In apertura di 2025, la controversia legale tra Blake Lively e Justin Baldoni si arricchisce di nuovi sviluppi, alcuni attesi, altri decisamente più inaspettati: come preannunciato nel documento preparatorio depositato a Los Angeles poco prima di Natale, Lively ha infatti formalmente avviato un’azione legale contro il co-protagonista e regista del film It Ends With Us, accusandolo di molestie sessuali e di aver creato un ambiente di lavoro ostile. Baldoni, dal canto suo, ha risposto con una contro causa al New York Times, reo di aver mistificato la realtà dei fatti.
L’attrice sostiene di essere stata vittima di ritorsioni orchestrate da Baldoni e dal CEO della di lui agenzia, la Wayfarer Studios, Jamey Heath, per aver segnalato problemi di sicurezza sul set.
Nella denuncia si fa riferimento a violazioni delle leggi statali e federali, con focus su episodi che denotano una vera e propria campagna diffamatoria nei confronti dell’eroina di Gossip Girl.
Baldoni, nella contro denuncia verso il Times, depositata martedì 31 dicembre, accusa il noto giornale di diffamazione: l’articolo pubblicato dal NYT il 21 dicembre 2024, che per primo e con dovizia di particolari ha fatto emergere al mondo le accuse di Lively, sarebbe infatti basato su messaggi di testo manipolati.

In particolare, Baldoni afferma come l’organo di stampa abbia estrapolato comunicazioni dal contesto in cui erano nate per creare “un quadro falso e diffamatorio” relativo alla sua condotta. Tra i messaggi citati, Baldoni sottolinea uno scambio riguardante “suggerimenti creativi per scene e costumi”, che sarebbe stato interpretato in modo distorto.
Lively ha dichiarato, in un comunicato rilasciato dal suo team legale e riportato da Variety, di aver inizialmente cercato di affrontare privatamente la situazione, ma di essersi trovata costretta a intraprendere un’azione legale per proteggersi da “ritorsioni mirate”.
La denuncia federale, depositata a New York e, come detto, preannunciata da un reclamo informale depositato presso il Tribunale dei Diritti Civili di Los Angeles, accusa Baldoni e Heath di comportamenti impropri e di aver violato i diritti dei membri del cast e della troupe, attraverso una ‘condotta irresponsabile’
“Purtroppo, la decisione della signora Lively di esporsi pubblicamente ha portato a ulteriori ritorsioni e attacchi. Come indicato nella denuncia federale, la Wayfarer e i suoi associati hanno violato leggi federali e statali della California, vendicandosi nei confronti della nostra assistita per le ripetute segnalazioni di molestie sessuali e problemi di sicurezza sul lavoro. Ora, gli imputati dovranno rispondere del loro comportamento in tribunale”
Tra le accuse mosse contro Baldoni si cita anche un episodio in cui Heath, presente sul set, avrebbe mostrato a Lively un suo video intimo, relativo al parto casalingo della moglie. Secondo Lively, il gesto era “inappropriato e degradante”. Baldoni e il suo team respingono con forza queste affermazioni, sostenendo che il video fosse stato condiviso in un contesto creativo e privo di intenzioni maliziose, nonché assolutamente scevro da ‘sottotesti sessualizzanti”
Il New York Times ha naturalmente difeso il proprio operato, affermando, in una lunga nota ufficiale, come l’inchiesta pubblicata a fine dicembre fosse basata su “migliaia di documenti verificati” e che il team legale di Baldoni non sia mai stato in grado di fornire prove concrete per contestare le accuse.
“Il ruolo di un’organizzazione giornalistica indipendente è seguire i fatti ovunque essi portino. La nostra inchiesta è stata condotta in modo meticoloso e responsabile, basandosi su una revisione di migliaia di pagine di documenti originali, inclusi messaggi e email citati accuratamente e dettagliatamente nell’articolo. Intendiamo difenderci vigorosamente dalle accuse”

Tuttavia, Baldoni e i suoi co-querelanti (10 in totale, tra cui Melissa Nathan e Jennifer Abel, peraltro a loro volta citate da Lively come co-destinatarie dell’esposto) sostengono che il giornale abbia agito con “grave negligenza” e “manipolazione intenzionale” delle prove, selezionando volutamente i messaggi che più di altri sarebbero stati utili alla costruzione di una narrativa pre-confezionata e piegata ai “desideri e ai capricci di due potenti ‘intoccabili’ dell’élite di Hollywood (Lively e il marito Ryan Reynolds, ndr) ignorando le buone pratiche giornalistiche e l’etica un tempo proprie della rispettata pubblicazione, manipolando intenzionalmente i messaggi e omettendo quelli non coerenti con la direzione scelta a priori”
La controversia, di cui al momento non si vede la fine, ha avuto un forte impatto sulla carriera di Baldoni. Liz Plank, co-conduttrice del podcast Man Enough proprio con Baldoni, ha abbandonato il progetto, mentre l’agenzia di rappresentanza WME ha interrotto il rapporto di collaborazione con il regista.
Nonostante il successo commerciale di It Ends With Us, che ha incassato 351 milioni di dollari con un budget di soli 25 milioni, le prospettive per un sequel appaiono insomma decisamente compromesse.
