Il film: M3GAN 2.0, 2025. Regia: Gerard Johnstone Sceneggiatura: Gerard Johnstone, da una storia di Akela Cooper e James Wan
Genere: Sci-fi action thriller, techno-horror satirico Cast: Allison Williams, Violet McGraw, Amie Donald, Jenna Davis (voce), Ivanna Sakhno, Jemaine Clement, Brian Jordan Alvarez, Jen Van Epps, Aristotle Athari Durata: 1 ora e 59 minuti
Dove l’abbiamo visto: In anteprima stampa, versione originale sottotitolata
Trama: Dopo due anni, la bambola robotica M3GAN torna in scena per fermare AMELIA, una pericolosa androide militare nata dal suo stesso codice. Gemma, la creatrice di M3GAN, si trova costretta a riattivarla per contrastare una nuova minaccia globale. Ma tra vecchi sensi di colpa, nuove alleanze e un mondo sempre più dipendente dalla tecnologia, la linea tra macchina e coscienza si fa sottile.
A chi è consigliato? M3GAN 2.0 è consigliato a chi ha amato il primo film e vuole vedere l’androide killer in versione “anti-eroina”. Ideale per chi cerca un mix tra azione, fantascienza e satira tecnologica, anche se con meno horror e più ambizione narrativa.
Dopo il successo virale di M3GAN nel 2023, Blumhouse torna a giocare con l’intelligenza artificiale, ma stavolta punta in alto: più azione, più effetti speciali, più consapevolezza. M3GAN 2.0, diretto e sceneggiato da Gerard Johnstone, è un sequel che cerca di trasformare un fenomeno horror in una saga sci-fi d’azione, alla Terminator. Il problema? In questa operazione di aggiornamento, il film sembra aver perso il cuore (e il cinismo) che avevano reso la prima pellicola così godibilmente malata.
Una nuova nemesi: quando M3GAN diventa l’eroina

Nel primo film, M3GAN era una baby-sitter tecnologica con istinti omicidi e un carisma inquietante. In M3GAN 2.0, è chiamata a salvare il mondo. A minacciarlo è AMELIA, un androide militare progettato a partire dal suo codice, ma evoluto per la guerra. Quando AMELIA disobbedisce agli ordini e comincia a seminare morte, Gemma – la creatrice di M3GAN, interpretata ancora da Allison Williams – decide di “resuscitare” la sua creatura. È qui che il tono cambia: M3GAN diventa una sorta di ex-villain redenta, pronta a combattere per il bene comune, ma con un umorismo ancora pungente e lo sguardo tagliente.
AMELIA: la bionda letale senza ironia

Se M3GAN è una diva snodata, piena di sarcasmo e battute agrodolci, AMELIA è il suo opposto glaciale. Ispirata ai cyborg dei film anni ’90, è una macchina perfetta per uccidere, ma completamente priva di personalità. Interpretata da Ivanna Sakhno, AMELIA è una minaccia concreta ma dimenticabile, un catalogo di abilità da videogioco (scalare muri, staccare teste, neutralizzare squadre speciali) che però non lascia mai un vero segno. La sua presenza, seppur centrale, non riesce a sostituire il fascino ambiguo che aveva reso M3GAN una vera icona del nuovo horror pop.
Famiglia, AI e colpe da espiare

Il legame tra Gemma e la nipote Cady, già al centro del primo film, è ancora presente ma meno incisivo. Cady è cresciuta, ha sviluppato una coscienza tecnologica propria, e si scontra con la Gemma attivista anti-AI che ha scritto un libro sull’uso moderato della tecnologia. Peccato che questo conflitto, che poteva essere emotivamente forte e attuale, venga sacrificato in favore di una narrazione sempre più caotica. La sceneggiatura affolla il film di sottotrame: exosuit sperimentali, amanti sospetti, neurochip potenzianti, e persino un progetto segreto degli anni ’80 custodito in un bunker militare. Tanta carne al fuoco, ma poco spazio per la vera tensione narrativa.
Il problema della (troppa) ambizione

M3GAN 2.0 vuole essere tante cose insieme: una riflessione sulla regolamentazione dell’AI, un film d’azione in stile Mission: Impossible, una satira delle big tech, una commedia queer camp, un dramma familiare. E proprio in questa ambizione smisurata risiede il suo principale limite. Il film fatica a trovare un tono coerente, oscillando tra momenti serissimi e gag esagerate, tra slow motion spettacolari e citazioni grottesche (c’è anche una scena dedicata a Steven Seagal!). La sensazione generale è quella di uno script patchwork che avrebbe beneficiato di un maggiore controllo editoriale.
Anche se M3GAN 2.0 si allontana dal puro horror, la protagonista robotica conserva una scintilla di quel cinismo tagliente che l’aveva resa una figura cult. A interpretarla c’è di nuovo Amie Donald per il corpo e Jenna Davis per la voce, ed è proprio grazie a loro che M3GAN non perde del tutto il suo smalto. Dalla battuta “I was a kid when I did that” (in risposta alle accuse di omicidio), alla scena in cui canta This Woman’s Work di Kate Bush, M3GAN rimane l’unico elemento che riesce a tenere insieme il film, anche quando tutto intorno si fa confusionario e ridondante.
Spettacolo sì, ma a che prezzo?

Sul piano tecnico, il film è impeccabile: fotografia curata (grazie a Toby Oliver), effetti visivi convincenti, e alcune sequenze d’azione ben coreografate, come quella alla convention dell’AI, dove M3GAN entra in scena travestita da androide giapponese con abito futurista e look da cyber-diva. Ma la spettacolarità non basta a mascherare un ritmo altalenante e una scrittura che si prende troppo sul serio. L’umorismo funziona solo a tratti, e le scene horror – ormai rare – sembrano inserite per dovere, non per reale esigenza narrativa.
M3GAN 2.0 non è un disastro, ma è un film che sconta il peso del proprio successo. Nel tentativo di trasformare un cult ironico in una saga epica, perde parte della sua unicità. La speranza è che un eventuale M3GAN 3.0 trovi il coraggio di tornare alle radici: più cattiveria, più ironia, meno prediche e meno trama ingarbugliata. Perché M3GAN funziona quando è inquietante, ambigua, imprevedibile. Non quando diventa solo l’ennesimo androide salvamondo.
La recensione in breve
M3GAN 2.0 prova a evolversi in chiave action-satirica, ma perde la semplicità efficace e il fascino malvagio del primo film. Tra momenti riusciti e altri troppo seriosi, il sequel è visivamente curato ma narrativamente ingolfato. M3GAN resta l’unico vero motivo per cui valga la pena aggiornarsi.
Pro
- M3GAN resta una protagonista affascinante e carismatica
- Alcune scene action sono visivamente d’impatto
- Momenti di ironia ben riusciti (Kate Bush, convention, cosplay androidi)
- Ottima fotografia e buon ritmo nei primi 30 minuti
- Tentativo interessante di espandere l’universo narrativo
Contro
- Trama caotica, con troppe sottotrame inutili
- AMELIA è un antagonista poco incisivo e stereotipato
- L’umorismo è meno spontaneo e più forzato
- Cambiamento di genere che snatura l’anima horror del franchise
- M3GAN spesso messa in secondo piano rispetto a personaggi meno riusciti
- Finale pasticciato e prevedibile
- Voto CinemaSerieTV.it
