di opposizione.
Roberto Natale, consigliere di amministrazione della Rai, ha colto l’occasione per un riferimento alla tv pubblica: “Le parole di Mentana, che ha definito La7 nuova Rai3, meritano attenzione. Le linee guida editoriali votate dal Cda Rai più di un anno fa ponevano al primo posto l’esigenza di restituire un’identità definita a Rai2 e a Rai3. La Rai deve far capire che punta a riprendersi almeno in parte il pubblico uscito, anziché farsi tentare da improprie imitazioni di Rete4”.
Visualizza questo post su Instagram
