Avevamo pronosticato la sua vittoria sul filo di lana, eppure non è accaduto. Tra le performance cinematografiche più indelebili del 2024, quella di una rediviva Demi Moore in The Substance avrebbe reso la cerimonia di premiazione degli Oscar 2025 ancora più memorabile ed iconica; invece la statuetta alla miglior interpretazione femminile è stata assegnata alla venticinquenne Mikey Madison, che in Anora ha dato prova di possedere un talento recitativo davanti la macchina da presa da fare invidia alle sue colleghe di maggiore esperienza. Certo, essere la protagonista titolare del pluripremiato film di Sean Baker ha fortemente aiutato le chance da Oscar di Madison, catapultandola sulla finish line rispetto alle altre attrici candidate in cinquina.
Trionfatore della 97° edizione dei premi cinematografici più glamour di sempre, Anora è tornato a casa con un bottino parzialmente inaspettato: miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura originale, miglior montaggio e miglior attrice protagonista, per l’appunto. Con un risultato così eccitante per un lungometraggio low-budget, c’è da riflettere a posteriori se effettivamente Demi Moore avesse una concreta chance di accaparrarsi la tanto sospirata statuetta dell’Academy per il body horror di Coralie Fargeat. Analizziamo insieme l’anatomia di questa “caduta” solo apparentemente inaspettata ma piuttosto dolorosa.
Academy e horror non vanno sempre a braccetto

La storia degli annali dell’Academy parla chiaro: il genere horror non è ancora stato sdoganato del tutto. Certo, ci sono state eccezioni eccellenti (su tutte, ricordiamo i 2 Oscar vinti negli anni ’70 da L’esorcista, le cinque statuette a Il silenzio degli innocenti, la sceneggiatura da premio di Scappa – Get Out), ma mai un body horror così esplicito come The Substance aveva avuto un percorso così glorioso fino ai premi dell’Academy. Lo scioccante film scritto e diretto da Coralie Fargeat ottiene ben 5 nomination di peso, vince la statuetta per il miglior trucco ed acconciatura ma quella che tutti aspettavano con grande entusiasmo non è arrivata. Perché Demi Moore non è riuscita ad agguantare il massimo riconoscimento di Hollwyood nonostante le vittorie ai Golden Globe, ai Critics’ Choice e ai SAG Awards?
Una prima ipotesi è da deputare alla composizione demografica dell’Academy attuale: solamente il 35% di essa è composta da donne, e l’età media è di 61 anni. Un’età che di certo non accoglie con grande calore ed entusiasmo la parabola gore e violenta della Elizabeth Sparkle protagonista della sensazione cinematografica di Fargeat, men che meno una pellicola che gioca nonostante tutto con elementi narrativi e visivi di impattante ferocia e di consapevole disgusto. Sebbene molti ne hanno lodato ed apprezzato gli slanci coraggiosi ed audaci, possiamo logicamente ipotizzare che una larga fetta dell’Academy statunitense possa aver concretamente “rigettato” gli aspetti più estremi di The Substance. Del resto, rade sono state le occasione in cui sono stati assegnati Oscar attoriali a film considerati horror; l’ultimo, in ordine di tempo, quello a Natalie Portman in Il cigno nero del 2010.
Una stagione dei premi di grande indecisione

Se dunque è ipotecabile l’idea di un film come The Substance stracandidato eppure sulla carta fin troppo divisivo per essere poi votato nelle categorie più prestigiose, a sfavoreggiare le chance da Oscar di Demi Moore ci ha pensato una stagione dei premi particolarmente volatile ed incerta, specialmente nella cinquina della miglior attrice protagonista. Al netto di riconoscimenti importanti come il Golden Globe, il Critics’ Choice Award e il SAG assegnati alla nostra protagonista, ad insidiarla ci sono sempre state la Mikey Madison di Anora e la brasiliana Fernanda Torres di Io sono ancora qui. La prima, volto titolare del film super-favorito alle statuette maggiori, aveva vinto a sorpresa il Bafta laddove in Gran Bretagna a trionfare erano stati titoli come Conclave e The Brutalist; la seconda, figlia della leggenda del cinema sudamericano Fernanda Montenegro, aveva vinto uno storico Golden Globe come miglior interprete drammatica, trascinando con sé l’entusiasmo per la storia vera raccontata dalla regia di Walter Salles arrivando alla nomination al miglior film, alla stregua di Anora e The Substance.
Ovvio che c’era dunque particolare incertezza sui risultati delle votazioni fino all’apertura della busta contenente il nome della vincitrice; alla fine, a spuntarla è stata la protagonista di Anora, trascinata probabilmente dalla genuina passione verso il film di Sean Baker che ha letteralmente dominato la cerimonia di premiazione dei 97° Oscar. A Io sono ancora qui è andata la statuetta per il miglior film internazionale (il primo in assoluto nella storia del cinema brasiliano), a The Substance solo il riconoscimento al trucco e all’acconciatura. In un’annata così matematicamente combattuta in cui Moore, Torres e Madison si sono probabilmente “rubate” larghe fette di voti a vicenda, siamo così sicuri che la performance di Demi fosse veramente la più democraticamente gradita?
Demi Moore è un’attrice di film da popcorn?

Analizzando i risultati degli Oscar 2025, ci viene difatti da pensare che la coraggiosa protagonista di The Substance sia addirittura arrivata terza, dietro alla favorita Mikey Madison e alla interprete brasiliana, a conti fatti. Ma oltre ad una corsa alla statuetta particolarmente serrata e combattuta e un possibile rigetto verso il lungometraggio di Coralie Fargeat, a giocare a suo sfavore è stato anche il probabile pregiudizio di molti insider e professionisti dell’industria hollywoodiana che di certo non hanno mai visto di buon occhio il passato cinematografico di Demi Moore. Un’attrice che ha volente o nolente dominato gli anni ’90 con titoli cult (su tutti, Ghost – Fantasma, a fianco di Whoopi Goldberg e Patrick Swayze), ma anche con numerosi insuccessi al botteghino internazionale, flop e stroncature da parte della critica del settore e del pubblico di spettatori del tempo.
Candidata irriverentemente a ben 9 Razzie Awards (i premi annuali al “peggio del cinema) nella sua lunga carriera, negli ultimi anni Demi Moore si era parzialmente ritirata dal lavoro davanti la macchina da presa, abbracciando i numerosi impegni famigliari e la progressiva malattia dell’ex-marito Bruce Willis. Del resto, scrollarsi di dosso un’annosa nomea di popcorn actress è stata dura per l’interprete candidata all’Oscar in The Substance, tanto che il suo percorso professionale sembrava aver recentemente preso la via del ritiro. Poi, dopo un breve ruolo nella miniserie di Ryan Murphy Feud, arriva la sceneggiatura originale di Coralie Fargeat, che riporta repentinamente (ed inaspettatamente) in carreggiata il talento recitativo di Demi Moore. Eppure, il pregiudizio nei confronti di una carriera passata difficilmente categorizzabile come “sfolgorante”, potrebbe aver vestito un ruolo insidiosamente fondamentale nella scelta di Madison o Torres a sfavore di Moore.
Una sconfitta sul filo di lana

Per tutti questi possibili motivi è facile quindi catalogare la sconfitta di Demi Moore agli Oscar 2025 sul filo di lana; una probabile manciata di voti l’ha separata dalla statuetta più prestigiosa di Hollywood, e per questa ragione è ancor più doloroso accettare che uno dei ruoli femminili che hanno definito e dato forma all’anno cinematografico 2024 sia stato snobbato dall’Academy tout court, nonostante un bagaglio di premi e statuette vinte nelle settimane precedenti agli Oscar che tutto sommato facevano ben sperare per le sue chance. Ma forse, alla fine della fiera, ciò che conta veramente è il test del tempo che passa, l’eredità del body horror di Coralie Fargeat che negli anni che seguiranno crescerà sempre di più e che tramuterà il lungometraggio candidato a 5 premi Oscar in una vera e propria pietra miliare del cinema di genere contemporaneo.
Affiancata da un cast straordinario impreziosito dagli ottimi Margaret Qualley e Dennis Quaid, la iconica Elizabeth Sparkle di Demi Moore è già storia del cinema, e di certo non ci pare improbabile immaginare un futuro prossimo nel quale la sua performance fisica e coraggiosissima verrà analizzata, studiata ed etichettata come una tra le più imponenti degli ultimi decenni sul grande schermo. E che forse, a posteriori, avrebbe veramente meritato quella statuetta così sfuggente.
