IL film: Downton Abbey – Il gran finale, 2025. Diretto da: Simon Curtis. Cast: Hugh Bonneville, Jim Carter, Michelle Dockery, Paul Giamatti, Elizabeth McGovern, Penelope Wilton. Genere: Commedia. Durata: 2 ore e 3 min. Dove l’abbiamo visto: al cinema.
Trama: Ambientato nel 1930, Downton Abbey – Il gran finale racconta la nuova fase della famiglia Crawley: Robert fatica a lasciare la gestione della tenuta alla figlia Mary, la quale deve affrontare un divorzio malvisto dalla società inglese, mentre gli Stati Uniti e il crollo di Wall Street portano nuove tensioni economiche. Sullo sfondo, il destino di Downton si intreccia con quello dei suoi storici abitanti, in un vero addio corale.
A chi è consigliato? Il film è pensato soprattutto per chi ha seguito la serie sin dall’inizio: un omaggio ai fan di lunga data che potranno ritrovare personaggi, battute e ricordi accumulati in quindici anni di storia.
Era il 26 settembre 2010 quando su ITV debuttò Downton Abbey, la serie in costume che era per certi versi la continuazione spirituale del film Gosford Park, anch’esso frutto della penna dello sceneggiatore Julian Fellowes. Tracciando gradualmente il declino dell’aristocrazia britannica, Fellowes rese questo racconto di ciò che accade in una prestigiosa casa di campagna nello Yorkshire nei primi decenni del Novecento (gli eventi della serie durano dal 1912 al 1926) un autentico fenomeno catodico, giustificando la decisione di continuare le vicende della famiglia Crawley con dei film, usciti rispettivamente nel 2019 e nel 2022. E ora, quasi quindici anni dopo la messa in onda del primo episodio e dieci dopo quella dell’ultimo (trasmesso in patria il 25 dicembre 2015), è giunto il momento del saluto definitivo, di cui parliamo nella nostra recensione di Downton Abbey – Il gran finale.
Ricambio generazionale

Siamo nel 1930. Robert Crawley e la moglie Cora hanno entrambi perso le loro madri, e nel secondo caso il fratello di lei, Harold, è in arrivo dagli Stati Uniti – reduci dal crollo di Wall Street dell’anno prima – per chiarire la situazione finanziaria della famiglia. Robert, dal canto suo, aveva promesso di affidare la gestione di Downton alla primogenita Mary, ma come già accaduto in passato con i generi Tom e Matthew, il patriarca si scopre restio ad accettare un ruolo più passivo nel mantenimento della tenuta di famiglia. A questo si aggiunge un ostacolo ulteriore quando diventa ufficiale il divorzio tra Mary e il secondo marito Henry Talbot, inevitabile – da tempo lui la trascurava per via della sua ossessione per le macchine da corsa – ma comunque decisamente mal visto nell’Inghilterra di quel periodo. Emarginata socialmente, Mary deve capire come sistemare la propria reputazione, e allo stesso tempo come far sì che Downton sopravviva nell’era moderna.
La famiglia al completo (o quasi)

Complice qualche flashback d’archivio e il quadro di Lady Violet che già alla fine del secondo film simboleggiava la sua dipartita, nel corso della pellicola ritornano quasi tutti gli interpreti originali della serie (ed è immancabile la dedica a Maggie Smith, scomparsa nel 2024 mentre il film era in produzione). Tra di loro l’intesa è ormai automatica ma non per questo impostata con il pilota automatico, ed è sempre un piacere, soprattutto se si è fan di questo universo, assistere ai battibecchi tra interpreti del calibro di Hugh Bonneville, Jim Carter, Paul Giamatti (che ritorna nei panni di Harold dopo l’episodio natalizio del 2013) e altri. Chi conosce soprattutto i film sarà felice di sapere che continua la storyline dello show business introdotta nel secondo lungometraggio, questa volta con l’entrata in scena del grande commediografo Noël Coward, interpretato da un Arty Froushman frizzante al punto giusto.
Addio, Downton

Quindici anni nella vita reale, diciotto in quella fittizia dei personaggi: questo è effettivamente il gran finale promesso dal titolo, e lì risiede la sua forza e la sua debolezza. Se i primi due film, infatti, cercavano di funzionare come lungometraggi, con delle trame che non si ricollegavano eccessivamente agli eventi dello show, il terzo è a tutti gli effetti uno speciale extralarge, un canto del cigno che va a ripescare situazioni e battute risalenti fino al 2010. Pertanto, nonostante l’ottima fattura tecnica, chi conosce soprattutto – o solo – i film rischia di rimanere spaesato quando viene tirato in ballo un momento che sulla carta dovrebbe emozionare tramite meccanismo mnemonico. D’altro canto, per chi invece segue fedelmente queste storie da quindici anni – e presumibilmente è il target di un’operazione che si presenta come la conclusione definitiva di tutto – questo è un addio impeccabile, fatto di sorrisi e lacrime, fino all’inquadratura finale che a suo modo chiude il cerchio omaggiando la sigla della serie: se nel 2010 entravamo nei saloni di Downton, ora è giunto il momento di uscirne e andare verso nuovi lidi. Accompagnati, per l’ultima volta, da quel tema musicale che è letteralmente di un’altra era, ora effettivamente giunta al capolinea.
La recensione in breve
La saga ideata da Julian Fellowes si conclude in un modo che farà la gioia dei fan storici.
PRO
- La fattura tecnica è impeccabile
- Gli attori sono affiatati in modo perfetto
- Il film arriverà al cuore di chi è fan della serie...
CONTRO
- ... ma potrebbe non convincere del tutto chi conosce solo i due film precedenti
- Voto CinemaSerieTV
