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Home » Serie TV » Recensioni serie TV » Netflix punta su Gillian Anderson, ma The Abandons è un western che non decolla

Netflix punta su Gillian Anderson, ma The Abandons è un western che non decolla

La recensione di The Abandons racconta un western ambizioso ma frammentato, con personaggi poco approfonditi e una narrazione che non trova coesione.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana4 Dicembre 2025
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Una scena di The Abandons (fonte: Netflix)
Una scena di The Abandons (fonte: Netflix)
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La serie: The Abandons (2025)
Titolo originale: The Abandons
Ideatore: Kurt Sutter
Regia: Otto Bathurst, Gwyneth Horder-Payton, vari
Sceneggiatura: Kurt Sutter, vari
Genere: Western, Drammatico
Cast: Lena Headey, Gillian Anderson, Nick Robinson, Diana Silvers, Lamar Johnson, Natalia del Riego, Lucas Till, Aisling Franciosi
Durata: 7 episodi (35-50 minuti)
Dove l’abbiamo visto: Netflix

Trama: Nel 1854, nel territorio di Washington, Fiona Nolan e la sua famiglia scelta difendono il ranch di Jasper Hollow dalle mire della potente Constance Van Ness, decisa a ottenere a ogni costo le terre ricche di argento. Mentre le pressioni aumentano, il conflitto tra le due matriarche sfocia in violenza, segreti e alleanze fragili. Tra faide familiari, resistenza e atti di vendetta, la comunità di Angel’s Ridge si trasforma in un campo di battaglia dove la sopravvivenza e il concetto stesso di famiglia vengono messi alla prova.

A chi è consigliato? The Abandons è consigliato a chi ama i western cupi, le storie di faide familiari e i racconti di frontiera guidati da figure femminili forti. Ideale per gli spettatori attratti da tensioni morali, scontri di potere e atmosfere da neo-western.


The Abandons nasce come una grande epopea femminile ambientata nel West del 1854: due matriarche, due visioni opposte della famiglia, una comunità sospesa tra fede, legge e violenza. Tutto suggerirebbe un racconto denso, ricco di sottotesti e di tensioni morali. E invece la serie, pur sfoggiando interpreti di alto profilo come Lena Headey e Gillian Anderson, si presenta come un prodotto che non trova mai una propria direzione. L’impianto narrativo esiste, le premesse pure, ma ogni elemento sembra scollegato dagli altri, come se arrivasse in scena privo della sua parte essenziale.

Una storia di rivalità potente, ma raccontata con una struttura che si frantuma

Una scena di The Abandons (fonte: Netflix)
Una scena di The Abandons (fonte: Netflix)

La contesa per Jasper Hollow è il cuore della serie: un territorio ricco di argento che Constance Van Ness vuole a ogni costo e che Fiona Nolan difende con la sua famiglia scelta. Questo conflitto potrebbe reggere da solo un’intera stagione, ma The Abandons accelera, salta passaggi fondamentali, lascia intuire sottotrame che non si sviluppano mai, come se fossero state tagliate o abbandonate in fase di montaggio. Anche i momenti drammatici più intensi – dall’aggressione nel pilot alle vendette che seguono – arrivano senza il necessario accumulo emotivo, lasciando allo spettatore la sensazione che qualcosa sia stato tolto, più che suggerito.

Personaggi ricchi di potenziale che restano solo accennati

Una scena di The Abandons (fonte: Netflix)
Una scena di The Abandons (fonte: Netflix)

La serie introduce numerosi personaggi, ognuno teoricamente portatore di una prospettiva sul tema della famiglia e della sopravvivenza nel West. Ma molte di queste figure sembrano appena abbozzate: gli Orphans, che dovrebbero incarnare l’idea di famiglia scelta, non trovano mai uno spazio narrativo reale; i figli dei Van Ness oscillano tra funzione narrativa e caratterizzazione, senza mai diventare incisivi. Persino Fiona e Constance, al centro del duello morale, procedono a scatti: Fiona appare spesso prigioniera di un percorso psicologico che non viene approfondito, mentre Constance alterna crudeltà assoluta a improvvise sfumature che non trovano giustificazione nella scrittura.

Lena Headey è il volto più convincente della serie: la sua Fiona ha una forza interiore che riesce a emergere anche nelle scene più frammentate. Porta carisma, determinazione e una spiritualità tesa che la serie, però, non ha il coraggio di esplorare fino in fondo. Gillian Anderson, al contrario, incarna una Constance glaciale e autoritaria, ma il personaggio è costruito con tale rigidità da non permetterle di trovare una vera tridimensionalità. Le loro scene insieme hanno potenzialità, ma la sceneggiatura non le sostiene: ciò che dovrebbe essere un duello psicologico si riduce spesso a un confronto di pose più che di intenzioni.

Una messa in scena che alterna buone intuizioni a scelte poco curate

Una scena di The Abandons (fonte: Netflix)
Una scena di The Abandons (fonte: Netflix)

L’estetica della serie tenta di combinare paesaggi ampi, interni polverosi e un’atmosfera da epopea western. Tuttavia, l’esecuzione risulta discontinua. Le scene notturne sono spesso buie e poco leggibili, alcuni effetti digitali interrompono l’immersione e diversi momenti d’azione mancano di tensione. È come se la produzione avesse dovuto concentrare le risorse in modo selettivo, rinunciando a dare omogeneità visiva alla stagione. Anche il montaggio contribuisce alla sensazione di un racconto compresso: eventi importanti si consumano rapidamente, mentre altri ricevono uno spazio sproporzionato senza arricchire davvero la narrazione.

Una serie che confonde gravità e profondità

Una scena di The Abandons (fonte: Netflix)
Una scena di The Abandons (fonte: Netflix)

The Abandons prende estremamente sul serio la propria mitologia, i propri valori e la lotta per il territorio, ma questa serietà non si traduce in una vera complessità. Il tono grave che domina quasi ogni scena non basta a dare peso morale ai conflitti, soprattutto quando la sceneggiatura non permette ai personaggi di esistere al di là delle loro funzioni narrative. La serie parla di fede, famiglia, sacrificio, giustizia — temi enormi — ma raramente li sviluppa in modo organico. È un western che vorrebbe essere epico, ma non riesce a costruire le fondamenta emotive necessarie.

Il cliffhanger conclusivo dovrebbe rilanciare la storia verso un’altra stagione, ma arriva senza aver costruito un investimento sufficiente. Lo spettatore assiste a una serie di eventi, ma raramente entra davvero dentro la loro urgenza. È un finale che conferma la sensazione generale: The Abandons possiede i pezzi giusti, ma non riesce a montarli in un mosaico coerente.

La recensione in breve

5.0 Scomposta

The Abandons parte da una premessa potente, ma la stagione procede in modo frammentato, con personaggi poco sviluppati e una messa in scena discontinua. La serietà del tono non basta a compensare una struttura narrativa che fatica a trovare coerenza.

Pro
  1. Lena Headey offre l’interpretazione più energica e convincente della serie.
  2. La premessa del conflitto tra due matriarche è forte e potenzialmente innovativa.
  3. Alcune intuizioni visive e tematiche lasciano intravedere un progetto più ambizioso.
Contro
  1. Narrazione frammentata e ritmo irregolare.
  2. Personaggi che non trovano mai una reale profondità emotiva.
  3. Messa in scena discontinua e momenti tecnici poco curati.
  4. Tono eccessivamente serio che non si traduce in complessità.
  5. Finale debole che non valorizza il percorso della stagione.
  • Voto CinemaSerieTV.it 5.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
Carlotta Deiana
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Nata a Bologna nel 1987, è la coordinatrice editoriale e responsabile social di Cinemaserietv.it, che fa parte del network Digital Dreams Srl che Carlotta ha co-fondato. Dopo essersi laureata nel 2013 in Archeologia e Culture del Mondo Antico presso l'Università degli Studi di Bologna e lavorato in quell'ambito all'estero per qualche anno, torna in Italia per perseguire la sue seconda passione, quella per il cinema e le serie TV, che ha coltivato sin da piccola anche grazie ai genitori amanti del genere horror. Nel 2019 ha frequentato un Master di Comunicazione all'Università degli Studi Roma Tre, finalizzato ad approfondire le sue coscienze sul mondo dei social media e della comunicazione digitale. Negli ultimi cinque anni ha collaborato attivamente con Movieplayer.it come editor e redattrice, per poi co-fondare dei progetti editoriali tutti suoi sotto il network di Digital Dreams Srl.

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