La serie: M – Il figlio del secolo, 2024. Creata da: Stefano Bises, Davide Serino, Antonio Scurati. Genere: Storico, Biografico. Cast: Luca Marinelli, Barbara Chichiarelli, Francesco Russo, Paolo Pierobon. Durata: 8 episodi/50 minuti circa. Dove l’abbiamo vista: All’81° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, in anteprima stampa.
Trama: La storia di un Paese che si è arreso alla dittatura e di un uomo che ha sfruttato la democrazia per salire al potere.
A chi è consigliata? La serie di Joe Wright è caldamente consigliata a chi ha già letto il romanzo omonimo di Antonio Scurati, a chi è appassionato di storia italiana, ma anche e soprattutto a chi segue da anni il percorso artistico del regista britannico, qui al massimo delle sue capacità dietro la macchina da presa.
Tutto ha inizio con la trilogia letteraria firmata da Antonio Scurati vincitrice del Premio Strega. Un’opera editoriale ambiziosa che per la prima volta nella letteratura italiana racconta la figura di Benito Mussolini non attraverso un taglio documentaristico e storiografico nel senso più stretto, bensì lasciando entrare il lettore all’interno della mente e dei pensieri del Duce attraverso lettere, scambi epistolari, comunicati, editti e documenti storici comprovati: tutti raccontati attraverso il punto di vista imprevedibile e vorace del dittatore italiano.
M- Il figlio del secolo è il tentativo di portare sul piccolo schermo (attraverso un progetto seriale in otto episodi) il primo volume della trilogia di Scurati. Prodotto da Fremantle e The Apartment e distribuito da Sky Studios, verrà presentato nella sua interezza come evento speciale fuori concorso all’81° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, su Sky e NOW TV nei primi mesi del 2025. Nella nostra recensione di M – Il figlio del secolo vi racconteremo del perché la serie diretta interamente dal britannico Joe Wright sia un impressionante spartiacque per la produzione televisiva italiana di oggi e di domani.
Di cosa parla M?

Lui è come una bestia: sente il tempo che viene. Lo fiuta. E quel che fiuta è un’Italia sfinita, stanca della casta politica, della democrazia in agonia, dei moderati inetti e complici. Allora lui si mette a capo degli irregolari, dei delinquenti, degli incendiari e anche dei “puri”, i più fessi e i più feroci. Lui in un rapporto di Pubblica Sicurezza del 1919 è descritto come “intelligente, di forte costituzione, benché sifilitico, sensuale, emotivo, audace, facile alle pronte simpatie e antipatie, ambiziosissimo, al fondo sentimentale. Lui è Benito Mussolini, ex leader socialista cacciato dal partito, agitatore politico indefesso, direttore di un piccolo giornale di opposizione. Sarebbe un personaggio da romanzo se non fosse l’uomo che più d’ogni altro ha marchiato a sangue il corpo dell’Italia.
Questo è l’incipit del primo volume della trilogia letteraria di Antonio Scurati (qui anche consulente artistico e autore del soggetto), un ritratto ammaliante e al contempo straniante dei primi passi di quel Benito Mussolini che agli albori degli anni ’20 si stava facendo strada nella politica italiana, e che da lì a qualche anno sarebbe altresì stato artefice di una delle più abiette rivoluzioni socio-politiche della storia d’Italia: la dittatura fascista. M – Il figlio del secolo è la poderosa serie tv targata Sky Studios e scritta a quattro mani da Stefano Bises e Davide Serino che cerca di adattare per il piccolo schermo la complessità narrativa e linguistica dello scrittore italiano.
Nella mente del dittatore

E la traduce attraverso una struttura seriale che invita lo spettatore ad instaurare un dialogo diretto ma silenzioso tra di lui e il nostro protagonista; ed è quindi così che Serino e Bises scelgono la strada dello sfondamento della quarta parete, laddove Benito Mussolini (sin dalle primissime scene dell’incipit della serie) parla direttamente in macchina, occhi puntati verso il pubblico di (tele)spettatori. Una scelta non di certo innovativa nel panorama seriale contemporaneo, ma che segue con rispetto e onorificenza gli ormai celeberrimi soliloqui sul piccolo schermo messi in atto in House of Cards e Fleabag.
Lo avevamo capito già guardando le prime scene ufficiali nel teaser trailer rilasciato da Sky qualche tempo fa, che M – Il figlio del secolo sarebbe stato un degno erede delle due serie seminali con Kevin Spacey e Phoebe Waller-Bridge. Un irriconoscibile Luca Marinelli nei panni di Benito Mussolini fa occhiolini, sputa battute ed ironia direttamente guardando il pubblico dall’altra parte dello schermo televisivo, promette agli spettatori che prima o poi anche loro avrebbero imparato ad amarlo, che il fascismo (seppur sepolto e sconfitto come insegna la Storia) non è mai morto, e mai morirà, tramutato nell’aspetto e nei valori anche ai giorni nostri. Una terrificante e raggelante dichiarazione d’intenti che racchiude in un certo qual modo la forza e le intenzioni di M, prima come romanzo di Scurati, poi come prodotto seriale diretto da Joe Wright.
Una serie di impressionante opulenza visiva e narrativa

La scelta di Fremantle e The Apartment di affidare un progetto “italianissimo” al celeberrimo regista britannico (sue le regie de L’ora più buia, Espiazione, Cyrano) è stata la chiave di volta affinché M – Il figlio del secolo venisse alla luce come un evento televisivo irripetibile per la storia della serialità nostrana. Perché alla cabina di regia di tutti ed otto gli episodi che compongono il progetto Sky, Joe Wright dà libero sfogo a tutte le ossessioni visive e tematiche che hanno contraddistinto la sua carriera dietro la macchina da presa. M – Il figlio del secolo ha tutta l’eleganza formale di Espiazione, il rigore storiografico de L’ora più buia, la stravaganza barocca di Anna Karenina. Senza dimenticare il comparto musicale, che spesso e volentieri avvicina questo prodotto seriale ambiziosissimo in una vera e propria sinfonia cacofonica di suoni dal passato e dal futuro.
Non solo la colonna sonora di M è affidata ai versatili Chemical Brothers (avevano già lavorato con Joe Wright nel sottovalutatissimo Hanna), che mescolano melodie e composizioni tra l’elettropop, il grunge e la musica classica, ma in forma extradiegetica fanno addirittura capolino canzoni e composizioni firmate Elvis Presley e System of a Down riarrangiate all’epoca in cui si svolgono gli eventi della serie. Un mélange musicale ipnotico e a tratti respingente che il cineasta britannico aveva già timidamente portato su grande schermo nel malriuscito Pan, e che in M – Il figlio del secolo restituisce in parte il ritratto di un tiranno in divenire dall’animo da rockstar, sempre impegnato a declamare comizi e incandescenti discorsi politici al di sopra di un palcoscenico, che sia di un teatro o di fronte al Parlamento italiano.
M cambierà la serialità italiana per sempre?

Facile immaginare quindi un punto di svolta dopo il rilascio di M – Il figlio del secolo su Sky e NOW TV (dopo la presentazione in anteprima mondiale a Venezia 81 dovrebbe arrivare in streaming e sui canali satellitari nei primi mesi del 2025), quando il progetto targato Sky potrebbe e dovrebbe catapultare le maestranze e i talenti del piccolo schermo nostrano verso altri lidi, magari con sperato successo anche oltreoceano. Perché è chiaro che confezione ed ambizioni di M sono oltre i confini del nostro Belpaese, indirizzati ad un apprezzamento internazionale nonostante ogni singolo interprete appartenga al milieu cinematografico, televisivo e teatrale nostano, e reciti esclusivamente in lingua italiana.
In definitiva, la serie Sky diretta da Joe Wright e con Luca Marinelli nei panni di Benito Mussolini è un trionfo di tecnica e maestranze, capace di ridurre il confine tra qualità cinematografica e televisiva. Eccessivo, a tratti indulgente e spesso sfacciatamente barocco, M – Il figlio del secolo è grande tv che potrebbe cambiare le sorti della competitività seriale italiana una volta per tutte, seguendo il modello di marketing internazionale e di qualità incarnato nel progetto L’amica geniale, amatissimo in Usa.
La recensione in breve
La serie Sky diretta da Joe Wright e con Luca Marinelli nei panni di Benito Mussolini è un trionfo di tecnica e maestranze, riducendo il confine tra qualità cinematografica e televisiva. Eccessivo, indulgente e barocco, M - Il figlio del secolo è grande tv che potrebbe cambiare le sorti della competitività seriale italiana una volta per tutte.
Pro
- La regia meticolosa e precisa di Joe Wright
- Un trionfo assoluto di maestranze e potenza tecnica
- Luca Marinelli, mai così carismatico
- La scrittura inventiva ed incisiva affidata a Davide Serino e Stefano Bises
Contro
- Forse, a tratti, troppo indulgente e con qualche lungaggine
- Voto CinemaSerieTV
