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Home » Streaming » Perché gli attori italiani fanno causa a Netflix? La rivolta di Marcorè e gli altri

Perché gli attori italiani fanno causa a Netflix? La rivolta di Marcorè e gli altri

Ecco perché molti attori italiani, da Neri Marcoré a Michele Riondino, hanno fatto causa a Netflix.
Simone FabrizianiDi Simone Fabriziani9 Aprile 2024
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Netflix
Il logo ufficale della piattaforma di streaming - fonte: Netflix
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Tutti contro Netflix. O perlomeno, parte degli attori italiani. Sì perché l’associazione Artisti 7607 di cui fanno parte interpreti nostrani come ad esempio Elio Germano, Neri Marcoré e Michele Riondino ha portato in tribunale la piattaforma di streaming, accusata da anni di non aver reso il compenso degli attori che hanno lavorato per essa adeguato e proporzionato, come spettante da legge. Questo perché la piattaforma passa in streaming, a seconda della scelta potenzialmente infinita dell’utente, i film e le serie nelle quali hanno lavorato gli attori, mai però compensati con un cachet adeguato ai tantissimi passaggi.

Elio Germano
Elio Germano a Venezia con la t-shirt di Artisti 7607 – fonte: Globalist

I dettagli di questa citazione in giudizio la dà Il Sole 24 Ore, che spiega perché l’associazione Artisti 7607 abbia deciso finalmente, dopo anni di lotta e richieste ai dirigenti della piattaforma di streaming di rivedere i cachet attoriali, di portare Netflix davanti ad un giudice del Tribunale Civile di Roma. La società cooperativa che tutela i diritti degli attori e doppiatori italiani nel mondo così ha esordito sulla decisione presa: “Dopo oltre otto anni di sterili trattative per ottenere i dati necessari alla determinazione del compenso per gli artisti previsto dalla normativa europea e nazionale, Artisti 7607 si vede costretta a ricorrere al giudice ordinario per chiedere il rispetto della legge.”

A sostenere le parole del comunicato ufficiale della cooperativa anche Neri Marcoré, che afferma: “Artisti 7607 fa una scelta doverosa per difendere la dignità professionale non solo dei nostri artisti ma di tutta la categoria. Non vogliamo subire atteggiamenti ostruzionistici e accettare compensi irrisori da parte delle piattaforme streaming, per le stesse ragioni che hanno motivato il recente sciopero degli attori e sceneggiatori americani. Tutti reclamiamo trasparenza dei dati di sfruttamento delle opere audiovisive e adeguatezza dei compensi.” Una trasparenza richiamata a gran voce anche da Elio Germano, tra i membri di Artisti 7607 più agguerriti.

L’attore romano plurivincitore ai David di Donatello ha fatto sue le parole di Marcorè e degli altri suoi colleghi, tuonando così contro Netflix: “Proprio le piattaforme che trattano e sfruttano dati si rifiutano, grazie al loro strapotere economico e contrattuale, di fornirci i dati previsti dalla normativa e di corrispondere conseguentemente i compensi agli artisti. E parliamo di multinazionali i cui ricavi vengono esclusivamente dallo sfruttamento di opere audiovisive.” In attesa di scoprire quali sarenno i film originali e le serie in arrivo sulla piattaforma incriminata nei mesi di aprile/maggio, sembra proprio che anche in Italia si rischi uno sciopero congiunto di attori, seppure in grado minore rispetto a quello che ha travolto Hollywood lo scorso anno.

Simone Fabriziani
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Nato il 27 ottobre 1987, Simone Fabriziani è critico cinematografico ed attualmente collaboratore esterno di ScreenWorld.it, CinemaSerieTv.it e IlMeglioDiTutto.it. Nel 2015 ottiene la laurea triennale in Lingue nella Società dell'Informazione, nel 2018 quella in Scienze dell'Informazione, Giornalismo ed Editoria. L'anno successivo consegue un Master di I Livello in Marketing del Cinema, dal 2019 al 2022 è invece Web Content Editor presso l'agenzia web Psycode. Dal 2011 ad oggi è founder e head writer del blog a carattere cinematografico AwardsToday.it. Conduttore ed ospite in varie rubriche live streaming, è voce frequente del programma radiofonico La Settima Ossessione.

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