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Home » TV » TV News » Perché la Russia non partecipa alle Olimpiadi invernali 2026 (non c’entra solo la guerra)

Perché la Russia non partecipa alle Olimpiadi invernali 2026 (non c’entra solo la guerra)

Riepiloghiamo insieme le motivazioni per cui gli atleti russi (e bielorussi) non potranno gareggiare per la propria nazione a Cortina
Simone FrigerioDi Simone Frigerio9 Febbraio 2026
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Russia ai giochi olimpici
Russia ai giochi olimpici (depositphotos)
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Alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 la Russia non è presente coi propri colori nazionali. Nessuna bandiera, nessun inno, nessun riferimento ufficiale allo Stato russo (né a quello bielorusso). Una scelta che non nasce solo dalla guerra in Ucraina, ma da una violazione formale dei principi fondanti del movimento olimpico, come stabilito dal Comitato Olimpico Internazionale (CIO).

La sospensione della Russia dai Giochi olimpici è stata formalizzata nell’ottobre 2023, circa venti mesi dopo l’invasione dell’Ucraina iniziata subito dopo le Olimpiadi di Pechino 2022. Anche la Bielorussia è stata colpita dalla stessa misura, in quanto ritenuta sostenitrice dell’azione militare russa.

Tuttavia, il motivo giuridico decisivo non è stato direttamente il conflitto armato. Il CIO ha chiarito che il punto di rottura è avvenuto quando il Comitato Olimpico Russo ha incorporato sotto la propria autorità alcune organizzazioni sportive situate in territori ucraini occupati – come Donetsk, Kherson e Luhansk. Secondo il CIO, questa mossa ha costituito una violazione della Carta Olimpica, in quanto lesiva dell’integrità territoriale del Comitato Olimpico Nazionale dell’Ucraina.

Nonostante l’esclusione ufficiale, alcuni atleti russi e bielorussi saranno comunque presenti ai Giochi 2026, ma solo a titolo individuale e sotto una denominazione neutrale. Gareggeranno infatti sotto la sigla AIN – Athlètes Individuels Neutres (Atleti Individuali Neutrali), la stessa formula adottata alle Olimpiadi di Parigi 2024.

Gli atleti AIN:

  • non possono competere in gare a squadre (quindi niente hockey su ghiaccio, curling o pattinaggio artistico a squadre);
  • non possono usare bandiera o inno olimpico neutrale tradizionale;
  • sfilano sotto un emblema AIN e con un inno strumentale appositamente designato dal CIO;
  • devono dimostrare di non aver sostenuto attivamente la guerra né violato la “missione di pace” olimpica.

A Milano-Cortina sono previsti 20 atleti AIN: 13 russi e 7 bielorussi, distribuiti in sport individuali come sci alpino, fondo, pattinaggio di figura, short track, slittino, pattinaggio di velocità e sci alpinismo. L’iter di ammissione è complesso:

  • l’atleta deve essere proposto dalla federazione internazionale di riferimento (FIS, ISU, FIL, ISMF, ecc.);
  • deve superare una verifica di idoneità;
  • viene infine valutato da una commissione indipendente nominata dal CIO.

Non sono mancate polemiche: un’inchiesta della BBC ha sostenuto che alcuni atleti russi ammessi avrebbero legami con le forze armate o interazioni online a favore della guerra, in potenziale contrasto con i criteri fissati dal CIO.

Alcune federazioni internazionali – in particolare la FIS (sci) e la FIL (slittino) – avevano imposto un bando totale agli atleti russi e bielorussi per motivi di sicurezza e ordine pubblico.
La Russia ha però fatto ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport (CAS), che nel dicembre 2024 ha annullato parte di questi divieti, consentendo la partecipazione limitata di atleti neutrali.

Non è la prima volta che la Russia partecipa ai Giochi sotto altra denonminazione. A Tokyo 2021 e a Pechino 2022 gli atleti russi hanno infatti gareggiato sotto l’egida del ROC (Russian Olympic Committee), a causa dello scandalo sistemico sul doping di Stato, riacceso dal caso della pattinatrice quindicenne Kamila Valieva.

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