Il film: Il Nibbio, 2025. Regia: Alessandro Tonda. Sceneggiatura: Sandro Petraglia, Lorenzo Bagnatori, Davide Cosco.
Genere: Thriller, Drammatico, Biografico. Cast: Claudio Santamaria, Sonia Bergamasco, Anna Ferzetti, Beatrice De Mei. Durata: 104 minuti.
Dove l’abbiamo visto: Al cinema.
Trama: Baghdad, 2005. Il dirigente del SISMI Nicola Calipari si incarica di negoziare la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena, rapita da un commando sunnita. Ventotto giorni di trattative, tensioni e scelte rischiose culminano in un drammatico epilogo: Calipari protegge la reporter dal fuoco amico, perdendo la vita. Un ritratto sobrio di un eroe moderno, tra dovere e umanità.
A chi è consigliato? Il Nibbio è consigliato a chi apprezza il cinema civile italiano, i thriller basati su eventi reali e i ritratti di eroi silenziosi. Un film che unisce tensione narrativa e riflessione morale.
Il Nibbio, seconda prova alla regia di Alessandro Tonda, affronta con rispetto e misura uno degli episodi più delicati della storia recente italiana: la missione di salvataggio della giornalista Giuliana Sgrena, rapita a Baghdad nel 2005, e il sacrificio di Nicola Calipari, alto dirigente del SISMI, che per garantirle la salvezza perse la vita sotto il fuoco amico di una pattuglia statunitense. A vent’anni di distanza, questa storia torna sullo schermo con il piglio di un racconto necessario, lontano da qualsiasi retorica, sorretto dalla volontà di restituire dignità a un uomo rimasto, ingiustamente, ai margini della memoria collettiva.
La missione raccontata come spy story

Tonda imbastisce la vicenda come un thriller teso, privo di orpelli spettacolari, ma carico di tensione emotiva. La scelta stilistica di virare la fotografia verso toni freddi e polverosi restituisce tutta la precarietà di un Iraq occupato e ostile, in cui il confine tra amici e nemici è spesso labile. In questa cornice, la trattativa per la liberazione di Sgrena assume contorni di una spy story moderna: riunioni clandestine, contatti ambigui, imprevisti costanti. Un labirinto di comunicazioni delicate che Calipari, con pazienza e determinazione, affronta senza mai piegare la sua etica professionale.
Un uomo prima di un agente

Ma Il Nibbio non è solo cronaca di un’operazione di intelligence. Il film trova il suo battito più sincero nella dimensione privata: la famiglia di Calipari — interpretata con dolce intensità da Anna Ferzetti nei panni della moglie e Beatrice De Mei in quelli della figlia adolescente — rappresenta l’altro fronte di questa missione. Tra una chiamata dall’estero e un abbraccio negato, il film mostra un padre e marito che, pur consapevole dei rischi, non smette mai di essere presente, almeno con il pensiero. È qui che la regia di Tonda, pur con qualche vena didascalica, riesce a colpire davvero: ritagliando spazi di intimità all’interno di un racconto politico e militare.
Interpretazioni di grande verità

Il cast sorregge l’intero impianto narrativo con interpretazioni mai sopra le righe. Claudio Santamaria, visibilmente trasformato, rinuncia a qualsiasi eroismo di facciata per restituire un Calipari umano, vulnerabile, mosso da principi più che da ordini. Sonia Bergamasco, nei panni di Giuliana Sgrena, regala un ritratto credibile di una donna spezzata dalla paura ma anche combattiva e lucida nel rivendicare la sua libertà di pensiero. I momenti condivisi dai due attori, soprattutto dopo la liberazione della giornalista, sono tra i più toccanti: brevi scambi di parole che rivelano gratitudine reciproca e il peso di un dramma imminente.
Il nodo politico: una scelta (forse) troppo prudente

Se da un lato la sceneggiatura di Sandro Petraglia punta tutto sull’umanità dei protagonisti, dall’altro decide di sfiorare soltanto le implicazioni politiche del caso. Delle polemiche sul riscatto pagato, della gestione diplomatica del governo italiano e delle tensioni tra alleati non resta che qualche accenno. Una scelta comprensibile per non appesantire il tono narrativo, ma che toglie spessore a una vicenda che, ancora oggi, grida verità mancata. La scena finale, con il veicolo crivellato di colpi, è un pugno nello stomaco che riapre ferite mai rimarginate.
Nonostante qualche semplificazione e un linguaggio visivo a tratti più televisivo che cinematografico, Il Nibbio riesce nell’intento più nobile: restituire a Nicola Calipari la sua statura di uomo delle istituzioni, di padre di famiglia, di mediatore paziente e leale, vittima di una guerra mal gestita. In un panorama cinematografico che troppo spesso dimentica la cronaca recente, l’opera di Tonda brilla per sobrietà e compostezza, invitando lo spettatore a porsi le domande giuste e a coltivare, almeno per due ore, un orgoglio civile di cui il nostro Paese ha ancora bisogno.
La recensione in breve
Il Nibbio è un film teso e intimo che racconta con pudore la missione e il sacrificio di Nicola Calipari. Sospeso tra spy story e dramma familiare, omaggia un eroe moderno con interpreti convincenti e una regia essenziale che preferisce il cuore ai proclami.
Pro
- Ritratto sincero e umano di un eroe vero
- Claudio Santamaria in una delle sue prove più intense
- Buon equilibrio tra tensione thriller e intimità domestica
- Regia sobria e priva di retorica
- Un film che riaccende la memoria collettiva
Contro
- Poco approfondimento del contesto geopolitico
- Qualche dialogo troppo esplicativo
- Alcune scelte visive tendenti al televisivo
- Finale potente ma con interrogativi lasciati in sospeso
- Voto CinemaSerieTV.it
