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Home » Serie TV » Recensioni serie TV » And Just Like That 3, la recensione: frivolezza di lusso e caos fashion

And Just Like That 3, la recensione: frivolezza di lusso e caos fashion

La recensione di And Just Like That 3: frivola, caotica e nostalgica, la serie continua a divertire pur senza mai davvero crescere.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana30 Maggio 2025
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Una scena di And Just Like That 3 (fonte: HBO)
Una scena di And Just Like That 3 (fonte: HBO)
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La serie: And Just Like That – Stagione 3, 2025. Creata da: Michael Patrick King. Genere: Commedia, Dramedy, Fashion Soap.
Cast: Sarah Jessica Parker, Cynthia Nixon, Kristin Davis, Sarita Choudhury, Nicole Ari Parker, Evan Handler, Mario Cantone. Durata: 11 episodi da circa 40 minuti.
Dove l’abbiamo vista: In streaming su Sky e Now (Italia).

Trama: Dopo l’addio a Mr. Big e la pausa con Aidan, Carrie cerca di reinventarsi tra romanzi storici improbabili, nuovi appartamenti e amiche (più o meno) fidate. Miranda esplora nuove relazioni e nuovi drammi, Charlotte cerca equilibrio tra famiglia e lavoro, mentre Seema e Lisa guadagnano spazio in un mondo sempre più surreale, esagerato e pieno di cappotti couture.

A chi è consigliata? A chi ha amato Sex and the City e cerca un guilty pleasure spensierato, camp e sopra le righe. Sconsigliata a chi cerca coerenza narrativa, realismo o crescita dei personaggi: And Just Like That è puro escapismo fashion, da guardare con un bicchiere di rosé e poche aspettative.


Nel cuore narrativo di And Just Like That 3 c’è ancora lei, Carrie Bradshaw, che non smette mai di ripartire da capo. Dopo la morte di Big e il burrascoso ritorno di Aidan, la terza stagione la ritrova più sola che mai nel suo nuovo attico a Gramercy Park, mentre aspetta (invano?) che Aidan mantenga la promessa di tornare da lei tra cinque anni. Il problema? Non si capisce se la serie voglia davvero che ci importi di questa relazione. I dialoghi tra i due sono imbarazzanti, il sesso telefonico è cringe e l’alchimia latita. È un déjà-vu che non aggiunge niente di nuovo a un personaggio che avrebbe bisogno di molto più di una storia d’amore da cartolina per evolversi.

Un cast più snello, ma ancora sovraffollato

Una scena di And Just Like That 3 (fonte: HBO)
Una scena di And Just Like That 3 (fonte: HBO)

La stagione 3 fa qualche passo avanti grazie a un salutare “sfoltimento” del cast. Addio (senza rimpianti) a Che Diaz e Nya Wallace, mentre Seema e Lisa Todd Wexley guadagnano spazio e sostanza. La prima è una Samantha in versione businesswoman, la seconda lotta tra ambizioni artistiche e supporto al marito in campagna elettorale. Eppure, nonostante le performance solide di Sarita Choudhury e Nicole Ari Parker, le loro storyline sembrano vivere in serie parallele, spesso disconnesse da Carrie, Miranda e Charlotte. È un problema strutturale: la serie non sa far interagire bene le sue protagoniste.

Miranda e Charlotte: tra umiliazioni e isterie

Una scena di And Just Like That 3 (fonte: HBO)
Una scena di And Just Like That 3 (fonte: HBO)

Miranda prosegue il suo percorso di rinascita queer tra bar lesbo improbabili, love interest interessanti (come Joy, interpretata da Dolly Wells) e nude look comici. Charlotte, invece, combatte con cani sbagliati, figli stressati e tracolli emotivi in galleria d’arte. Kristin Davis riesce a salvare il personaggio con una buona prova attoriale, ma le trame che le vengono affidate sembrano sempre al limite dell’assurdo. Entrambe sembrano personaggi secondari della loro stessa vita, come se la serie non sapesse più cosa farne.

Moda, follia e assurdità di lusso

Una scena di And Just Like That 3 (fonte: HBO)
Una scena di And Just Like That 3 (fonte: HBO)

And Just Like That non è mai stato uno show realistico, e la terza stagione lo conferma con entusiasmo, anzi, con orgoglio. La serie abbandona ogni pretesa di verosimiglianza per trasformarsi in una sfilata ininterrotta d’alta moda e trovate narrative assurde che sembrano davvero uscire da un sogno lucido di Carrie Bradshaw. Gli outfit sono sempre più teatrali: dal completo in pizzo e frange indossato per una colazione da Tiffany’s a un abito Simone Rocha con cappotto coordinato usato per fluttuare per casa come una vedova del XIX secolo in piena crisi creativa. Perfino un cappello a scacchi che sembra una tovaglia da picnic diventa pretesto per una passeggiata surreale a Central Park. La moda non accompagna la narrazione: è la narrazione stessa.
Una scena di And Just Like That 3 (fonte: HBO)
Una scena di And Just Like That 3 (fonte: HBO)

La componente camp raggiunge livelli da manuale. Il cameo di Rosie O’Donnell è calibrato alla perfezione, esilarante senza scivolare nel farsesco; Charlotte che insegue una consulente universitaria chiamata Lois “The Finger” Fingerhead sembra uscita da un episodio di 30 Rock, mentre Carrie si cimenta con un romanzo storico che suona come un pastiche scritto da un’intelligenza artificiale calibrata su Orgoglio e Pregiudizio e Sex and the City. Eppure, tutto questo eccesso ha un che di tenero: c’è una consapevolezza nuova, quasi autoironica, nel modo in cui la serie mette in scena il suo stesso delirio estetico. È come se And Just Like That sapesse benissimo di essere un’operazione di lusso, frivola e incoerente, e decidesse di riderci sopra insieme a noi. In fondo, è proprio questo il suo fascino: una forma di escapismo glamour che non ha bisogno di giustificarsi.

Un’evasione frivola che non evolve

Una scena di And Just Like That 3 (fonte: HBO)
Una scena di And Just Like That 3 (fonte: HBO)

Nonostante alcuni segnali di miglioramento rispetto alle stagioni precedenti, And Just Like That 3 continua a rimanere ancorata alla superficie. La serie gioca con il concetto di evasione frivola — ed è giusto che lo faccia, visto che si rivolge a un pubblico affezionato al glamour, ai vestiti e ai drammi da salotto newyorkese — ma lo fa senza mai approfondire davvero i temi più attuali e interessanti che pure affiorano di tanto in tanto. Si accenna all’invecchiamento, al cambiamento dei ruoli familiari, alla salute mentale e alla solitudine, ma tutto viene rapidamente ricoperto da dialoghi scollati dalla realtà, cliché narrativi e scenette comiche troppo studiate per risultare autentiche.

La serie, inoltre, fatica a gestire la maturazione dei suoi personaggi. Miranda ha avuto un’evoluzione importante sul piano identitario, ma è spesso ridicolizzata da trame imbarazzanti. Charlotte, che potrebbe essere esplorata come donna in bilico tra il ruolo materno e quello professionale, viene invece spinta nel territorio dell’isteria caricaturale. E Carrie? Continua a vivere nella sua bolla, incapace di emanciparsi dai suoi eterni dilemmi sentimentali. La serie sembra voler dire qualcosa sulla mezza età e sulle seconde occasioni, ma lo fa con la leggerezza di un cocktail sorseggiato a bordo piscina. È intrattenimento, certo, ma con poco da dire.

La recensione in breve

5.5 Frivola

La terza stagione di And Just Like That è un pastiche di frivolezza, moda e nostalgia, in cui Carrie Bradshaw continua a commettere gli stessi errori sentimentali e le sue amiche faticano a emergere da trame poco incisive. Il cast è stato sfoltito con intelligenza, ma le nuove storyline rimangono in parte scollegate tra loro. Nonostante i limiti, il mix di assurdità, camei e comfort visivo rende la serie un guilty pleasure irresistibile per i fan più affezionati.

Pro
  1. Migliore gestione del cast, con addii sensati (Che, Nya)
  2. Performance solide di Choudhury e Ari Parker
  3. Momenti di comicità assurda ben riusciti
  4. Atmosfera “comfort” e fashion sempre esagerato
Contro
  1. Carrie e Aidan: una storia che non funziona
  2. Trame slegate tra i personaggi principali
  3. Evoluzione minima dei personaggi dopo tre stagioni
  4. Umorismo spesso forzato e fuori tempo massimo
  • Voto CinemaSerieTV.it 5.5
  • Voto utenti (0 voti) 0
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