La serie: The Sandman, Stagione 2 (2025) Regia: Jamie Childs, Mairzee Almas Sceneggiatura: Neil Gaiman, Allan Heinberg, David S. Goyer
Genere: Fantasy, Dramma, Soprannaturale Cast: Tom Sturridge, Gwendoline Christie, Kirby Howell-Baptiste, Mason Alexander Park, Esmé Creed-Miles
Durata: 6 episodi (Parte 1), circa 45-60 minuti ciascuno
Dove l’abbiamo visto: In streaming su Netflix (versione originale con sottotitoli in italiano)
Trama: Dopo aver ricostruito il regno del Sogno, Morpheus affronta i fantasmi del suo passato: deve liberare l’amata Nada dall’Inferno, confrontarsi con i suoi fratelli e affrontare le conseguenze delle sue scelte millenarie. Tra visioni mitologiche, dilemmi esistenziali e incontri con creature leggendarie, la seconda stagione approfondisce il lato più umano (e tragico) del Signore dei Sogni, nel tentativo di chiudere il cerchio narrativo della saga.
A chi è consigliata? The Sandman 2 è consigliata agli appassionati della graphic novel originale e a chi cerca un fantasy maturo, poetico e ricco di simbologia. Ideale per chi ama le narrazioni metafisiche e visivamente suggestive, meno adatta a chi cerca azione, ritmo serrato o una scrittura immediata. Una serie da vivere come un lungo sogno a occhi aperti, ma non sempre facile da interpretare.
Tre anni dopo la prima stagione, The Sandman torna su Netflix con sei nuovi episodi, che rappresentano solo la prima parte della sua seconda – e ultima – stagione. L’annuncio della conclusione anticipata ha lasciato l’amaro in bocca a molti fan, soprattutto considerando quanto tempo e fatica siano serviti per portare in vita l’adattamento dell’iconico fumetto di Neil Gaiman.
Eppure, questo ritorno non riesce a capitalizzare del tutto sul potenziale della serie. A tratti affascinante e a tratti frustrante, questa stagione riflette le contraddizioni profonde del suo protagonista: potente ma passivo, carismatico ma distante, Morpheus guida lo spettatore in un viaggio che oscilla tra l’incanto e la noia.
Morpheus: un dio decadente alla ricerca di redenzione

Il cuore tematico della stagione è senza dubbio il tentativo di redenzione di Morpheus. Tom Sturridge incarna ancora una volta il Signore dei Sogni con il suo sguardo magnetico e l’aria tormentata, ma il personaggio appare inchiodato a una rigidità emotiva che frena qualsiasi vera evoluzione. I suoi gesti, pur solenni, mancano spesso di peso drammatico. Assistiamo al suo sforzo per liberare l’antica amata Nada dalla prigionia dell’Inferno, per rimediare agli errori commessi con il figlio Orfeo e per riallacciare i rapporti con i suoi fratelli e sorelle dell’universo degli Endless. Tuttavia, la sceneggiatura sembra più interessata a proclamare grandi verità esistenziali che a farci sentire la reale sofferenza e trasformazione di Morpheus. Il risultato è un protagonista che, pur attraversando l’intero spettro del dolore, resta pericolosamente distante dallo spettatore.
L’inferno è (ancora) lastricato di buone intenzioni

Il primo arco narrativo, ambientato in parte nell’Inferno, rappresenta il momento più coinvolgente della stagione. Dopo aver liberato Nada, Morpheus si ritrova, suo malgrado, erede del regno infernale, in seguito alla rinuncia di una Lucifer esausta (una Gwendoline Christie stanca e affascinante, perfetta nel ruolo). Qui la serie osa di più: creature mitologiche, demoni, divinità norrene e fae si contendono il dominio dell’aldilà in un affresco visionario che unisce elementi fantasy e religiosi in modo potente. Peccato che questo slancio venga presto soffocato da una narrazione che rallenta bruscamente, come se la serie temesse davvero il conflitto che essa stessa costruisce.
Famiglia e mitologia: i nodi irrisolti degli Endless

Il secondo filone si concentra maggiormente sui rapporti tra gli Endless, le entità metafisiche che incarnano concetti come Morte, Desiderio, Disperazione e Delirio. L’arrivo di Delirium (Esmé Creed-Miles), tenera e spiazzante, aggiunge una ventata di imprevedibilità a una dinamica familiare altrimenti tesa e cerebrale. Tuttavia, l’approfondimento dei legami tra i fratelli si riduce spesso a monologhi riflessivi e a simbolismi didascalici. Le sottotrame legate a Orfeo e al mito di Euridice, ad esempio, falliscono nel generare vera empatia, riducendo un potenziale momento catartico a una sequenza esteticamente curata ma emotivamente sterile.
Dialoghi troppo pesanti per volare

La serie non nasconde la propria ambizione poetica, ma spesso cade nella trappola della pomposità. Le battute che vorrebbero sembrare profonde – “Hell is heaven’s reflection” o “Tales and dreams are the shadow truths that will endure” – risuonano come aforismi da bacheca Tumblr, più che come rivelazioni esistenziali. Anche quando tratta temi rilevanti, come l’identità di genere o il libero arbitrio, lo fa in modo diretto e didascalico, rinunciando alla sottigliezza. E se persino un talento comico come Steve Coogan, chiamato a doppiare un cane parlante, non riesce a strappare un sorriso, allora qualcosa nella scrittura va decisamente rivisto.
Una bellezza che non basta

Nessuno può negare che The Sandman sia visivamente spettacolare. La fotografia, le scenografie e i costumi costruiscono un universo onirico coerente e affascinante, in cui ogni episodio è un piccolo quadro gotico in movimento. Tuttavia, questa estetica curatissima finisce spesso per schiacciare la narrazione, come se l’immagine bastasse a supplire alla mancanza di emozione e ritmo. Nonostante alcune trovate brillanti – come la varietà di creature che si avvicendano alla corte dell’Inferno – la stagione tende a contemplare se stessa, più che a raccontare davvero qualcosa.
Il tempo che resta: nostalgia e senso di fine

Sapere che questa è l’ultima stagione in assoluto conferisce a ogni scena un sapore di commiato. La serie sembra consapevole del proprio destino, e proprio per questo si concede uno sguardo più intimo e malinconico. Ogni incontro con un nuovo personaggio, ogni dialogo tra fratelli, ogni battaglia (interiore o esteriore) sembra gravato da una domanda sottintesa: “Che senso ha tutto questo?”. The Sandman abbraccia così un tono elegiaco che può commuovere i fan più affezionati, ma che rischia di risultare fine a se stesso per gli spettatori meno coinvolti.
La recensione in breve
La seconda stagione di The Sandman è visivamente sontuosa e mitologicamente ricca, ma si perde in un labirinto di simbolismi, dialoghi altisonanti e ritmo incostante. Un addio elegante, ma che raramente emoziona.
Pro
- Messa in scena visivamente affascinante
- Ottima espansione del mondo mitologico degli Endless
- Gwendoline Christie e Esmé Creed-Miles carismatiche
- Intenzioni narrative ambiziose
- Alcuni momenti di introspezione ben riusciti
Contro
- Dialoghi enfatici e privi di vera profondità
- Protagonista poco coinvolgente
- Ritmo lento e altalenante
- Narrazione troppo cerebrale
- Narrazione troppo cerebrale
- Voto CinemaSerieTV.it
