A diciannove anni dalla strage di Erba, Olindo Romano è tornato a parlare del massacro di Raffaella Castagna, Paola Galli, il piccolo Youssef Marzouk e Valeria Cherubini, ribadendo la sua versione di innocenza nonostante la condanna definitiva, Durante un’intervista rilasciata in esclusiva a Bruno Vespa nella puntata di Cinque Minuti in onda stasera 16 aprile, Romano ha cercato di giustificare la confessione resa all’indomani del fatto, definendola indotta
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“Questo è possibile perché l’avvocato che avevamo allora ci aveva consigliato questa strategia qui”,
Secondo Olindo, gli inquirenti avrebbero prospettato a lui e alla moglie Rosa Bazzi un futuro giudiziario molto meno gravoso in cambio della ammissione di colpevolezza:
“A me avevano prospettato 4-5 anni di carcere.
Il giornalista ha poi incalzato Romano sui dettagli macabri e precisi contenuti nelle prime confessioni, come l’uso di cuscini per soffocare i lamenti delle vittime, particolari che all’epoca sembravano ignoti persino agli investigatori. La replica di Olindo è stata che tali dettagli fossero casuali o suggeriti dalle circostanze del momento:
“Perché in quel momento lì noi dovevamo confessare qualche cosa e allora automaticamente quello che ti capitava andava bene e abbiam tirato in ballo quei cuscini per quello”
Anche riguardo alla celebre e inquietante frase attribuita a Rosa Bazzi (“Più la colpivo, più mi sentivo sollevata“), Olindo non ne nega la paternità ma ne mette in dubbio il contesto, sostenendo che provenisse da un colloquio con lo psichiatra Picozzi che sarebbe stato manipolato:
“Quella frase lì è di mia moglie… ma tutto il filmato che ha fatto Picozzi l’han sempre fatto vedere tagliato. Mancano dei pezzi”
Un altro punto centrale dello scontro ha riguardato le prove scientifiche, in particolare la traccia di sangue della vicina di casa Valeria Cherubini trovata sull’auto dei coniugi. Romano ha ribadito l’ipotesi di una contaminazione o di una manipolazione da parte delle forze dell’ordine:
“Possono avercela portata i carabinieri, è una possibilità… non avendo trovato niente, i carabinieri cosa han fatto? Sono andati a prendere una traccia di sangue che avevano loro da qualche parte, l’hanno messa in una di quelle quattro provette”
Infine, l’intervista ha toccato il tema del perdono e della testimonianza di Mario Frigerio, l’unico sopravvissuto che riconobbe Olindo come suo aggressore. Romano ha liquidato il riconoscimento come frutto di condizionamenti: “Io penso che Frigerio… era confuso. Gli avevano confuso i ricordi”
Sulla questione del mancato pentimento nei confronti della famiglia Castagna, l’uomo è rimasto fermo sulla sua posizione di estraneità ai fatti:
“Se non siamo stati noi, automaticamente che scuse gli facciamo?”
Olindo ha concluso spiegando di non aver mai pensato di scusarsi nemmeno per il dolore causato in particolare al padre di Raffaella, dalle bugie processuali, poiché non immaginava che la vicenda giudiziaria si sarebbe protratta così a lungo.
