Negli ultimi anni prima di vita, Eleonora Giorgi ha parlato in più occasioni dell’eroina, da cui è stata dipendente nella seconda metà degli anni 70. L’attrice ha sottolineato che allora l’eroina era una vera e propria emergenza sociale, ma a prescindere da questo lei si trovò nel tunnel della droga a causa di diversi fattori: il successo improvviso in giovanissima età, la separazione dei suoi genitori e il dolore per la morte del suo fidanzato, Alessandro Momo, a causa di un incidente. Riuscì a uscirne nel giro di un mese e mezzo con l’aiuto del suo primo marito, Angelo Rizzoli. Giorgi ne ha parlato con i suoi figli quando sono diventati adulti.

Nel 2017, ospite del programma Nemo, Eleonora raccontò in un monologo la sua esperienza.
“A sedici anni la mia famiglia era andata in pezzi e io, tre anni dopo, più di quarant’anni fa, da diligente studentessa d’arte fidanzata dai quattordici anni, mi ero ritrovata protagonista per caso di un film nel quale c’era una scena di nudo. Quell’immagine era divampata e avevo girato molti altri film senza capire bene dove stessi andando. In breve, ero diventata la Lolita d’Italia, io che avevo fatto l’amore solo col mio ragazzo.”
Il ragazzo al quale si riferisce Eleonora è il suo primo fidanzato, Gabriele Pogany, che oggi è uno stimato cardiochirurgo. Il film invece era Storia di una monaca di clausura, nel quale, appena ventenne, recitava accanto a Catherine Spaak.
“Quella bella storia era presto finita, purtroppo, e quel successo, che non apparteneva alla ragazza riservata e pudica che ero, aveva preso a strangolarmi lentamente. Solitudine e infelicità. È allora che incontrai l’eroina, che negli anni settanta dilagava fra i ragazzi come un’appartenenza carbonara, e ci precipitai dentro.”
“Hai l’illusione di emozioni ampliate, di calore, di amore, e invece in breve ti travolge e ti trasforma in un essere privo di emozioni, essiccato, narcotizzato. L’eroina è una specie di morte morale, relazionale, affettiva e molte volte di morte fisica e definitiva. Come non pensare che sceglierla a vent’anni sia sintomo di grande infelicità, di disagio, di sofferenza, altro che sballo.”
A proposito delle sensazioni che dà l’eroina, in un’intervista rilasciata al Corriere poche settimane prima di morire, Eleonora tornò sulla sua esperienza di tossicodipendenza e disse “Oggi, quando mi sedano, quelle sostanze in parte le riconosco”

“Quando il caso poi mi aveva fatto incontrare l’amore, quello adulto e consapevole, io che avevo sempre anteposto a qualsiasi desiderio il bisogno di trovare l’altra metà della mela, di condividere con un uomo amato progetti di vita e di famiglia, la mia anima era guarita e il corpo l’aveva subito seguita. Da quel giorno non avrei mai più desiderato alienazioni mortali.”
L’uomo del quale parla Eleonora in quest’ultima frase è Angelo Rizzoli, l’editore che sposò nel 1979 e dal quale ebbe il suo primo figlio, Andrea, nel 1980. In un’altra intervista ancora, sottolineò che lei era una tossicodipendente funzionale e riusciva a presentarsi sul set e a lavorare senza problemi, ma lei e Rizzoli entrarono talmente in simbiosi, che non avrebbe potuto fare una “doppia vita da drogata”. L’amore per Rizzoli – da lei descritto come un uomo buono, ma tormentato e infelice – naufragò quando l’editore fu travolto da una serie di scandali e problemi con la giustizia. Negli anni ’90 l’attrice si risposò con Massimo Ciavarro, con il quale ebbe un altro figlio.
“Io non sono qui per propormi come l’eroina della battaglia all’eroina. La mia è stata una storia molto lontana e molto limitata nel tempo, ma perché le persone possano capire che un ragazzo che si droga di eroina è un ragazzo molto malato nell’anima, un ragazzo che ha bisogno di solidarietà e di amore e di aiuto, anche contro la sua stessa volontà. Bisogna prima disintossicare il corpo e poi con l’aiuto costante di persone qualificate aiutare l’anima a modificare sostanzialmente le ragioni di infelicità e di frustrazione. Tutta la mia solidarietà e tutto il mio amore ai genitori che fronteggiano tale spaventoso dolore, abbiate forza e fede.”

Come scrive Il Gazzettino Eleonora Giorgi parlò anche del ruolo che la morte del suo fidanzato, Alessandro Momo, ebbe sulla sua tossicodipendenza.
“Ero sola, senza genitori, mi ero appena lasciata e avevo avuto i primi successi. Comprai una moto, la mitologica Honda 750, dal mio ex e la prestai ad Alessandro Momo, il ragazzo con cui stavo. Aveva diciassette anni, a me diceva di averne venti. Un giorno mi telefona e mi dice: ti porto io la moto. Cadde al Foro Italico e morì. Ero da un’amica, mi chiama mio padre e mi racconta dell’incidente. Io mi precipito all’ospedale, una pazza, corro. E poi torno a casa, sola. Mi citofonano e penso: saranno i miei genitori. Invece no, erano i paparazzi. Come fa una ragazzina a sopportare tutto questo? Mi buttai nell’eroina e poi per fortuna riuscii a uscirne”
Al Maurizio Costanzo Show, invece – come scrive il Corriere Giorgi sottolineò l’impatto che l’eroina ebbe sui giovani, allora:
“Allora la droga era una piaga, era stata come un contagio per tutta la nostra generazione. Fu l’amore per Angelo Rizzoli ad aiutarmi a uscirne. Di solito è difficile uscirne. Io mi sono innamorata e in un mese ne sono uscita e non l’ho mai più toccata. Non a tutti, però, capita questa fortuna perciò ragazzi tenetevi lontani da quella roba”
