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Home » Film » Recensioni film » Damsel, la recensione: una principessa action per la generazione Z

Damsel, la recensione: una principessa action per la generazione Z

La recensione di Damsel, il film fastasy Netflix diretto da Juan Carlos Fresnadillo e con protagonista Millie Bobby Brown.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana8 Marzo 2024
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Millie Bobby Brown in Damsel
Millie Bobby Brown in Damsel (fonte: Netflix)
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Il film: Damsel, 2024. Diretto da: Juan Carlos Fresnadillo. Cast: Millie Bobby Brown, Angela Bassett, Robin Wright, Ray Winstone, Nick Robinson. Genere: Fantastico. Durata: 85 minuti. Dove l’abbiamo visto: in anteprima stampa su Netflix in lingua originale.

Trama: Elodie viene data in sposa ad un principe in una terra lontana, ma dietro la lussuosa corte ed i sorrisi della regina si nasconde qualcosa di oscuro e sinistro. Qualcosa che la giovane donna sarà costretta a combattere con tutte le sue forze…


Annunciato già da qualche mese, tra i nuovi arrivi più attesi su Netflix c’era Damsel, ulteriore collaborazione tra il colosso dello streaming e Millie Bobby Brown, giovane promessa lanciata da Stranger Things (poi protagonista anche di Enola Holmes). Come vedremo in questa recensione di Damsel, il film diretto da Juan Carlos Fresnadillo è un prodotto a suo modo piuttosto particolare: ha tutte le caratteristiche più abusate di un certo tipo di opere d’intrattenimento pensate per le generazioni di oggi – tra cui in particolare un’eroina coraggiosa ed intelligente capace di cavarsela in tutte le situazioni più difficili, che non ha bisogno dell’aiuto dell’interesse amoroso di turno – ma sembra anche guardare alle favole del passato, a quelle avventure ingenue, un po’ Fantaghirò un po’ (quel cult di) Dragonheart. Quello di Damsel è un mix di moderno e nostalgico che funziona in una prima parte intrigante al punto giusto, ma che perde di mordente sul finale, tra svolte e colpi di scena decisamente prevedibili. Ad ogni modo, il film con Millie Bobby Brown catturerà il pubblico per cui è destinato, che farà il tifo per un’eroina capace di cavarsela grazie ad un grande cuore e all’ingegno, sorvolando su certe mancanze della trama e sullo scontatissimo finale.

I principi non salvano, ma condannano

Un scena di Damsel
Un scena di Damsel (fonte: Netflix)

Elodie è la figlia maggiore del Signore di una terra sperduta, poverissima e devastata da inverni sempre più rigidi. La situazione pare disperata ma la salvezza arriva in modo del tutto inaspettato: una proposta di matrimonio da parte del sovrani di Aurea per il principe Henry, erede di un ricco regno di cui loro non hanno mai sentito parlare. Elodie accetta subito perché capisce cosa potrebbe significare per la sua gente e si mette in viaggio con tutta la famiglia: suo padre, la sua matrigna e la sorellina Floria.

Arrivati a destinazione Elodie e i suoi vengono accolti in pompa magna, tra sfarzo ed incredibili ricchezze. Addirittura il promesso sposo non è nemmeno così male, anzi, Henry sembra genuinamente interessato alla giovane, che inizia subito a ricambiare. Peccato che tra i sorrisi e le moine delle futura famiglia acquisita si nasconda qualcosa di sinistro, ma – con Elodie troppo convinta della buonafede di Henry – l’unica a rendersene conto sembra essere la loro matrigna (Angela Basset). Le cose, infatti, prendono una piega tragicamente inaspettata quando proprio il giorno del matrimonio, durante una cerimonia in onore degli avi della famiglia reale di Aurea, Henry getta Elodie in un pozzo all’interno di una montagna, sacrificandola in nome di una creatura che ha fatto di quelle rocce la sua tana.

Sopravvissuta alla caduta, Elodie si renderà presto conto di dover usare tutte le sue abilità ed il suo ingegno per sopravvivere alla bestia che si aggira nel buio, e che desidera solo incenerirla: un’antichissimo drago a cui vengono immolate le spose dei principi di Aurea, dopo che secoli prima un re aveva osato sfidarlo. Salvarsi sembra impossibile, tra fiumi di fuoco, grotte oscure e pericolosissimi strapiombi, ma Elodie nasconde in sé molte più risorse di quanto si potrebbe mai immaginare…

Una narrazione coinvolgente, almeno all’inizio…

Millie Bobby Brown in Damsel
Millie Bobby Brown in Damsel (fonte: Netflix)

Come vi anticipavamo in apertura quella di Damsel è una storia senza dubbio coinvolgente, soprattutto nella sua prima parte, quando viene descritto l’arrivo di Elodie ad Aurea, e in quella centrale, in cui la giovane protagonista deve cavarsela da sola contro il drago, tra mille insidie. Nella porzione finale la narrazione si fa un po’ troppo affrettata e prevedibile, inciampando in una serie di ingenuità ed errori – a volte, ad esempio, la protagonista se la cava mostrando delle abilità che non ci viene mai detto come abbia acquisito – e in una CGI fin troppo grossolana (quando finalmente possiamo vedere il drago in tutta la sua magnificenza l’impatto è un po’ deludente).

Un scena di Damsel
DUn scena di Damsel (fonte: Netflix)

Detto questo, però, Damsel è una favola un po’ innovativa un po’ vecchio stampo, che prende un serie di buone idee e – pur non sviluppandole sempre al meglio – le usa per catturare il giovane pubblico di riferimento. L’idea di una principessa che si salva da sola non è di certo originalissima, ma la discesa infernale a cui Elodie viene sottoposta ha poco di tradizionale, tra scenari da incubo e un villain a tratti davvero terrificante.
Il finale riporta tutto però sui binari del già visto, e come in ogni fiaba cinematografica che si rispetta l’eroina ha il suo happy ending dopo aver scoperto che anche il più crudele dei mostri nasconde un cuore ferito. Un punto decisamente a favore di Damsel, però, è come venga liquidato il belloccio della situazione, senza alcuna possibilità di redenzione per i suoi crimini.

Milly Bobby Brown: la principessa guerriera

Millie Bobby Brown in Damsel
Millie Bobby Brown in Damsel (fonte: Netflix)

Milly Bobby Brown è favolosa in un personaggio che è un po’ Lara Croft un po’ Sansa ed Arya Stark (viene addirittura dai regni del Nord!) e, al netto di una serie di sequenze e dialoghi esageratamente enfatici, funziona molto bene nel ruolo dell’eroina Elodie. Colpisce anche il prestigioso cast di contorno – la matrigna “buona” è la straordinaria Angela Basset mentre la regina cattiva è interpretata da Robin Wright – che risulta un po’ sprecato vista l’obbligata onnipresenza scenica della protagonista.

Damsel è come dicevamo un miscuglio riuscito in parte di ciò che – secondo le grande case di produzione – può piacere alla generazione Z, e che strizza l’occhio anche al passato, ricalcando i topoi delle fiabe cinematografiche vecchio stile: un po’ Fantaghirò un po’ Ribelle – The Brave e Frozen, un po’ film fantasy anni Novanta (e ci tocca citare nuovamente l’indimenticabile Dragonheart) un po’ racconto young adult per le giovani donne di oggi, che non hanno bisogno di un principe ma si salvano da sole (e danno gioiosamente fuoco a tutti i loro nemici). Le ingenuità narrative ci sono – soprattutto, lo ripetiamo, nel finale – ma il film di Juan Carlos Fresnadillo intrattiene e diverte, e sicuramente riscuoterà il giusto successo su Netflix con il suo target di riferimento.

La recensione in breve

6.5 Intrigante

Damsel è un mix di moderno e nostalgico che funziona in una prima parte intrigante al punto giusto, ma che però perde di mordente sul finale, che risulta un po' prevedibile. Il film di Juan Carlos Fresnadillo intrattiene e diverte, e sicuramente riscuoterà il giusto successo con il suo target di riferimento.

  • Voto CinemaSerieTV 6.5
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Carlotta Deiana
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Nata a Bologna nel 1987, è la coordinatrice editoriale e responsabile social di Cinemaserietv.it, che fa parte del network Digital Dreams Srl che Carlotta ha co-fondato. Dopo essersi laureata nel 2013 in Archeologia e Culture del Mondo Antico presso l'Università degli Studi di Bologna e lavorato in quell'ambito all'estero per qualche anno, torna in Italia per perseguire la sue seconda passione, quella per il cinema e le serie TV, che ha coltivato sin da piccola anche grazie ai genitori amanti del genere horror. Nel 2019 ha frequentato un Master di Comunicazione all'Università degli Studi Roma Tre, finalizzato ad approfondire le sue coscienze sul mondo dei social media e della comunicazione digitale. Negli ultimi cinque anni ha collaborato attivamente con Movieplayer.it come editor e redattrice, per poi co-fondare dei progetti editoriali tutti suoi sotto il network di Digital Dreams Srl.

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