Il treno dei bambini, il film con Serena Rossi ambientato tra Napoli e Modena, nell’immediato dopoguerra, racconta una vicenda storica realmente accaduta, quella di centinaia di bambini napoletani, figli di famiglie molto povere, che su iniziativa solidale organizzata dalle donne del PCI furono mandati al Nord Italia e ospitati da altre famiglie, per un lungo periodo. Il film Netflix è considerato adatto a tutti, ma sulla piattaforma è anche specificato che tratta temi delicati. A nostro avviso l’età consigliata ai bambini per vederlo è dai sette anni in su, magari in compagnia di un genitore o una figura adulta, che possa spiegare alcune situazioni. Di seguito vi spieghiamo quali possono essere gli elementi problematici del film di Cristina Comencini. (Seguono spoiler)

Innanzitutto, come abbiamo già accennato, Il treno dei bambini è tratto da una storia vera. Una vicenda emozionante e toccante, che esplora il tema della solidarietà sociale in un periodo difficile per il nostro Paese. Al tempo stesso però, il piccolo protagonista del film, Almerigo Speranza (Christian Cervone) vive una realtà difficile, di povertà estrema, in una Napoli disastrata da anni di guerra. C’è gente che va in giro senza scarpe, con gli abiti sporchi e laceri. Lo stesso Almerigo vive di espedienti (piccoli furti, truffe) mentre sua madre sbarca il lunario col contrabbando di generi alimentari e prostituendosi occasionalmente per un guappo di quartiere. In questo caso, non vi sono scene di sesso esplicite, ma una breve interazione tra due persone, viste dietro una tenda, in ombra.
La parte più difficile del film, dal punto di vista emotivo, è quando la mamma si separa da suo figlio e lo manda a Modena, su un treno che trasporterà lui e centinaia di altri suoi coetanei al Nord. Per mamma Antonietta è una scelta difficile, ma poi suo figlio si troverà bene in Emilia. Tanto che alla fine, deciderà di stabilirsi definitivamente lì, dopo molti conflitti. A Modena Almerigo mangia con regolarità, scopre cose nuove – come la nebbia o le mucche – ma scoprirà anche che esiste il razzismo nei confronti dei meridionali. La sua nuova famiglia, quella che lo ospita, lo aiuterà ad integrarsi e a superare le gelosie degli altri bambini. Ma soprattutto lo aiuterà a scoprire il suo talento musicale (che lo porterà lontano).
Non ci sono scene violente – solo un paio di schiaffi (uno lo prende Amerigo da sua madre, uno lo prende Derna, la donna che ospita il bambino, da un suo “compagno” comunista. Vengono sfiorati temi importanti: i tentativi di rinascita dopo due guerre mondiali, l’emancipazione femminile, la politica, la solidarietà e, volendo, anche quello delle fake news, molto attuale (anche se allora non si chiamavano così). La chiesa e i monarchici infatti, tenteranno di boicottare l’iniziativa dei treni dei bambini, mettendo in giro delle bugie che spaventeranno i piccoli (gli dicono che finiranno in Russia e che i sovietici gli taglieranno le mani o li getteranno nei pentoloni per farne sapone). Non c’erano i social, ma evidentemente il vizio delle bufale per manipolare le masse, c’è sempre stato.

Non fraintendeteci, non è un film duro o insostenibile. Il treno dei bambini è un film toccante, che offre qualche momento di leggerezza e battute simpatiche, ma mostra anche le condizioni di vita difficili di quel periodo. Altre scene che potrebbero risultare un po’ inquietanti per i bambini molto piccoli, sono quelle in cui si vedono dei teschi (nel celebre cimitero delle fontanelle, a Napoli, un luogo di culto che tutt’oggi accoglie migliaia di visitatori) e quello in cui i bambini, a Modena, trovano lo scheletro di un soldato, morto durante la guerra.
