Raffaele Sollecito prende posizione sul caso di Garlasco e sulla vicenda giudiziaria di Alberto Stasi. Ospite di Silvia Toffanin a Verissimo, l’ingegnere informatico, assolto in via definitiva dall’accusa per l’omicidio di Meredith Kercher, ha parlato della propria esperienza giudiziaria e del motivo per cui si sente vicino alla storia del fidanzato di Chiara Poggi, condannato in via definitiva per il delitto. Sollecito ha anche rivelato di avergli scritto una lettera in carcere per manifestargli la propria vicinanza.
Nel corso dell’intervista, Sollecito ha chiarito di non voler sovrapporre la propria vicenda a quella di Stasi, ma di riconoscere in entrambe una questione che considera fondamentale: il rispetto dei diritti di chi affronta un processo e la possibilità che i dubbi vengano valutati senza pregiudizi.
“Io non mi paragono a Stasi ma all’ingiustizia che c’è dietro, il non voler rispettare un dubbio, un dubbio tale che porta a dire che quella persona non può essere colpevole”
Sollecito ha poi espresso apertamente la propria convinzione sull’innocenza di Stasi, condannato per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. “Per me lui è innocente perché non c’è mai stata una prova contro di lui”, ha dichiarato.
Una posizione che nasce anche da ciò che Sollecito sostiene di aver vissuto personalmente durante il lungo procedimento giudiziario legato al caso della studentessa inglese uccisa a Perugia nel novembre 2007. Dopo anni di processi, è stato assolto definitivamente dalla Cassazione nel 2015.

Sollecito ha raccontato di aver cercato un contatto con Stasi attraverso una lettera, con la quale voleva fargli sapere di credere nella sua innocenza. Non sa, però, se il messaggio gli sia stato effettivamente consegnato.
“Io gli ho scritto una lettera in cui gli dico questo, che credo alla sua innocenza. Lui non mi ha mai risposto, ma non so neanche se gli sia mai arrivata la mia lettera”
Il gesto rappresenta, nelle intenzioni di Sollecito, un modo per esprimere solidarietà a una persona che si trova al centro di una vicenda giudiziaria molto discussa. L’ingegnere ha sottolineato quanto sia importante interrogarsi sulle garanzie offerte dallo Stato e sulla possibilità che un procedimento penale condizioni profondamente la vita di chi lo affronta.
Durante l’intervista, Sollecito ha ripercorso anche le conseguenze che la vicenda di Perugia continua ad avere sulla sua vita, a quasi vent’anni dall’omicidio di Meredith Kercher.
“Sono passati 19 anni, ha condizionato la mia vita. Ha sconvolto la mia vita e la mia visione del mondo”, ha spiegato. “Mi sento più libero di altri dai pregiudizi ma sostanzialmente mi sento ancora prigioniero di uno stigma che mi perseguita”, ha affermato.
Un’esperienza che, secondo il suo racconto, ha alimentato una profonda sfiducia nelle istituzioni italiane. “C’è stata la volontà precisa delle istituzioni stesse di ignorare la profonda ingiustizia sui miei diritti”.
È anche alla luce di questo percorso personale che Sollecito ha scelto di intervenire sul caso di Alberto Stasi, esprimendo una posizione netta sulla sua innocenza.
Visualizza questo post su Instagram
