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Home » TV » TV News » Bossetti a Belve Crime: ‘Guardavo siti hard con mia moglie’, ma smentisce le ricerche sulle ragazzine

Bossetti a Belve Crime: ‘Guardavo siti hard con mia moglie’, ma smentisce le ricerche sulle ragazzine

Massimo Bossetti, condannato all'ergastolo per l'omicidio di Yara Gambirasio, ha parlato con Francesca Fagnani delle indagini sulle sue ricerche online.
Fabio FuscoDi Fabio Fusco11 Giugno 2025
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Massimo Bossetti a Belve Crime
Massimo Bossetti a Belve Crime
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Durante la prima puntata di Belve Crime, andata in onda ieri sera su Rai2, Francesca Fagnani ha cercato di scandagliare la dimensione più intima di Massimo Bossetti, l’ex muratore di Mapello condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio. Al centro dell’intervista, anche le sue ricerche online, in particolare quelle a sfondo pornografico. Bossetti ha ammesso di aver frequentato questi siti insieme alla moglie, ma ha negato con fermezza di aver mai cercato contenuti legati a ragazzine.

Bossetti ha spiegato che si trattava di una pratica condivisa con sua moglie, Marita Comi.

“Spesso alla sera, alle nove, quando i figli venivano messi a letto, ci ritraevamo sul divano. Io sono assolutamente negato e chiedevo a mia moglie di poter entrare in certi siti per tenere viva un po’ la questione. Penso che sono cose banali che ogni coppia ricerca nell’intimità”

Ma l’attenzione si è poi spostata su un altro tipo di contenuti: sadomaso e siti di incontri. Anche in questo caso, Bossetti ha parlato di una fruizione condivisa, sebbene in parte sbilanciata: “Era lei a cercare, però guardavamo assieme”.

Massimo Bossetti e Francesca Fagnani a Belve Crime
Massimo Bossetti e Francesca Fagnani a Belve Crime

Quando la Fagnani ha fatto riferimento a intercettazioni ambientali in carcere tra lui e la moglie, dove sembrava che i due si stessero “mettendo d’accordo” su come spiegare la fruizione dei siti hard, Bossetti ha evitato di rispondere, ripetendo che era la loro routine: “Era una cosa banale, normale. Guardavamo assieme i siti di porno”.

Tuttavia, il confronto ha preso una piega più delicata quando la giornalista ha citato due ricerche emerse nei dispositivi informatici: “ragazze vergini rosse” e poi ancora, ragazzine depilate nelle zone intime.

Bossetti ha risposto secco: “Nessuno. Nessuno, né io né le mie moglie. Assolutamente no”, negando qualsiasi responsabilità.

Alla domanda se potesse essere stato uno dei loro tre figli – un maschio e due femmine, che nel 2010 avevano rispettivamente 8, 6 e 3 anni – Bossetti ha ribadito quanto sostenuto dai suoi consulenti:

“Il mio consulente Giovanni Bassetti ha ammesso che sono ricerche prodotte in via automatica. Se si schiaccia qualcosa, in automatico escono delle stringhe”.

Una spiegazione che lascia però più di un dubbio: anche in assenza di filtri parentali, è difficile che Google o altri motori di ricerca suggeriscano in modo automatico termini così espliciti, riferiti a minori, semplicemente partendo da parole di tipo anatomico. Le stringhe generate automaticamente possono certo contenere contenuti sessuali, ma difficilmente raggiungono un tale grado di specificità senza una digitazione attiva da parte dell’utente.

Fagnani ha ricordato come una di queste ricerche, effettuata il 29 maggio 2014, alle 9:55,  secondo gli accertamenti, sia stata attribuita direttamente a lui, perché c’era solo lui in casa.

“Anche se fossi stato a casa, non ho mai fatto ricerche di quel genere. Mai”

Yara Gambirasio, 13 anni, lunghi capelli rossi, scomparve nel novembre del 2010 a Brembate di Sopra, in provincia di Bergamo. Il suo corpo senza vita fu ritrovato tre mesi dopo in un campo a Chignolo d’Isola. L’autopsia confermò che si era trattato di un omicidio efferato. Diversi criminologi, tra cui Roberta Bruzzone, hanno indicato Massimo Bossetti come responsabile, tracciando un profilo psicologico inquietante dell’ex muratore.
Di recente il giallo di Brembate è stato al centro di un discusso documentario Netflix, Yara oltre ogni ragionevole dubbio.

 

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