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Home » Film » Recensioni film » The Antisocial Network: la macchina della disinformazione, la recensione del documentario sull’origine dei complottismi

The Antisocial Network: la macchina della disinformazione, la recensione del documentario sull’origine dei complottismi

La recensione di The Antisocial Network: la macchina della disinformazione, l'interessante documentario di Giorgio Angelini e Arthur Jones.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana5 Aprile 2024
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Una scena di The Antisocial Network: la macchina della disinformazione (fonte: Netflix)
Una scena di The Antisocial Network: la macchina della disinformazione (fonte: Netflix)
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Il film: The Antisocial Network: la macchina della disinformazione, 2024. Diretto da: Giorgio Angelini, Arthur Jones. Genere: Documentario, drammatico, true crime. Durata: 123 minuti. Dove l’abbiamo visto: Su Netflix, in anteprima stampa ed in lingua originale.

Trama: Il documentario segue la genesi di 4chan trovando le origini delle maggiori teorie del complotto di oggi.

A chi è consigliato? A chi è affascinato dalle storie di complottismi, ama navigare sul web e apprezza i documentari dalle tinte true crime ma che veicolano messaggi più profondi.


Se c’è una categoria in cui Netflix, sia per quantità sia per qualità di prodotti, non ha davvero paragoni nel mondo della distribuzione streaming è quella dei documentari. L’ultimo arrivato è The Antisocial Network, il docu-film presentato al festival SXSW che analizza le origini da una parte dei più famosi complottismi moderni, in particolare il tanto discusso QAnon, dall’altra dell’oscuro movimento di hacker Anonymous. La cosa più interessante dell’opera diretta da Giorgio Angelini e Arthur Jones (Feels Good Man) è come riesca a far risalire tanto Anonymous che QAnon (e tante altre teorie del complotto) ad un’unica fonte: il forum (anche se sarebbe meglio definirlo imageboard, una bacheca digitale in cui gli utenti postano immagini) 4chan.

Come vedremo in questa recensione di The Antisocial Network: la macchina della disinformazione il documentario disponibile su Netflix è un’investigazione particolarmente ben riuscita su un mondo estremamente complesso ed articolato, che ripercorre la nascita di 4chan e analizza come un certo tipo di immaginario nato sulle sue pagine per scoprire come abbia invaso anche il mondo reale, creando dei veri e propri movimenti. Il docufilm di Angelini e Jones è sviluppato bene ma in maniera estremamente affrettata: gli autori presentano allo spettatore situazioni, intrecci e teorie guidati dalla necessità di una narrazione il più completa possibile. Peccato però che si fatica a star dietro a tutto quello che ci viene detto e quindi ciò che il film ci vuole comunicare perda inevitabilmente di forza.

La nascita di 4chan

Una scena di The Antisocial Network: la macchina della disinformazione (fonte: Netflix)
Una scena di The Antisocial Network: la macchina della disinformazione (fonte: Netflix)

Al centro del docufilm di Angelini e Jones troviamo l’ascesa di 4chan, che dai primi anni 2000 – ispirandosi ad un sito molto simile di origine nipponica – ha connesso centinaia di migliaia di persone dai gusti e dagli interessi diversi. A rendere questo forum unico nel suo genere è come i meme, le battute e più in generale l’immaginario nato al suo interno abbiano acquistato una tale forza da trasmigrare al di fuori del web nel “mondo reale”. Concentrandoci proprio su teorie del complotto – QAnon è una specie di aggregatore di teorie, capace di riunirle e trovare una loro coerenza – sconvolge vedere che siano nate come battute, come scherzi tra amici online, e siano cresciute poi a dismisura e senza controllo.

Se pensiamo a QAnon il documentario ci racconta come sia una delle micce dietro all’assalto al Campidoglio degli Stati Uniti, tra i suoi più convinti sostenitori ci sono infatti rappresentanti dell’estrema destra americana che auspicavano il ritorno alla Casa Bianca di Trump. Anche Anonymus sembra essere nato in seno a 4chan, sviluppandosi sia come collettivo di hacker in grado di prendere di mira le grandi corporazioni che di appassionati di codici desiderosi semplicemente di fare scherzi e di “trollare” (termine nato proprio in questi forum) le vittime di turno.

Un documentario eclettico e coloratissimo

Una scena di The Antisocial Network: la macchina della disinformazione (fonte: Netflix)
Una scena di The Antisocial Network: la macchina della disinformazione (fonte: Netflix)

Dal punto di vista della narrazione il documentario di Angelini e Jones è velocissimo, ricchissimo di immagini, GIF, meme, animazioni che si susseguono l’una all’altra quasi senza soluzione di continuità. The Antisocial Network è coloratissimo e psichedelico, e cattura tanto per l’ecletticità del suo stile quanto per la profondità del discorso che riesce ad imbastire. Peccato, come dicevamo, che la sensazione che spesso ci lascia è quella di una fretta eccessiva. C’è troppo da dire e poco tempo per farlo. In questo caso, forse, il formato migliore per un’investigazione di questo tipo sarebbe stato quello della serie. Con lo spazio giusto certi collegamenti, certe conclusioni raggiunte, avrebbero acquisito agli occhi dello spettatore un peso completamente diverso.

Detto questo, comunque, la visione di questo documentario in tempi come quelli che stiamo vivendo diviene quasi necessaria, anche per capire dove hanno avuto origine e cosa c’è dietro a simboli e movimenti che da tempo hanno sforato la nicchia del loro luogo d’origine per invadere tanti altri ambiti. The Antisocial Network è una visione interessantissima, capace di catturare l’attenzione di un pubblico vasto, non solo di coloro che hanno dimestichezza con questo genere di argomenti.

La recensione in breve

7.0 Psichedelico

The Antisocial Network: la macchina della disinformazione è un documentario ben diretto e strutturato, peccato per la troppa velocità con cui vengono sviluppati certi temi.

Pro
  1. Interessante e ben strutturato
  2. Coloratissimo e psichedelico
Contro
  1. Procede con troppa fretta
  • Voto CinemaSerieTV 7.0
  • Voto utenti (1 voti) 8.7
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