Svolta nel caso giudiziario degli ultimi mesi: secondo diversi fonti riconducibili al collegio difensivo di Justin Baldoni, Blake Lively avrebbe deciso di ritirare due delle accuse più delicate contro il collega e regista, con cui aveva condiviso il set del film It Ends With Us, relative a presunti danni morali, diventate autentico punto focale dello scontro giudiziario in corso tra le due star di Hollywood.
Aggiornamento: il giudice Liman, secondo quanto riporta Deadline, ha dichiarato inammissibile la mozione di Baldoni, impedendo però contestualmente a Lively di presentare qualsivoglia prova a sostegno dei presunti danni subiti.
Ma dietro a questa mossa legale si nasconde una strategia difensiva più complessa: Lively, sempre stando a documenti presentati alla Corte dai legali di Baldoni, avrebbe infatti ritirato le accuse utilizzando la formula giuridica del ‘senza pregiudizio‘, un cavillo formale che le permetterebbe di poterle ri-presentare in futuro.
Sempre secondo gli avvocati del regista, Lively avrebbe preso questa decisione in seguito alla richiesta, mossa dalla controparte, di accedere a documenti medici riservati e note terapeutiche dell’attrice. Ma vediamo nel dettaglio l’accaduto
Come riporta People, l’attrice avrebbe dunque chiesto ufficialmente il ritiro di due specifici capi d’accusa legati a danni morali colposi e danni morali volontari subiti per opera di Baldoni.
Queste accuse erano parte integrante della denuncia iniziale depositata lo scorso dicembre, in cui Lively denunciava gravi comportamenti sul set del film It Ends With Us, incluso un presunto caso di molestia sessuale e una successiva campagna diffamatoria orchestrata da Baldoni e suoi collaboratori.

La richiesta di ritiro arriverebbe in risposta all’istanza con cui gli avvocati di Baldoni chiedevano la consegna di un’autorizzazione che concedesse l’accesso alle cartelle cliniche e agli appunti dei colloqui psicoterapici di Lively, materiale ritenuto necessario, all’interno della normale procedura di divulgazione delle prove (la cosiddetta ‘discovery’, vero e proprio pilastro della giurisprudenza statunitense) per confutare l’entità del danno emotivo lamentato.
Piuttosto che rendere pubblici questi dati – affermano i legali di Baldoni – l’attrice avrebbe preferito ritirare le due accuse, mantenendo però come detto il diritto di ri-presentarle in futuro, anche presso un altro tribunale.
Lively – continua il team di legali nella mozione presentata al giudice Liman – non può liberamente sottrarsi alla divulgazione di documenti fondamentali per la difesa mantenendo allo stesso tempo aperta la possibilità di ripresentarli in un secondo momento. Se ritiro deve essere, esso deve dunque avvenire ‘con pregiudizio‘, per impedire future azioni legali analoghe: in alternativa, secondo gli avvocati di Baldoni, la corte dovrebbe obbligare Lively a fornire la documentazione medica richiesta.
Dal canto loro, i legali dell’attrice — Esra Hudson e Mike Gottlieb — hanno replicato, come si legge su Variety, definendo la richiesta della controparte una “trovata pubblicitaria”, affermando altresì che l’abbandono dei due capi d’imputazione rientra in un’ottica di snellimento delle procedure. Sostenere che Lively si stia rifiutando di collaborare sarebbe “intenzionalmente fuorviante” e parte di una strategia per influenzare l’opinione pubblica.

Il tribunale dovrà dunque decidere se accettare il ritiro delle accuse da parte di Lively nei termini richiesti o se obbligarla alla consegna dei documenti sanitari richiesti dalla difesa.
Secondo prassi giuridica, quando una persona denuncia danni fisici o psicologici, è tenuta a fornire prove cliniche a supporto; ma è raro che una parte abbandoni tali accuse a metà processo proprio per evitare questa esposizione, pur sapendo sin dall’inizio come l’accesso a dati sensibili sia di fatto inevitabile.
Il caso continua dunque a evolversi con toni sempre più aspri, in un equilibrio instabile tra strategia legale e battaglia d’immagine. In totale, lo scontro di reputazioni e ideologie fra i due colleghi ha ormai generato ben sei procedimenti giudiziari paralleli, con un processo principale previsto per marzo 2026.
