Sin dall’adolescenza il serial killer Danilo Restivo era conosciuto per la sua ossessione di tagliare ciocche di capelli a ragazze sconosciute sugli autobus o al cinema e fece la stessa cosa con le sue due vittime, Elisa Claps ed Heather Barnett. Secondo la criminologa Anna Vagli, Restivo ha un feticismo dei capelli femminili, una parafilia che però va vista nel quadro di insieme della sua personalità. L’uomo infatti ha tagliato i capelli alle sue vittime perché tenere con sé le loro ciocche placava la sua necessità di uccidere nuovamente. Quando suddetti feticci esaurivano la loro funzione, Restivo si trovava a dover cercare nuovi feticci che potessero soddisfarlo per un po’.
In un suo articolo per Fanpage infatti, Vagli ha spiegato:
“Per Restivo il feticcio era rappresentato dalle ciocche di capelli di Elisa. Che, nella sua versione patologica, avevano un significato preciso: placavano il suo bisogno di rivivere l’eccitazione dell’azione omicidiaria. Quando i feticci terminano la loro azione di soddisfazione, l’assassino entra nella fase depressiva. Per questo ha necessità di ricercare un’altra vittima: dopo la nuova azione omicida aggiungerà nuovi feticci a quelli precedenti e il ciclo si riproporrà invariato. Oltre ad aver reciso i capelli delle sue vittime, sappiamo che Restivo era solito salire sugli autobus per recidere i capelli alle donne che si sedevano negli ultimi posti.”

Nel suo intervento Vagli sottolinea inoltre che come tutti i serial killer, Danilo Restivo concentra il suo interesse sessuale su specifiche parti della sua vittima. Restivo tagliò delle ciocche di capelli ad Elisa Claps dopo averla uccisa, nel 1993, a Potenza, ma subito dopo l’omicidio di Heather Barnett, in Inghilterra, fece di più, perché le tagliò una ciocca gliela mise nella mano sinistra, mentre nella sua mano destra collocò un’altra ciocca di capelli, appartenente ad una persona mai individuata.
Al profilo già tracciato da Vagli, si aggiungono alcune interessanti considerazioni di Roberta Bruzzone che in un video sul suo canale Youtube spiega che il fetish di Danilo Restivo per i capelli non è frequente e ha permesso di collegarlo agli omicidi Claps e Barnett, come se avesse lasciato una firma.
“Questa sua attività feticistica era un elemento fortemente caratterizzante e non è così frequente, la parafilia per i peli, formazioni pilifere e per i capelli umani è un elemento che caratterizza soggetti che hanno anche una componente sadica. Un altro soggetto che collezionava peli pubici era Gianfranco Stevanin, il serial killer di Terrazzo, anche lui sadico sessuale e feticista”
Nello stesso video Bruzsone sottolinea anche in casa di Restivo furono ritrovate migliaia di ciocche di capelli, tenute in bustine, ben nascoste.

Lo stesso Danilo Restivo parlò della sua abitudine di tagliare i capelli alle donne nel 2011, durante il processo per l’omicidio Barnett, in Inghilterra, spiegando che aveva iniziato a farlo a metà anni ’80, per scommessa con gli amici, poi aveva proseguito e aveva iniziato a diventare un problema, tanto che a suo dire i fidanzati delle ragazze da lui molestate si rivolsero a Don Mimì Sabia, uno dei personaggi più controversi del caso di Elisa Claps. Restivo però ha negato che il suo impulso a tagliare i capelli avesse implicazioni sessuali. Come riportano due articoli della Gazzetta del Mezzogiorno infatti, l’uomo dichiarò:
“Ho cominciato a tagliarli per una scommessa con i miei amici. Volevo essere accettato dal gruppo. Poi mi è piaciuto e ho continuato. Volevo smettere, ho chiesto aiuto anche ad uno psicologo, ma non ci sono riuscito. Comunque non era un impulso sessuale. Poi, a inizio anni ’90, ci sono stati degli incidenti al centro Newman . Alcuni ragazzi delle ragazze a cui avevo tagliato i capelli si rivolsero al parroco Don Mimì Sabia per lamentarsi. Lui mi chiese spiegazione. Io mi confessai a don Mimì e lui cercò di aiutarmi”

Don Mimì Sabia, scomparso da quache tempo, è una delle figure chiave del caso Claps perché conosceva Restivo e la sua famiglia e si ipotizza che li abbia aiutati a proteggere Danilo contribuendo a tenere nascosto il cadavere di Elisa nel sottotetto della Santissima Trinità a Potenza, dove fu ritrovato dopo 17 anni di ricerche, accuse e depistaggi. Il centro Newman di cui parlò Restivo è una struttura annessa alla Chiesa. Queste dinamiche sono state raccontate anche nella serie tv Per Elisa – il caso Claps, attualmente su Netflix.
Sin dall’adolescenza il serial killer Danilo Restivo era conosciuto per la sua ossessione di tagliare ciocche di capelli a ragazze sconosciute sugli autobus o al cinema e fece la stessa cosa con le sue due vittime, Elisa Claps ed Heather Barnett. Secondo la criminologa Anna Vagli, Restivo ha un feticismo dei capelli femminili, una parafilia che però va vista nel quadro di insieme della sua personalità. L’uomo infatti ha tagliato i capelli alle sue vittime perché tenere con sé le loro ciocche placava la sua necessità di uccidere nuovamente. Quando suddetti feticci esaurivano la loro funzione, Restivo si trovava a dover cercare nuovi feticci che potessero soddisfarlo per un po’.
In un suo articolo per Fanpage infatti, Vagli ha spiegato:
“Per Restivo il feticcio era rappresentato dalle ciocche di capelli di Elisa. Che, nella sua versione patologica, avevano un significato preciso: placavano il suo bisogno di rivivere l’eccitazione dell’azione omicidiaria. Quando i feticci terminano la loro azione di soddisfazione, l’assassino entra nella fase depressiva. Per questo ha necessità di ricercare un’altra vittima: dopo la nuova azione omicida aggiungerà nuovi feticci a quelli precedenti e il ciclo si riproporrà invariato. Oltre ad aver reciso i capelli delle sue vittime, sappiamo che Restivo era solito salire sugli autobus per recidere i capelli alle donne che si sedevano negli ultimi posti.”

Nel suo intervento Vagli sottolinea inoltre che come tutti i serial killer, Danilo Restivo concentra il suo interesse sessuale su specifiche parti della sua vittima. Restivo tagliò delle ciocche di capelli ad Elisa Claps dopo averla uccisa, nel 1993, a Potenza, ma subito dopo l’omicidio di Heather Barnett, in Inghilterra, fece di più, perché le tagliò una ciocca gliela mise nella mano sinistra, mentre nella sua mano destra collocò un’altra ciocca di capelli, appartenente ad una persona mai individuata.
Al profilo già tracciato da Vagli, si aggiungono alcune interessanti considerazioni di Roberta Bruzzone che in un video sul suo canale Youtube spiega che il fetish di Danilo Restivo per i capelli non è frequente e ha permesso di collegarlo agli omicidi Claps e Barnett, come se avesse lasciato una firma.
“Questa sua attività feticistica era un elemento fortemente caratterizzante e non è così frequente, la parafilia per i peli, formazioni pilifere e per i capelli umani è un elemento che caratterizza soggetti che hanno anche una componente sadica. Un altro soggetto che collezionava peli pubici era Gianfranco Stevanin, il serial killer di Terrazzo, anche lui sadico sessuale e feticista”
Nello stesso video Bruzsone sottolinea anche in casa di Restivo furono ritrovate migliaia di ciocche di capelli, tenute in bustine, ben nascoste.

Lo stesso Danilo Restivo parlò della sua abitudine di tagliare i capelli alle donne nel 2011, durante il processo per l’omicidio Barnett, in Inghilterra, spiegando che aveva iniziato a farlo a metà anni ’80, per scommessa con gli amici, poi aveva proseguito e aveva iniziato a diventare un problema, tanto che a suo dire i fidanzati delle ragazze da lui molestate si rivolsero a Don Mimì Sabia, uno dei personaggi più controversi del caso di Elisa Claps. Restivo però ha negato che il suo impulso a tagliare i capelli avesse implicazioni sessuali. Come riportano due articoli della Gazzetta del Mezzogiorno infatti, l’uomo dichiarò:
“Ho cominciato a tagliarli per una scommessa con i miei amici. Volevo essere accettato dal gruppo. Poi mi è piaciuto e ho continuato. Volevo smettere, ho chiesto aiuto anche ad uno psicologo, ma non ci sono riuscito. Comunque non era un impulso sessuale. Poi, a inizio anni ’90, ci sono stati degli incidenti al centro Newman . Alcuni ragazzi delle ragazze a cui avevo tagliato i capelli si rivolsero al parroco Don Mimì Sabia per lamentarsi. Lui mi chiese spiegazione. Io mi confessai a don Mimì e lui cercò di aiutarmi”

Don Mimì Sabia, scomparso da quache tempo, è una delle figure chiave del caso Claps perché conosceva Restivo e la sua famiglia e si ipotizza che li abbia aiutati a proteggere Danilo contribuendo a tenere nascosto il cadavere di Elisa nel sottotetto della Santissima Trinità a Potenza, dove fu ritrovato dopo 17 anni di ricerche, accuse e depistaggi. Il centro Newman di cui parlò Restivo è una struttura annessa alla Chiesa. Queste dinamiche sono state raccontate anche nella serie tv Per Elisa – il caso Claps, attualmente su Netflix.
