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Home » TV » Un miliardo a Montecarlo: l’incredibile vita da giocatore di Emilio Fede

Un miliardo a Montecarlo: l’incredibile vita da giocatore di Emilio Fede

Emilio Fede e la sua vita da giocatore: vincite miliardarie, rischi, passioni e scommesse che hanno segnato il giornalismo e la TV italiana.
RedazioneDi Redazione17 Settembre 2025
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Il giornalista, scomparso a 94 anni, ha intrecciato la sua intera esistenza, professionale e privata, con la passione per il gioco, trasformandola in una vera e propria filosofia di vita.

Il sipario sulla vita di Emilio Fede è calato con i funerali celebrati il 4 settembre 2025 a Milano, pochi giorni dopo la sua scomparsa avvenuta il 2 settembre all’età di 94 anni. “Siamo qua per l’ultima diretta di papà”, ha commentato con toccante lucidità la figlia Sveva, racchiudendo in una frase l’essenza di un uomo che ha fatto della cronaca e della diretta televisiva il suo marchio di fabbrica. Ma oltre al volto noto del Tg4, alle gaffe e agli scoop, il lascito di Fede è indissolubilmente legato a un tratto profondamente personale e iconico: la sua viscerale passione per il gioco d’azzardo.

Un amore sincero, a tratti doloroso, che non è stato un semplice passatempo, ma la lente attraverso cui interpretare l’intera esistenza. Per lui, il gioco non era una malattia, ma un autentico modo di essere, una filosofia che ha permeato ogni aspetto della sua vita, dal tavolo verde alla direzione di un telegiornale.

Questa visione del mondo è stata lucidamente cristallizzata nel suo libro del 1998, “Privé. La vita è un gioco”, un vero e proprio testamento spirituale anticipato in cui l’autore paragona la vita reale a quella dei casinò: ogni scelta è una scommessa, il confine tra il successo e la rovina è sottilissimo, e tanto vale rischiare per essere protagonisti del proprio destino.

La sua frequentazione dei tavoli verdi non è mai stata un mistero. I privé di Saint Vincent, Campione d’Italia e Montecarlo sono stati per decenni il suo habitat naturale, un palcoscenico dove si sono consumati trionfi e cadute. La sua fama di giocatore raggiunse l’apice nel 1998, quando realizzò una vincita leggendaria: un miliardo di lire al casinò di Montecarlo.

Un colpo da maestro che finì su tutti i giornali, ma che portò con sé anche l’ombra dei guai giudiziari, con un’accusa di associazione a delinquere dalla quale fu successivamente e completamente assolto. D’altronde, quella del gioco era una medaglia a due facce: alle cifre stratosferiche vinte si contrapponevano, per sua stessa ammissione, perdite altrettanto ingenti che gli causarono non pochi problemi.

Erano gli anni ’80 e ’90, un’epoca in cui il fascino delle case da gioco era legato a un’esperienza esclusiva e a un’atmosfera quasi cinematografica, un mondo fatto di rituali e tensioni palpabili che era molto più di una moderna questione di bonus e giocate ai casinò online. Era un teatro in cui Fede si muoveva con la disinvoltura di un attore consumato, consapevole che ogni puntata poteva rappresentare la svolta o il baratro.

Questa propensione al rischio, tuttavia, non rimase confinata alle sale da gioco, ma ebbe ripercussioni dirette e profonde sulla sua carriera. Nel 1984, un “azzardo” gli costò il posto in RAI. Il suo coinvolgimento in un’indagine su una presunta bisca clandestina, legata a personaggi da romanzo e giri di truffe, indusse la televisione di Stato ad accompagnarlo alla porta, sebbene formalmente non fu mai licenziato e, anche in quel caso, venne poi assolto da ogni accusa. Fu l’emblema di come la sua vita mondana e la sua attrazione per il rischio fossero mal tollerate in un ambiente che allora prediligeva un grigiore scambiato per autorevolezza.

Ma Fede era così: trasferì la sua mentalità da giocatore anche nel giornalismo, trasformando l’azzardo in una strategia editoriale. Fu lui a “scommettere” sulla diretta a oltranza per la tragedia di Vermicino, inaugurando la cosiddetta “tivù del dolore” e segnando un prima e un dopo nella televisione italiana. Fu ancora lui a intuire prima di altri la portata storica e popolare di Tangentopoli, trasformando Paolo Brosio nell’iconico inviato davanti al tribunale di Milano. Vinse un’altra scommessa giornalistica con il racconto della prigionia degli aviatori Bellini e Cocciolone, trasformati in eroi nazionali sotto i riflettori del suo telegiornale.

Anche negli aspetti più privati, l’indole del giocatore emergeva con forza. Sebbene noto tifoso del Milan vicino a Berlusconi, in gioventù era stato un appassionato juventino. Ma il suo rapporto più singolare con il mondo dello sport era legato alle scommesse. Negli anni Novanta, era celebre in redazione a Mediaset per la sua abitudine di chiedere informazioni sullo stato di forma di squadre di campionati sconosciuti. Non avendo internet a casa, era solito fare diverse telefonate serali alla redazione sportiva per farsi leggere i risultati delle innumerevoli partite su cui aveva puntato, mantenendo sempre un tono gentile anche quando le notizie erano negative.

In tarda età, pur dichiarando di aver smesso di giocare da circa trent’anni, il suo interesse per quel mondo non si spense mai, come quando chiamò il sindaco di una città sede di una casa da gioco per informarsi sull’andamento degli affari. Nel corso della sua vita ha guadagnato cifre incredibili per un giornalista, stimate in circa 25 milioni di euro, ma ne ha anche perse molte al tavolo verde. Alla fine, Emilio Fede ha abbandonato il tavolo. Non ha stravinto la partita, ma come ogni giocatore che si rispetti ha saputo rimanere in gioco fino all’ultimo, chiudendo la sua scommessa terrena decisamente in attivo.

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