Per Guillermo Del Toro, Frankenstein non è mai stato solo un film da realizzare, ma una vera e propria ossessione. Alla Mostra del Cinema di Venezia 2025 il regista messicano ha svelato la sua personale visione del romanzo di Mary Shelley, definendolo il culmine della sua carriera. Ha parlato delle particolarità del suo film – CGI minima e un “mostro” senza cicatrici e di bell’aspetto. Il film uscirà al cinema il 22 ottobre e poi il 7 novembre arriverà su Netflix.

“Da bambino sono cresciuto cattolico, ma non capivo i santi. Quando ho visto il mostro di Frankenstein sullo schermo, ho capito cos’era un messia. Ho seguito quella creatura per tutta la vita, aspettando il momento giusto per raccontarla come meritava”, ha ricordato Del Toro. Oggi quel momento è arrivato, e il regista confessa di sentirsi “in una sorta di depressione post-partum, come se avesse partorito un mondo intero”.
Un banchetto creativo

Del Toro ha paragonato la lavorazione a un grande banchetto artistico in cui ogni collaboratore — attori, tecnici, musicisti — ha avuto un ruolo centrale.
“Ogni esperienza, ogni film che ho fatto mi ha preparato a questo. Volevo costruire un mondo intero, con due parti cromaticamente diverse, un’opera quasi lirica, dove ogni dettaglio avesse un significato”.
Il regista ha anche difeso con forza la scelta di ridurre al minimo la CGI:
“Le scenografie sono come un guardaroba per gli attori. Se li metti davanti a un green screen reagiscono a un pallino, se li metti in un laboratorio vero reagiscono al mondo attorno a loro”.
Il mostro come opera d’arte

La creatura immaginata da Del Toro – qui interpretata da Jacob Elordi – non ha nulla del classico “mostro” cinematografico.
“Non volevo un essere sfigurato, ma bello. Victor è un artista, e se ha sognato questa creatura per vent’anni, l’ha realizzata con cura. Niente cicatrici, niente cuciture visibili: il corpo segue linee armoniose, come il design di un’auto. E il look evolve: all’inizio fragile e quasi traslucido, poi cresce, si ferisce, cambia. È un viaggio visivo che racconta la sua trasformazione interiore”.
Un’opera per il presente

Pur ambientando le sue storie nel passato, Del Toro rivendica la forza contemporanea del mito di Frankenstein:
“Il paradosso è che parlo del nostro tempo senza mostrarlo direttamente. Non mi interessa inserire telefoni o computer, preferisco le parabole: ti costringono a riflettere. Frankenstein è una storia urgente perché ci ricorda cosa significa essere umani, in un’epoca che sembra volerci togliere questa complessità”.
Il regista chiude con un pensiero sul suo percorso:
“Non volevo fare un classico con reverenza. Volevo qualcosa di vivo, moderno, urgente. Il romanzo di Mary Shelley era rivoluzionario allora, e doveva esserlo anche oggi. Io ci ho messo tutta la mia vita e le mie domande. Questo film è la mia versione della creatura, e, in un certo senso, anche di me stesso”.
Oscar Isaac, Guillermo del Toro and Jacob Elordi during the ‘FRANKENSTEIN’ press conference in Venice 😭 pic.twitter.com/OouifKvv7m
— Oscar Isaac Updates (@oscariupdates) August 30, 2025
