Scontro in televisione tra Bruno Vespa e Sabrina Brizzola, coordinatrice nazionale dell’Unione degli Universitari (UDU), sul diritto allo studio, la dispersione scolastica e il finanziamento delle borse di studio. La rappresentante degli studenti ha contestato le carenze del sistema italiano nel garantire l’accesso all’istruzione, mentre Vespa ha replicato richiamando i progressi compiuti nella riduzione dell’abbandono scolastico e invitando la giovane a documentarsi prima di intervenire nel dibattito pubblico.
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La rappresentante dell’UDU ha contestato la capacità del sistema italiano di garantire concretamente il diritto allo studio, indicando nell’abbandono scolastico uno dei segnali delle sue carenze. «Il diritto allo studio però in questo momento in Italia non è garantito perché c’è un tasso d’abbandono scolastico molto alto», ha dichiarato. Vespa ha contestato questa ricostruzione, sostenendo che i dati mostrino un miglioramento significativo della situazione italiana e un anticipo rispetto agli obiettivi europei.
“C’è il massimo recupero storico di abbandono scolastico. Noi siamo con un anno di anticipo rispetto ai target dell’Unione Europea”
Il giornalista ha poi rivolto alla giovane un richiamo diretto sulla preparazione necessaria per affrontare un dibattito pubblico:
“Quindi quando parlate, voi giovani, per favore documentatevi prima. Questo lavoro è fatto anche di studio, capisce? […] Quindi quando venite qui o altrove, venite preparati, dovete studiare.”
La discussione si è spostata quindi sulle borse di studio universitarie, con la portavoce dell’UDU che ha denunciato le difficoltà del sistema di finanziamento e la mancata copertura delle richieste degli studenti aventi diritto. «L’Italia è l’unico paese in Europa che non copre tutte le borse di studio degli studenti universitari. Questo è un dato che se qualcuno può confutarmi sono contenta di ascoltare», ha affermato.
Alla replica secondo cui sarebbe proprio l’anno in corso ad aver segnato il raggiungimento della copertura per tutti gli idonei, la rappresentante studentesca ha risposto con una battuta polemica: “Ma questo non lo so, forse su Marte sta scritto“. Ha quindi aggiunto che le borse di studio relative all’anno precedente non sarebbero ancora arrivate agli studenti interessati: «Non sono ancora arrivate le borse di studio per gli studenti universitari dello scorso anno».
A difesa dei risultati raggiunti sul fronte dell’istruzione è stato infine richiamato il calo della dispersione scolastica, indicata nel passaggio dal 14% di sei anni fa al 7% attuale. Nel corso del confronto è stata inoltre sostenuta la necessità di considerare prioritaria la sicurezza dei cittadini nelle strade, rispetto ai rischi legati a disordini e violenze.
Di fatto, l’abbandono scolastico precoce in Italia è sceso all’8,2% nel 2025, contro il 9,8% del 2024. Come rileva l’ISTAT nel Rapporto annuale 2026, il Paese ha così raggiunto in anticipo l’obiettivo europeo per il 2030, fissato sotto il 9%, scendendo anche al di sotto della media dell’Unione europea, pari al 9,1%. Il miglioramento è significativo, ma non significa che il problema sia risolto: restano forti differenze territoriali e sociali. Nel 2025, per esempio, il tasso di abbandono precoce raggiungeva il 13,7% nelle Isole, mentre tra i giovani con cittadinanza straniera arrivava al 26,2%, contro il 6,7% registrato tra quelli italiani. I dati confermano quindi i progressi sottolineati durante il confronto televisivo, senza esaurire la questione più ampia delle disuguaglianze nell’accesso all’istruzione.
Sul fronte del diritto allo studio universitario, il nodo riguarda invece la copertura delle borse e la loro effettiva erogazione. Secondo la rilevazione del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) sull’anno accademico 2024/2025, sono state assegnate complessivamente 299.618 borse di studio, con una copertura nazionale del 99,8% degli studenti idonei. Sedici regioni su 21 hanno raggiunto il 100%: tra quelle che non hanno coperto tutti gli aventi diritto figurano la Lombardia, con il 98,6%, e il Molise, con il 94,9%. Il quadro è dunque migliorato rispetto all’anno precedente, ma la copertura non è ancora totale su scala nazionale. Va inoltre distinta l’assegnazione della borsa dal pagamento effettivo: il riconoscimento del beneficio non implica necessariamente che lo studente abbia già ricevuto il denaro. Per questo, il calo dell’abbandono scolastico non basta da solo a stabilire se il diritto allo studio universitario sia pienamente garantito
