Il ministero dell’Interno ha deciso di rafforzare in modo significativo le misure di protezione per Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione di inchiesta Report su Rai 3. La comunicazione dell’Ufficio centrale interforze per la Sicurezza personale del Viminale è arrivata domenica 30 novembre, modificando sostanzialmente il dispositivo di sicurezza attorno al giornalista.
Il livello di protezione passa da quarto a secondo, una escalation che comporta il raddoppio degli uomini e dei mezzi. Non più una sola auto blindata e due agenti di scorta, ma due veicoli blindati e quattro uomini di scorta. A questo si aggiunge una novità significativa: l’esercito presidierà la sua abitazione a Campo Ascolano, frazione di Pomezia alle porte di Roma, dove si è verificato un attentato, a metà ottobre.
Come riporta Repubblica, la decisione del Viminale arriva in risposta alla richiesta della presidente della commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo, esponente di Fratelli d’Italia, che aveva sollecitato un aumento della sicurezza per il giornalista. La richiesta era stata formulata dopo l’audizione di Ranucci del 4 novembre in commissione Antimafia, convocata per approfondire il fenomeno delle mafie e delle altre associazioni criminali.
Il 16 ottobre scorso, intorno alle 22, proprio davanti all’abitazione del conduttore, due distinte esplosioni hanno distrutto l’auto di Ranucci e quella della figlia, parcheggiate sotto casa. Gli investigatori hanno classificato gli ordigni come rudimentali ma potenzialmente letali. Non sono mai arrivate rivendicazioni, mentre le indagini della Procura di Roma proseguono su più fronti.
Durante l’audizione in commissione Antimafia, una parte della relazione di Ranucci è stata secretata. Il giornalista aveva risposto a domande relative al lavoro di Report sul caso Moro, sul caso Mattarella e sulle piste relative all’eventuale partecipazione di soggetti esterni alle stragi del biennio 1992-93. Ma è stata una domanda specifica a innescare polemiche politiche.
Il senatore del Movimento 5 Stelle Roberto Scarpinato, ex magistrato, aveva chiesto al giornalista di chiarire le sue dichiarazioni su un presunto pedinamento da parte dei servizi segreti. Secondo Ranucci, questi sarebbero stati attivati dal sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. Scarpinato aveva domandato: “Ci vuole raccontare meglio questo episodio e farci capire se ci può essere una connessione con quello che gli è accaduto?”
La domanda aveva provocato una reazione immediata della maggioranza. Fazzolari, in un’intervista al Corriere della Sera, aveva respinto ogni accusa definendola “troppo grave per essere lasciata cadere” e aveva parlato di “totale impunità di Report”. Il sottosegretario aveva dichiarato inquietante l’ipotesi che potesse esistere un collegamento tra l’attentato e il governo come mandante.
Il giorno successivo all’audizione in Antimafia, il 5 novembre, Ranucci era stato ascoltato anche dalla commissione di Vigilanza Rai, dove aveva in parte ripetuto fatti già comunicati alla commissione Antimafia. I pubblici ministeri di Roma hanno successivamente chiesto l’acquisizione dell’audizione svolta a palazzo San Macuto, in particolare della parte secretata.
La vicenda ha coinvolto anche il Copasir, il Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica. Nei giorni scorsi il comitato che controlla i Servizi segreti ha richiesto alla commissione di Vigilanza Rai gli atti sulla parte secretata. Barbara Floridia, presidente del M5S della Vigilanza, ha convocato l’Ufficio di presidenza per mercoledì 3 dicembre alle 8.30 per esaminare la richiesta e sottoporla al voto dei gruppi.
Il rafforzamento della sicurezza rappresenta un caso raro nel panorama della protezione ai giornalisti in Italia. Il passaggio dal quarto al secondo livello di protezione colloca Ranucci tra le persone sotto tutela più stretta, con un dispositivo di sicurezza paragonabile a quello riservato a magistrati impegnati in inchieste di criminalità organizzata di massimo livello.
Visualizza questo post su Instagram
