In principio ci fu il tentativo di riattivare il franchise di Karate Kid con il film del 2010, all’epoca un remake che, pur preservando il titolo del capostipite, parlava di kung fu e non di karate. Poi, complici varie parodie e citazioni in merito, nel 2018 è iniziata la serie Cobra Kai, che proponeva la redenzione progressiva di Johnny Lawrence, uno dei cattivi della trilogia originale. E con la serie ora ufficialmente conclusa, si torna al cinema per chiudere il cerchio con un film che ha soprattutto l’arduo compito di integrare retroattivamente nell’universo originale il lungometraggio del 2010, puntando sull’effetto nostalgia con un inatteso crossover di cui parliamo nella nostra recensione di Karate Kid: Legends.
Due maestri

Il giovane Li Fong, pronipote di Mr. Han, è uno dei più talentuosi allievi di quest’ultimo a Pechino, ma la madre non vuole che lui continui ad allenarsi con il kung fu dopo la recente morte del fratello. Per facilitare un nuovo inizio per la famiglia, lei accetta un lavoro a New York, dove il ragazzo si ambienta discretamente stringendo amicizia con un pizzaiolo locale e la di lui figlia. Ma la violenza è sempre dietro l’angolo, e per una serie di circostanze Li Fong si ritroverà a partecipare a un torneo di arti marziali, il cui campione in carica frequenta gente poco raccomandabile. Han arriva nella Grande Mela per dare una mano, ma capisce che il kung fu non sarà sufficiente. E così, ricordandosi l’amicizia tra la sua famiglia e quella del compianto Mr. Miyagi, si reca in California per chiedere aiuto al nuovo sensei del dojo del maestro giapponese: il suo illustre pupillo, Daniel LaRusso…
Crossover retroattivo

L’elemento più strano e straniante del progetto è proprio l’interazione tra le due incarnazioni del franchise, un tempo separate e ora unite in nome di una mitologia in continua espansione. Perché questo tecnicamente è soprattutto un sequel del film del 2010, con la partecipazione speciale di Ralph Macchio (difatti così è identificato nei titoli di coda) che, dopo sei stagioni di Cobra Kai, sembra un po’ spaesato in quello che effettivamente è un film anomalo, che esiste nello stesso universo della serie (per l’esattezza, gli eventi del film si svolgono tre anni dopo il finale dello show) ma, per forza di cose, la ignora quasi del tutto per venire incontro a chi non l’avesse vista. Con il paradosso che Daniel, colui che ha dato inizio a tutto (come sottolinea la scena iniziale, uno spezzone d’archivio dal secondo film che chiarisce il legame tra Miyagi e Han), è l’intruso nel proprio franchise, una reliquia del passato che si fa rubare la scena non solo dal collega cinese Jackie Chan, ma anche da un insospettabile Joshua Jackson che, nei panni del pizzaiolo pugile indebitato con i gangster (sì, avete letto correttamente), è la new entry più divertente e quello che si intende meglio sullo schermo con il giovane Ben Wang, erede del titolo di Karate Kid.
Leggenda di nome, forse non di fatto

L’incontro fra culture è interessante, quello fra generazioni un po’ meno, perché al netto dell’efficacia narrativa di un legacyquel che rimuove quasi ogni riferimento al suo predecessore più recente è un deciso passo indietro tornare al classico scontro fra bene e male quando per sei anni abbiamo avuto modo di vedere che c’erano sfumature di grigio nella caratterizzazione di quasi tutti coloro che nei film classici erano gli antagonisti. E dato che un lungometraggio come questo si rivolge principalmente a chi è cresciuto con i personaggi degli anni Ottanta (e anche a chi è affezionato alla versione del 2010), è strano che il franchise abbia effettivamente deciso di più o meno ritrattare ore di evoluzione psicologica in nome di una semplicità che nel 2025 risulta fuori tempo massimo. Divertente, perché le coreografie delle scene d’azione sono sempre ottime, ma pur sempre fuori tempo massimo. Non è stato raggiunto, in sede creativa e produttiva, il giusto equilibrio tra il dare e togliere la cera.
La recensione in breve
Tra nostalgia e nuovi corsi narrativi, il ritorno al cinema di Karate Kid è un netto passo indietro rispetto all'evoluzione vista in streaming con Cobra Kai.
PRO
- Jackie Chan è sempre adorabile
- Joshua Jackson ruba la scena a tutti
- Le scene d'azione son ben congegnate
CONTRO
- Ralph Macchio è un po' di troppo
- Almeno una scena non avrà senso per chi non ha visto anche la serie Cobra Kai
- Voto CinemaSerieTV
