Il film: Il Signore degli Anelli – La guerra dei Rohirrim (The Lord of the Rings: The War of the Rohirrim). Regia: Kenji Kamiyama. Cast: Brian Cox, Gaia Wise, Luke Pasqualino, Lorraine Ashbourne, Miranda Otto, Christopher Lee.
Genere: animazione, fantasy. Durata: 134 minuti. Dove l’abbiamo visto: al cinema, in anteprima stampa, in lingua originale.
Trama: 200 anni prima della Guerra dell’Anello, si consuma una lunga battaglia per il controllo di Rohan.
A chi è consigliato? Ai fan dell’epopea di Tolkien e dell’animazione giapponese.
L’hanno un po’ buttato via negli Stati Uniti, a livello di marketing, questo nuovo capitolo del franchise cinematografico de Il Signore degli Anelli, con tanto di articolo poco dopo l’uscita americana che confermava che la principale ragione di esistere del progetto era far sì che la Warner Bros./New Line non perdesse i diritti dei romanzi di J.R.R. Tolkien, che intende continuare a sfruttare al cinema mentre in ambito seriale ci pensa Amazon Prime Video. Un trattamento davvero poco rispettoso nei confronti di uno dei colossi dello studio, soprattutto da parte di una dirigenza che ha più volte sottolineato l’importanza delle proprietà intellettuali in mano alla Warner (che, come le altre major, ha essenzialmente relegato allo streaming ciò che non è sfruttabile come marchio preesistente). È anche vero che tale dirigenza ha un rapporto non proprio roseo con l’animazione, il che potrebbe aver inciso sulla promozione del lungometraggio di cui andiamo a parlare nella recensione de Il Signore degli Anelli – La guerra dei Rohirrim.
Prima di Bilbo

Voci da battaglia

Chi scrive ha visto il film in lingua originale e pertanto non può giudicare l’adattamento italiano, anche perché come da nostra consuetudine si consiglia la visione in inglese, se possibile, per apprezzare maggiormente le prestazioni di un cast che, pur essendo solo vocale, infonde la stessa energia degli attori in carne e ossa nelle due trilogie di Peter Jackson (che è coinvolto come produttore esecutivo, mentre la sua collaboratrice Philippa Boyens ha partecipato alla scrittura, individuando lo spunto giusto da approfondire con l’animazione). Imponente Brian Cox nel ruolo di Helm, magnetica Gaia Wise (figlia di Emma Thompson) in quello di Hèra, malinconicamente maestosa Miranda Otto che ritorna nella parte di Éowyn per narrare la pellicola. Intrigante anche il cameo postumo di Christopher Lee, che tramite audio d’archivio è ancora una volta Saruman, mentre altri attori delle trilogie hanno dei ruoli nuovi, minori.
L’estetica bellica
La scelta del racconto da approfondire è stata fatta sulla base dell’eventualità di realizzare un film del franchise usando l’estetica dell’animazione giapponese, ragion per cui Boyens ha optato per una storia con grandi battaglie e una protagonista femminile forte (e, con qualche eco del cinema di Miyazaki, maestose creature volanti), con il regista Kenji Kamiyama che ha avuto l’onore e l’onere di firmare un film che fosse sostanzialmente un microcosmo a sé (i rimandi a ciò che verrà sono ridotti al minimo, con una piccola incongruenza che farà discutere i fan più incalliti), ma anche parte dell’universo cinematografico ideato da Jackson, con la riproduzione animata di scenografie indimenticabili e i temi musicali di Rohan scritti da Howard Shore che si incrociano con nuove composizioni originali. La simbiosi tutto sommato è felice, e al netto delle dietrologie nel processo produttivo Kamiyama fa esattamente quello che era riuscito a fare Jackson dieci anni addietro con le avventure di Bilbo Baggins: riportarci alle atmosfere di uno dei grandi eventi cinematografici del secolo in corso. Forse senza la portata epica che un ritorno simile meriterebbe, ma che a suo modo è malinconicamente coerente con il livello di notorietà degli eventi narrati nel film.
La recensione in breve
La Terra di Mezzo torna sullo schermo in tutto il suo splendore, questa volta in forma animata, per raccontare un episodio meno noto dell'epopea tolkieniana.
PRO
- Lo stile d'animazione si sposa bene con il mondo immaginato da Tolkien sulla carta e Peter Jackson sullo schermo
- Le scene di battaglia non hanno nulla da invidiare alla trilogia live-action
- I rimandi a ciò che verrà sono inseriti con criterio, senza cedere al fan service più becero
CONTRO
- I puristi dell'opera di Tolkien potrebbero avere da ridire sulle licenze poetiche del film
- La scelta dell'animazione non metterà d'accordo tutti
- Voto CinemaSerieTV
