Daniel Craig, interprete di James Bond in cinque film dal 2006 al 2021, ha rivelato in una recente intervista che non avrebbe mai accettato di recitare in un ruolo come quello di Lee in Queer di Guadagnino durante il suo periodo come 007. L’attore ha spiegato che una simile scelta sarebbe stata vista come una dichiarazione politica e insieme un goffo tentativo di mostrare al pubblico, esibendole, tutte le proprie abilità attoriali.
In una chiacchierata con il Times, riportata da testate come Variety, Craig ha dichiarato come abbandonare temporaneamente il ruolo di Bond sarebbe stato impossibile, da un punto di vista di dedizione al lavoro, nonché sconsigliabile, in quanto sintomo della volontà aperta di esibire al pubblico tutte le proprie skills, passando con nonchalance da un estremo all’altro della gamma recitativa (per quanto il personaggio si sia modificato negli anni, aderendo a una sensibilità contemporanea, Bond è comunque tuttora il più fulgido rappresentante di un certo ben specifico modello di mascolinità)
“Non avrei potuto fare un ruolo come quello di Queer mentre interpretavo Bond. Sarebbe sembrato, e sembrerebbe tuttora, piuttosto retrivo, come a voler mostrare a tutti il mio repertorio da attore: la vita è troppo breve per lanciarsi in polemiche di questo genere”.
Craig ha anche riflettuto sull’impatto emotivo e fisico del suo impegno nel franchise di Bond:
“Ero così esausto, alla fine di ogni Bond, che mi ci volevano sei mesi per riprendermi emotivamente. All’inizio pensavo di poter e dover fare anche altro, nel mentre, ma mi accorsi da subito che non sarebbe servito.
Grazie a Bond, stavo diventando una star, qualunque cosa significhi, e la gente mi voleva nei loro film. E comunque fosse, alla fine, sempre, mi sentivo svuotato. svuotato. Quando il lavoro ha cominciato ad avere la priorità sulla vita, mi sono ritrovato in difficoltà”.
In Queer di Luca Guadagnino, Craig interpreta William Lee, un espatriato americano attratto da un ex marinaio (Drew Starkey).
