La morte di Abderrahim Fakir durante un intervento di polizia a Bologna continua a suscitare forti polemiche, ma nelle ultime ore il dibattito si è allargato anche al mondo dell’informazione. A finire al centro della discussione è infatti la decisione della Tgr Emilia-Romagna di non trasmettere un servizio già realizzato sulla vicenda. Una scelta che ha provocato la protesta congiunta delle rappresentanze sindacali dei giornalisti, mentre sul fronte giudiziario proseguono gli accertamenti della Procura per ricostruire con precisione quanto accaduto negli ultimi minuti di vita del quarantaduenne.
Uomo morto durante fermo a #Bologna. Applicato lo scudo per gli agenti: 2 poliziotti e 4 sanitari coinvolti. I PM: fatti più estesi rispetto ai video.#Tg1 Elena De Vincenzo pic.twitter.com/pMAFi3NLRN
— Tg1 (@Tg1Rai) July 20, 2026
Secondo la nota diffusa il 20 luglio dal Comitato di Redazione della Tgr Emilia-Romagna, dal Coordinamento dei Cdr della Tgr, da Usigrai, dall’Associazione della Stampa Emilia-Romagna e dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, come riportato da FNSI, il servizio dedicato alla morte di Fakir sarebbe dovuto andare in onda nell’edizione serale del telegiornale regionale, ma sarebbe stato fermato per decisione del direttore della testata.
Il servizio era stato affidato a un giornalista della redazione di Bologna. Nel montaggio erano presenti le immagini e l’audio dell’uomo durante le fasi dell’intervento di polizia, mentre chiedeva ripetutamente aiuto. Si trattava di filmati che, secondo i sindacati, erano già ampiamente circolati online e ripresi dalle principali testate nazionali.
La ricostruzione dei rappresentanti dei giornalisti racconta che, durante la revisione del servizio, al redattore sarebbe stato chiesto, su indicazione della direzione, di eliminare alcune immagini che mostravano Fakir ormai privo di vita e di sostituire l’espressione “intervento violento”. Il giornalista non avrebbe condiviso queste modifiche e avrebbe comunicato l’intenzione di ritirare la propria firma, possibilità prevista dal contratto di lavoro.
La cronologia ricostruita nella nota è uno degli elementi più contestati. Il servizio sarebbe stato consegnato alle 19.13, ventiquattro minuti prima dell’inizio del telegiornale delle 19.37. Sebbene fosse stato annunciato tra i titoli principali dell’edizione, durante la diretta sarebbe stato progressivamente rinviato con la motivazione che erano ancora in corso confronti sulla sua trasmissione. Quando il telegiornale era già iniziato da dodici minuti, alla conduttrice sarebbe stata consegnata una breve notizia da leggere accompagnata soltanto da due brevi spezzoni del video.
Per Cdr, Usigrai, Assostampa e Fnsi la scelta ha avuto conseguenze rilevanti sulla credibilità del servizio pubblico. Le stesse immagini raccolte dalla troupe regionale sono infatti state successivamente utilizzate dal Tg1, mentre il pubblico dell’Emilia-Romagna non ha potuto vedere il servizio originariamente preparato. Anche sul sito della Tgr, sempre secondo la denuncia sindacale, il materiale video non sarebbe comparso fino a oltre le 22.30, quando è stato pubblicato un contenuto redazionale differente.
La direzione della Tgr ha però fornito una versione diversa dei fatti. In risposta alle richieste di chiarimento avanzate dalle rappresentanze sindacali, il direttore avrebbe sostenuto che il testo non fosse stato sottoposto alle verifiche previste dall’ordine di servizio. I giornalisti replicano che il testo era stato trasmesso al responsabile di turno alle 19.05.
Tra le motivazioni indicate dalla direzione figurerebbe anche l’assenza della posizione ufficiale della Questura di Bologna. I rappresentanti sindacali osservano però che la nota della Polizia sarebbe arrivata soltanto alle 19.22, quando il servizio era già stato montato, e che la dichiarazione avrebbe comunque potuto essere letta in studio dalla conduttrice al termine del servizio.
Sono stati inoltre contestati alcuni riferimenti presenti nel racconto giornalistico, come il fatto che Fakir soffrisse di asma, oltre alle descrizioni relative a ecchimosi, sanguinamento e trascinamento del corpo. Secondo il Comitato di Redazione, questi elementi erano frutto dell’osservazione diretta del giornalista sul luogo dei fatti, mentre la condizione di salute dell’uomo trovava riscontro nelle dichiarazioni raccolte tra familiari e conoscenti.
Mentre prosegue il confronto interno al servizio pubblico, la magistratura sta cercando di chiarire cosa sia realmente accaduto in via Svevo, nel quartiere Pilastro di Bologna. La Procura, guidata da Paolo Guido, ha aperto un procedimento iscritto nel registro “45 bis”, previsto dalle recenti modifiche normative e destinato alle annotazioni preliminari. Al momento non risultano persone formalmente indagate.
Nel registro sono stati inseriti sei nominativi: i due agenti di polizia intervenuti e i quattro operatori del 118 presenti sul posto. Si tratta di un passaggio tecnico che permette agli investigatori di svolgere tutti gli accertamenti con le necessarie garanzie di legge, senza attribuire automaticamente responsabilità penali ai soggetti coinvolti.
Ecco il testo integrale del comunicato
