Nel 2008, Twilight esplose come fenomeno globale, incassando 69 milioni di dollari nel primo weekend e oltre 408 milioni in totale. Ma dietro il trionfo commerciale del film con Kristen Stewart e Robert Pattinson, si nasconde una storia amara di disuguaglianza. A raccontarla oggi è la regista Catherine Hardwicke, la quale ha rivelato al Mediterranean Film Fest, a Malta, il surreale premio ricevuto dallo studio per aver diretto il primo film di uno dei franchise più redditizi dell’epoca: un mini cupcake.

Un articolo di The Guardian riporta il racconto della Hardwicke:
“Entrai in una stanza piena di regali, con tutti che si congratulavano con lo studio. Mi diedero una scatola. La aprii, dentro c’era un mini cupcake”.
Nessuna proposta per altri film, nessun bonus, nemmeno un contratto. Solo un dolcetto.
“A un uomo avrebbero dato un’auto, o un contratto per tre film, o la possibilità di fare tutto quello che vuole”
La riflessione di Hardwicke è più ampia e tocca un nervo ancora scoperto a Hollywood: il sistemico svantaggio delle donne registe, anche quando portano risultati eccellenti.
“No, non assumono più registe donne. Non ti danno il lavoro successivo, non ti permettono di fare qualcosa di grande. È stata una realtà devastante, immediata”
Già prima dell’uscita di Twilight, la Summit Entertainment sottovalutava il potenziale del film: secondo quanto dichiarato dalla regista, i dirigenti avrebbero considerato un incasso da 30 milioni già un ottimo risultato. Ma solo dalle anteprime notturne il film raccolse 7 milioni, chiudendo il primo giorno a 35 milioni e il weekend a quota 69. Hardwicke aveva intuito il successo e l’impatto dell’adattamento del romanzo di Stephenie Meyer, ma nonostante questo fu esclusa dai sequel. New Moon, Eclipse e Breaking Dawn furono affidati rispettivamente a Chris Weitz, David Slade e Bill Condon: tutti uomini.
Hardwicke, dopo l’uscita di scena dalla saga, passò a dirigere Red Riding Hood con Amanda Seyfried. Ma anche lì le difficoltà non mancarono: budget più ridotto rispetto a Twilight, zero riprese in location reali e poca libertà creativa. “È stato molto più impegnativo”, ha dichiarato.

Come riporta Variety, in precedenza la regista ha raccontato altri retroscena della produzione, come i dubbi iniziali dello studio sulla scelta di Robert Pattinson nel ruolo di Edward Cullen.
“Mi chiamarono chiedendomi: ‘Pensi davvero di poter rendere questo ragazzo bello?’. Risposi: ‘Ma avete visto i suoi zigomi? Gli sistemeremo i capelli, si allenerà, sarà bellissimo’. Ma non ci credevano. Era Rob, con la sua maglietta macchiata e tutto il resto”.
A distanza di anni, Hardwicke rimane orgogliosa del lavoro svolto sul primo film: “Volevo raccontare un amore che fosse come una droga, una scarica di testa che ti fa sentire in estasi”, ha detto in una recente masterclass al Mediterranean Film Festival 2025.
