Elettra Lamborghini si è già pentita della sua intervista a Belve andata in onda ieri 21 aprile 2026 su Rai2. Il motivo lo ha spiegato lei stessa in una serie di stories di Instagram sottolineando che non avrebbe dovuto accettare perché sta attraversando un periodo impegnativo e questo inevitabilmente ha avuto un impatto sulle risposte che ha dato.
In una prima storia pubblicata dopo le interviste, Elettra ha scherzato: “Adesso capisco perché non firmai la liberatoria” – riferendosi a quando nel 2022 fu intervistata già una volta, ma su consiglio del suo legale impedì la messa in onda dell’intervista. In una storia successiva Elettra ha argomentato:
“No, non mi è piaciuta l’intervista, ma faccio mea culpa… non avrei dovuto accettare sapendo che in questo momento sono in burnout totale”
Il risultato, spiega, è un’intervista dai toni eccessivi: “Ma io lo sapevo (che sarebbe andata così) non ci ho dormito per giorni. Direi che ho imparato la lezione: non accettare interviste quando sono sull’orlo dell’esaurimento”. Insomma, Elettra avrebbe preferito raccontarsi con uno stato emotivo e psicologico diverso.

Lamborghini non ha spiegato le ragioni del suo burnout, ma ipotizziamo che il recente susseguirsi di impegni professionali abbia contribuito ad uno stato di stress: prima Sanremo, poi Canzonissima, poi un’apparizione televisiva dietro l’altra, e poi a breve c’è Eurovision, di cui è co-conduttrice. Alcune settimane fa poi, è finita in ospedale a causa di problemi di salute cronici..
Con Francesca Fagnani Elettra Lamborghini ha parlato del suo orientamento sessuale, ma anche della sua sfera intima, tirando fuori termini un po’ sopra le righe. Ha detto anche che pur amando suo marito ha avuto una cotta, da ragazzina, per Alessandro Borghese. L’intervista sui social ha avuto un’accoglienza mista, tra chi ha apprezzato la spontaneità di Elettra e chi invece, al contrario, ha criticato l’artista definendola “infantile” ed eccessivamente costruita, come se fosse stata fagocitata dal suo stesso personaggio.
Qui vi raccontiamo perché la prima volta a Belve non firmò la liberatoria.
