La serie: Monster: La storia di Ed Gein (2025) Creatori: Ryan Murphy, Ian Brennan Genere: True crime, Drammatico, Horror psicologico
Cast: Charlie Hunnam, Laurie Metcalf, Vicky Krieps, Suzanna Son, Tom Hollander, Joey Pollari Durata: 8 episodi da circa 50-60 minuti
Dove l’abbiamo vista: In streaming su Netflix (versione originale con sottotitoli e doppiaggio in italiano)
Distribuzione in Italia: Netflix (dal 2025)
Trama: Wisconsin, anni ’50. Ed Gein vive isolato con la madre Augusta, una donna fanatica e opprimente. Dopo la sua morte, l’uomo precipita in una spirale di ossessioni, omicidi e profanazioni di tombe che sconvolgono la comunità locale e alimentano un mito destinato a segnare per sempre l’immaginario horror. Tra cronaca, ricostruzione storica e meta-cinema, la serie racconta la genesi di uno dei mostri più inquietanti del Novecento.
A chi è consigliata? Monster: La storia di Ed Gein è consigliata a chi cerca un true crime disturbante, capace di intrecciare cronaca e riflessione culturale. Perfetta per chi ha apprezzato Dahmer, Mindhunter o film come Psycho e Il silenzio degli innocenti. Sconsigliata a chi non sopporta narrazioni lente, visivamente disturbanti o che si concedono libertà creative rispetto ai fatti reali.
Con Monster: La storia di Ed Gein, Netflix rilancia la sua antologia dedicata ai criminali americani. Dopo Jeffrey Dahmer e i fratelli Menendez, Ryan Murphy e Ian Brennan affrontano la figura di un uomo meno conosciuto al grande pubblico, ma la cui ombra ha segnato in profondità l’immaginario collettivo: Ed Gein. Lontano dai riflettori mediatici di altri serial killer, Gein rappresenta un archetipo, un punto d’origine che ha nutrito il cinema horror del Novecento. La serie non si limita a ripercorrere la cronaca, ma riflette sull’impatto culturale e visivo di un uomo che, con le sue atrocità, ha trasformato per sempre il concetto stesso di “mostro”.
Gein e la nascita dell’orrore moderno

Molti spettatori, leggendo il nome di Ed Gein, potrebbero domandarsi “chi era?”. Eppure, senza la sua storia, non esisterebbero Norman Bates in Psycho, Leatherface in Non aprite quella porta o Buffalo Bill in Il silenzio degli innocenti. La serie mostra come i crimini commessi in un paesino del Wisconsin negli anni ’50 abbiano influenzato non solo la cronaca nera, ma soprattutto l’immaginario cinematografico. Con lui, il male smette di essere una creatura fantastica proveniente da mondi lontani e assume il volto di un uomo comune, capace di nascondere la follia dietro la quotidianità.
La scelta di Charlie Hunnam come protagonista aveva sollevato dubbi, data la sua immagine da sex symbol. Ma l’attore sorprende: dimagrito di trenta chili, con voce alterata e un linguaggio corporeo completamente diverso, offre una prova ipnotica. Il suo Gein appare fragile e inquietante, a tratti quasi ingenuo, ma attraversato da impulsi distruttivi impossibili da contenere. Non è una semplice imitazione, ma un’immersione totale nella psicologia di un uomo incapace di distinguere realtà e delirio. Accanto a lui, Laurie Metcalf costruisce una madre opprimente, fanatica e crudele, che diventa la lente attraverso cui interpretare la genesi del male.
Trauma familiare e ombre della Storia

Uno degli elementi più interessanti della serie è la connessione tra il trauma personale di Gein e il trauma collettivo del dopoguerra. Le figure dei criminali nazisti, in particolare Ilse Koch (interpretata da Vicky Krieps), entrano nel suo immaginario attraverso racconti, fumetti e articoli sensazionalistici. L’orrore storico diventa carburante per quello individuale, suggerendo che Gein non sia soltanto un prodotto del suo rapporto malato con la madre, ma anche di una cultura intrisa di violenza. In questo intreccio di intimo e collettivo, Monster solleva domande più ampie sulla genesi dei mostri reali.
La serie non si limita a raccontare i fatti, ma introduce elementi romanzati, come la ricostruzione della morte del fratello Henry. Questa scelta potrebbe infastidire i puristi del true crime, ma Murphy e Brennan non cercano la cronaca giudiziaria: vogliono interpretare. Il loro Gein non è solo un necrofilo e assassino, ma una figura che incarna l’ambiguità del male. L’invenzione narrativa diventa così funzionale per mostrare la fragilità dei confini tra realtà e mito, sottolineando come la percezione culturale di Gein sia stata costruita tanto dalle sue azioni quanto dalle immagini che lo hanno trasformato in leggenda.
Il meta-cinema: da Gein a Hitchcock

Uno dei tratti più originali di questa stagione è il continuo dialogo con il cinema. Tom Hollander interpreta Alfred Hitchcock, mentre Joey Pollari veste i panni di Anthony Perkins sul set di Psycho. Questi inserti non sono semplici cameo, ma parte integrante del discorso della serie: mostrano come Hollywood abbia metabolizzato la storia di Gein, trasformandola in un archetipo narrativo destinato a sopravvivere ai fatti. Il cinema, suggerisce Monster, non solo riflette l’orrore, ma lo amplifica e lo trasforma in mito, rendendolo immortale.
Visivamente, Monster: La storia di Ed Gein alterna realismo crudo e momenti di visionarietà estrema. Le sequenze più kitsch, soprattutto quelle che richiamano l’immaginario nazista, possono apparire eccessive, ma hanno un ruolo preciso: rappresentare il delirio mentale del protagonista. La regia di Max Winkler e Ian Brennan costruisce un ritmo che oscilla come una fisarmonica, alternando scene claustrofobiche a momenti di respiro. Fondamentale è la colonna sonora di Nick Cave e Warren Ellis, che cita esplicitamente le sonorità di Psycho e graffia le immagini con un senso costante di inquietudine.
Ombre e limiti del racconto

Nonostante l’ambizione, la serie non è priva di difetti. Alcune sequenze rischiano di essere più estetiche che narrative, il ritmo in certi episodi si spezza e, soprattutto, lo sguardo resta centrato quasi esclusivamente su Gein, lasciando poco spazio alle vittime. Sono scelte coerenti con il taglio autoriale della serie, ma che possono lasciare l’amaro in bocca a chi cercava una ricostruzione più equilibrata. Tuttavia, anche nei suoi limiti, Monster non cade mai nel compiacimento gratuito: la violenza è mostrata per inquietare, non per intrattenere.
Monster: La storia di Ed Gein è senza dubbio la stagione più disturbante dell’antologia di Ryan Murphy. Con ottime prove attoriali, un’estetica visivamente coraggiosa e un discorso che va oltre il true crime, la serie si impone come un racconto perturbante sul potere delle immagini. Non è una visione facile: è un viaggio dentro l’abisso, che spinge lo spettatore a confrontarsi con il lato oscuro della cultura e della mente umana. Proprio per questo, resta uno dei capitoli più riusciti e memorabili della saga.
La recensione in breve
La serie porta sullo schermo la storia di Ed Gein con un approccio disturbante e visionario. Hunnam e Metcalf reggono un racconto che mescola cronaca, cinema e cultura, trasformando un criminale in simbolo dell’orrore moderno.
Pro
- Interpretazione radicale di Charlie Hunnam
- Laurie Metcalf intensa e disturbante
- Riflessone meta-cinematografica originale
- Colonna sonora di Nick Cave & Warren Ellis
- Approccio culturale e storico oltre la cronaca
Contro
- Alcune libertà narrative discutibili
- Ritmo altalenante in alcuni episodi
- Sequenze kitsch che dividono lo spettatore
- Scarso spazio dato alle vittime
- Voto CinemaSerieTV.it
